L’Unione usa il 25 aprile per dividere l’Italia

Il candidato sindaco Letizia Moratti: «Anch’io nel corteo con mio padre, deportato a Dachau nel ’43»

Felice Manti

da Milano

Anche una festa nazionale come il 25 aprile finisce nel tritacarne della polemica politica. Non è la prima volta, e sicuramente non sarà l’ultima. Mai come questa volta l’Unione vuole caricare di valenza politica la festa della Resistenza per lanciare ufficialmente il suo «no» al referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvata dalla Casa delle libertà. E così ieri mattina il leader del centrosinistra Romano Prodi ha lanciato l’ennesima «Opa ostile» sul 25 aprile: «Il modo migliore per celebrare l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo è difendere la Costituzione», sostenendo il «no» al referendum per abrogare «la sbagliata riforma costituzionale della destra» che stravolge il senso del lavoro della Costituente del ’47».
Per Romano Prodi, presente oggi a Milano insieme allo stato maggiore dell’Unione, l’occasione è ghiotta. Coniugare la sconfitta del nazifascismo con la striminzita vittoria alle elezioni politiche, dopo quell’urlo frutto dell’ubriacatura degli exit poll strozzato in gola fino a tarda notte dai voti veri. L’uscita del Professore trova per una volta d’accordo tutti gli alleati. Secondo il verde Paolo Cento «la ricorrenza del 25 aprile assume un forte significato di attualità dopo che per cinque anni il governo di Berlusconi ha tentato di ridimensionarne il significato, piegandolo al revisionismo storico». L’ex pm Antonio Di Pietro ha definito quella di oggi «una nuova liberazione dell’Italia dalla corruzione, dalle leggi ad personam e dalla politica come strumento per fini personali». Anche i Ds, per bocca di Vannino Chiti, sono «con Prodi nel dire “no” alla devolution che spacca il Paese». Per Franco Monaco (Margherita) «un no chiaro e forte al referendum corrisponde a un sonoro sì a quei principi e a quei diritti che affondano le radici appunto nella lotta di liberazione».
Il centrodestra non ci sta. Per Giovanardi (Udc) «Prodi ripropone il peggior settarismo di chi inquinò la lotta al nazifascismo con obiettivi totalitari». Critico con Prodi anche l’ex segretario centrista Marco Follini: «Non condivido il legame che Prodi stabilisce tra questa data e il referendum costituzionale». Il segretario Cesa parla di «volontà di esasperare le divisioni del Paese dopo avere assicurato, in tutta la campagna elettorale, l’esatto contrario». Anche An contesta l’uscita del Professore: per La Russa «Prodi usa questa festa per fare propaganda». Di strumentalizzazioni ha parlato anche il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato secondo cui «la ricorrenza è stata trasformata in una “Festa dell’Unità”».
Tra le migliaia di persone attese oggi in piazza Duomo ci sarà una delegazione di Forza Italia e soprattutto il candidato sindaco della Cdl, Letizia Moratti. La sua non è una presenza casuale: «Sarò presente con mio padre» ha detto la Moratti, il cui padre Paolo Brichetto, venne deportato a Dachau nel '43 e ricevette poi la medaglia d’argento e di bronzo per la Resistenza: «Ha chiesto per la prima volta di esserci e io sarò con lui. Spero di vedere più tricolori possibili perché il tricolore unisce».
Il più duro contro il leader dell’Unione è proprio uno degli artefici della riforma costituzionale, l’ex ministro per le Riforme Roberto Calderoli: «La bandiera italiana dovrebbe essere a mezz’asta, perché da festa della Liberazione la giornata rischia di diventare la tragica festa dell’occupazione da parte di un regime». Parole che in serata Prodi ha commentato con un laconico «C’è chi ama la Costituzione e chi invece evidentemente no».