Lampedusa, un barcone in avaria I profughi: "Morte cento persone"

Un centinaio di
migranti sarebbero morti di stenti e di fame su un barcone in avaria soccorso a 90 miglia da Lampedusa, in acque libiche. Secondo i superstiti i cadaveri delle vittime sarebbero stati abbandonati in mare. Trovato un morto sulla barca, ma i soccorritori escludono altri corpi nel mare intorno al barcone

Lampedusa - Ancora una tragedia nelle acque di fronte a Lampedusa. Decine e decine di migranti sarebbero morti di stenti e di fame sul barcone in avaria soccorso a 90 miglia dalle costa italiana, in acque libiche, dalle motovedette della Guardia Costiera. Lo hanno riferito i primi superstiti trasferiti sull’isola in elicottero a causa delle loro precarie condizioni di salute.

Cento cadaveri gettati in mare Secondo il racconto dei naufraghi, che deve ancora essere vagliato dalle forze dell’ordine, i cadaveri delle vittime sarebbero stati abbandonati in mare. "Eravamo trecento, ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l’hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi", ha detto una delle quattro marocchine soccorse dalla guardia costiera  e ricoverate nel Poliambulatorio di Lampedusa. Nella struttura medica è stato portato anche un uomo. Due delle quattro migranti sono in gravissime condizioni, intubate e stanno per essere trasferite all’ospedale Cervello di Palermo. Disidratate e in stato di choc sono riuscite a raccontare di essere partite venerdì dalla Libia. 

Trovato un cadavere La Guardia costiera ha trovato il cadavere di un immigrato a bordo della carretta del mare. Sono in corso verifiche per capire se sull’imbarcazione ci siano altri morti, ma i soccorritori hanno comunque escluso che nel mare circostante il natante vi siano dei cadaveri.

L'avaria Il barcone di circa 20 metri, proveniene dalla Libia e aveva oltre trecento persone a bordo. Nel pomeriggio di ieri è rimasto alla deriva per molte ore ed è stato soccorso nel pomeriggio di oggi da quattro motovedette e da un elicottero della Guardia Costiera. La notizia dell’imbarcazione alla deriva era pervenuta alla Centrale operativa delle Capitanerie di porto da un rimorchiatore cipriota che aveva portato il primo aiuto ai naufraghi, ma se ne era allontanato quando qualcuno di essi si era lanciato in mare nel tentativo di raggiungerlo, gettando in mare zattere di salvataggio perchè le persone in acqua si salvassero.

I soccorsi Nelle prime ore della mattinata l’elicottero Nemo della Guardia Costiera, partito dall’aeroporto di Catania, ha calato sulla barca e sulle zattere il proprio cestello con acqua e generi di prima necessità. Il tentativo disperato di qualche naufrago di aggrapparsi al cestello per tentare una impossibile risalita a bordo ha costretto l’elicottero ad abbandonare l’attrezzatura. Alle 14.40 le quattro motovedette hanno raggiunto il barcone e le zattere, e hanno iniziato il trasbordo al sicuro degli occupanti, ridotti ormai allo stremo delle forze, per l’immediato trasferimento al porto di Lampedusa. Tre degli immigrati sono stati recuperati dall’elicottero gravemente disidratati, tra questi una donna incinta. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha seguito l’andamento della delicata operazione di soccorso.