Lana Del Rey la neostar che minaccia il trono di Adele

Al cento per cento. Garantito al limone. Quella di Lana Del Rey è la cronaca di un successo annunciato. Ma un successone, eh!, mica robetta volatile. Basta metter insieme quelle due o tre cose che si sanno di lei, ascoltare i due brani già cliccatissimi sul «tubo» e poi tirare le somme: la sorpresona del 2012 sarà lei e scommetteteci pure. D’altronde questa venticinquenne bellissima/ricchissima/furbissima è costruita scientificamente - meglio: chirurgicamente, visto che le sue labbra sanno già di canotto - apposta per non fare prigionieri. Dunque, breve storia. Elizabeth Grant è nata a New York venticinque anni fa e la Natura l’ha benedetta tre volte. La prima regalandole una voce buona per tutti gli usi. E poi assicurandole la bellezza della porta accanto, ossia lineamenti splendidi e portamento non volgare. Infine le ha dato come padre Rob Grant, uno dei pionieri di internet che si è specializzato nella creazione di siti. Oggi, con la WebMediaProperties.com costruita dal nulla, gestisce la bellezza di ottomila dominii web, praticamente una fortuna. «Papà è un imprenditore e un innovatore», riassume lei. Dopo aver liquidato le migliori scuole (voti stellari, professori in standing ovation continua) Liza si è fissata con la musica.
Nel 2010 ha registrato un album con un titolo che, come si vedrà, si concentra su di una sua fissazione: Kill kill, uccidi uccidi. Le canzoni però sono rimaste su iTunes per poco tempo e poi sono state cancellate senza che tuttora nessuno ne sappia i veri motivi. E pochi mesi fa ha pubblicato con relativo clip il brano Video games (14 milioni di visualizzazioni su YouTube), inconsueto e sorprendente nel senso che non è la solita liturgia pop dance ma qualcosa di più complesso, una ballata misteriosa, ben arrangiata e interpretata con un fascino sensuale che accende la voce ma si ferma molto prima degli spiccioli cinguettii erogeni. Idem per quello girato affianco a due tigri nel castello di Fontainblueau e appena sbarcato su YouTube, ossia Born to die (toh: Nata per morire), che è anche il titolo del suo primo disco ufficiale, pronto a farsi ascoltare a fine mese. Insomma, sono bastate due canzoni per garantirle il soprannome di «Nancy Sinatra gangsta», incasellarla nella categoria soul bianco alla maniera di Adele e Amy Winehouse e spalmarla sulle classifiche più autorevoli dei fenomeni prossimi venturi. A caso: per il New Musical Express, Video games è il miglior brano dell’anno, migliore persino di quelli di Pj Harvey, Horrors e M83. Per il Sun è garantito che lei sarà una «big thing» entro pochi mesi. Idem garantiscono sia Shazam che Pitchfork. Per farla breve, la strada della popstar in pectore è già in discesa. E difatti il suo debutto in tv non è di quelli usa e getta: il 14 gennaio sarà ospite del Saturday night live insieme con Daniel Radcliffe, ossia l’Harry Potter che ha miliardi di fan in ogni continente. Sarà, tra l’altro, l’occasione per verificare da vicino se è vero ciò che ha scritto l’agile magazine Paste: Lana Del Rey ha una voce particolare, un look a metà tra gli anni Quaranta e gli Ottanta e un sex appeal che attira gli uomini ma non urta le donne. Soprattutto si potrà toccare con mano se la ragazza è sveglia davvero come sembra dalle dichiarazioni che ha già sparpagliato qui e là. Ad esempio, definisce la sua musica come «Nina Simone che canta una canzone di Cat Power su di un brano di Lil’ Wayne». E in una intervista al sito (che caso!) Pitchfork ha inanellato alcune frasi che sembrano scritte dall’incrocio tra un filosofo e un megamanager. «Non ci sono ragioni precise sul perché la gente decida di amare una canzone. Persino se sei il miglior cantante del mondo, c’è una buona possibilità che nessuno ti ascolterà mai». «Mi hanno fatto proposte indecenti per far carriera. Ma non siamo più nel 1952. E dormire con il boss potrebbe non darti nessun vantaggio». «Elvis aveva un buon manager ed era un bel ragazzo con una voce da angelo nero. Ma è immortale solo perché era perfetto, non perché è stato costruito a tavolino». Detto così, ci scappa l’applauso. Però poi si scopre che il nome d’arte di questa figlia d’arte deriva dal mix tra Lana Turner e un’auto della Ford, la superclassica Del Rey, ed è il frutto di ben cinque anni di riflessioni di «manager e avvocati». E allora si capisce che Elizabeth Grant è una che vince facile e la sua Lana Del Rey presto sarà la regina del nuovo pop, quello ogm. Imbattibile.