L’utilità di una banca del sangue

Molti avranno letto che, nei giorni scorsi a Milano, è nata la prima banca nazionale del sangue per cani e gatti. È stato lo stesso sindaco , Letizia Moratti, a tenere a battesimo una struttura complessa, dotata di sofisticate macchine che consentiranno lo stoccaggio di sangue, plasma ed emoderivati, alcuni di questi obbligatoriamente freschi, altri refrigerati e altri ancora congelati.
La ricerca medica sul sangue ha antiche origini, almeno da quando, nel 1600, fu scoperta la circolazione ematica. Ovviamente vi lascio immaginare le reazioni di rigetto dei soggetti trattati con le prime trasfusioni, che morivano come le mosce e spinsero le autorità a proibire la pratica trasfusionale. Gli insuccessi della terapia legata alle trasfusioni era dovuta alla mancata conoscenza delle compatibilità delle possibilità di trasmissione di malattie e soprattutto dei gruppi sanguigni.
In un passato molto più recente tutti sappiamo quali enormi problemi si siano posti, in campo umano, a causa di partite di sangue, testate per i gruppi sanguigni, ma non passate al "microscopio" per agenti virali come quello dell'epatite C.
Oggi il sangue umano è relativamente sicuro o sicurissimo quando si ricorre all'autodonazione in previsione di un intervento chirurgico nel quale il paziente potrebbe avere necessità di sangue. E quale, migliore del suo stesso?
Come l'uomo anche il cane e il gatto, seppure in misura differente, hanno dei gruppi sanguigni e, come nell'uomo, molto spesso, a causa di malattie o interventi chirurgici, il veterinario si trova ad avere bisogno, magari improvvisamente, di sangue e suoi derivati (plasma, piastrine ecc). In questi casi parte la ricerca affannosa di un donatore, scomodando, magari a notte fonda, l'amico che ha un cane di grossa taglia, giovane, sano e con tutte le caratteristiche per donare. Sia detto, per inciso che, a parte i gatti di razze orientali, la prima trasfusione che si effettua nel cane o nel gatto può avvalersi praticamente di sangue anche non testato, in quanto nel 99% dei casi il ricevente non creerà problemi di rigetto. Molto meglio comunque se il sangue è testato la qual cosa diventa imperativa in caso di seconde o successive trasfusioni. Ben vengano dunque le banche del sangue come quella milanese dove si è lanciata una campagna per trovare, tra la popolazione, proprietari motivati che rendano i propri animali dei provetti donatori, eppure, pensandoci bene, noi abbiamo una potenzialmente sterminata banca del sangue che è rappresentata da cani e gatti ricoverati nei canili d'Italia.
Credo che ricoverare gli animali randagi, anziché sopprimerli dopo pochi giorni come si faceva un tempo (e come si fa ancora oggi in USA per esempio) sia un segno di civiltà. Questi animali potrebbero rendersi utilissimi donando periodicamente il sangue, cosa peraltro non solo innocua ma in grado di irrobustire gli organismi. A questo punto, se in ogni canile pubblico, si individuasse un certo numero di "donatori", in tutta Italia i veterinari avrebbero a disposizione in pratica in qualunque momento e a costi irrisori sacche di sangue da potere iniettare nelle vene di animali che ne hanno bisogno come dell'ossigeno.