Laliberté, dal «Cirque» alla lotta contro la sete

Il miliardario canadese crea una fondazione per consentire l’accesso globale alle risorse idriche

Eleonora Barbieri

Una goccia. È il nuovo sogno di Guy Laliberté. Ventidue anni fa ha dato vita al Cirque du soleil che, con i suoi spettacoli, ha raccolto cinquanta milioni di spettatori sotto i suoi tendoni, e ha trasformato il mondo del circo. Ora, con la Fondazione che porta il suo nome, il miliardario canadese ha un altro progetto: consentire l’accesso all’acqua potabile a quante più persone possibile, in tutto il mondo.
One drop - una goccia - è il nome del programma (realizzato in collaborazione con l’agenzia internazionale per lo sviluppo Oxfam) ed è anche un approccio. Un poco alla volta: l’1%, questo chiede Laliberté, alle aziende come ai singoli. In due anni, l’obiettivo è un primo fondo da cento milioni di dollari: una cifra che One drop intende raccogliere grazie ai soci fondatori. Il Cirque du soleil, di cui Laliberté detiene il 95% del capitale, ha già dato l’esempio. E ha domandato a dipendenti e partner commerciali di fare un primo passo, versando l’1% dei loro guadagni.
All’inizio del 2007, One drop si rivolgerà al mondo intero: un appello a tutti i cittadini del pianeta (partendo da Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Olanda, Hong Kong e Australia) a donare quella piccola percentuale dei loro ricavi. Con una convinzione: «Impossibile è soltanto una parola». Naturale, per il canadese. Ha cominciato come artista di strada: ha fatto il mangiafuoco, il suonatore di fisarmonica, il trampoliere. Appena maggiorenne ha lasciato St. Bruno per girare l’Europa in autostop. Poi, all’inizio degli anni Ottanta, il suo sogno ha cominciato a trasformarsi in realtà, con i primi spettacoli e, poi, il contratto col governo del Quebec per uno spettacolo di strada, per i festeggiamenti del 450° anniversario dello Stato. È il 1984. Laliberté ha 24 anni, e il Cirque du soleil, appena nato, ha già il sapore della leggenda, quella che porterà gli artisti a conquistare Las Vegas nel 1991. Oggi, per la rivista Forbes, Laliberté vale 1,4 milioni di dollari. Ogni anno, gli spettacoli del circo danno ricavi per 550 milioni. L’uno per cento, anche di patrimoni meno solidi, è comunque molto, sostiene Laliberté. Un primo programma è già partito, in Nicaragua, nei sei villaggi di Estelí. Accesso all’acqua da bere significa pozzi utilizzabili, sistemi di irrigazione funzionanti, nuove riserve idriche e filtri per rendere potabile un liquido che, in alcune zone, oltre che prezioso è spesso contaminato. E, su un altro piano, progetti educativi e artistici per gli alunni e la costruzione di giardini scolastici. I primi dieci milioni di dollari finanzieranno due progetti completi (della durata di tre anni) da 4,5 milioni ciascuno in Paesi in via di sviluppo e un’attività educativa in una nazione sviluppata (in Quebec, nel 2008). Tre le zone d’azione per i primi interventi: America centrale, Africa sub-sahariana e Sud-Est asiatico. Un singolo programma richiede nove milioni per essere avviato, perché la fondazione pensa al presente ma anche al futuro. Il 50% dei fondi è destinato a una riserva che garantirà che fra 25 anni One drop possa ancora aiutare chi ha bisogno.