Lambrate e la guerra delle macchinette del caffè

Da una settimana la biblioteca di Città Studi a Lambrate ha eliminato i distributori automatici di caffè e bevande. Il motivo? Attiravano troppi clochard, sostengono i consiglieri del Pd. I senza tetto infatti avevano preso l'abitudine di ritrovarsi attorno alle macchinette e bere assieme qualcosa di caldo con le monetine racimolate in giro.

Appuntamenti che si sono trasformati in breve tempo in veri e propri bivacchi e che hanno spinto il direttore della biblioteca a chiedere di intervenire. Ma dietro alla decisione sembra ci sia anche un altro motivo: le macchinette fornivano il caffè a prezzi più bassi rispetto a quelli del bar accanto e rappresentavano una concorrenza «sleale». E così l'assessore alla felicità Luca Costamagna ha appoggiato la loro rimozione. Accaparrandosi la delega di assessore alla felicità dei bar.

«Chiediamoci chi ci guadagna da questo smantellamento - insorge il consigliere del municipio 3 Gianluca Boari (Lega) - Di certo non il Comune che per ospitare i distributori automatici riceve una parte dei ricavi della società che li gestisce. Ci guadagnano gli utenti? Non mi pare».

Tra le righe emerge un sospetto tra i banchi del centrodestra. E cioè che il Pd della zona abbia voluto dare una mano agli affari del bar, a pochi metri dalle macchinette incriminate, gestito dagli «amici»: un ex consigliere Pd di zona 4 e la sua socia, vicina ai circoli 02Pd e all'assessore Pierfrancesco Maran. I due simpatizzanti del Partito democratico hanno ottenuto l'appalto partecipando a un bando che è stato aggiudicato qualche mese fa. «Le macchinette - spiega l'assessore Costamagna in un dibattito sull'argomento esploso su Facebook - erano state messe proprio in assenza del bar». E va di affondo: «Il direttore del servizio biblioteche ed io ricordavamo che tale pratica era stata già usata nel 2010, quando governano a Milano e in zona 3 il centrodestra. Allora però nessuna polemica, strano». Nel dibattito on line viene affrontata anche la questione prezzi: Boari ha pagato il caffè al bar (buono, dice) un euro. L'assessore ai Servizi Civici Roberta Cocco invece aveva detto che sarebbero stati mantenuti gli stessi prezzi dei distributori: 35 centesimi. Ma solo per i dipendenti della struttura.

MaS