L'Aquila, sotto inchiesta la via dei "palazzi inginocchiati"

Gli edifici hanno perso il pian terreno, i pilastri sono crollati. Sarebbero stati costruiti su una faglia attiva, a Pettino, uno dei punti più sensibili al terremoto dell'intera zona

Anche la strada dei palazzi inginocchiati finisce nell'inchiesta sul terremoto. La chiamano così qui all'Aquila via Dante Alighieri, nel quartiere di Pettino: tre condomini hanno perso il pianterreno, si sono abbassati di tre metri. I pilastri hanno ceduto su tutti i lati: i ferri di giuntura sono a vista, aperti come spicchi di arancio sbucciato. I portelloni dei garage sono arrotolati come saracinesche di gomma. I muri portanti del palazzo sono precipitati a terra e le macchine sono al di là del cemento. Ogni tanto si vede la punta di un cofano nelle intercapedini sottili tra il terreno e il muro scivolato.
Sono le case costruite negli anni Ottanta (tra il 1983 e il 1984) proprio sulla faglia che scende dalla collina. Una zona «non idonea per le costruzioni - spiegano i vigili del fuoco verificatori che hanno svolto i sopralluoghi - Qui si sarebbe dovuto utilizzare come minimo il coefficiente uno di sismicità». E invece la valutazione finale è che quel livello di resistenza al terremoto è a due. La conferma è arrivata dalle verifiche strutturali.
Non ci sono state vittime. In questa strada gli abitanti si sentono scampati alla morte: «Abbiamo avuto la sensazione che la casa si abbassasse, che ruotasse su se stessa. racconta Francesca, che lavorava in un'agenzia immobiliare - Una volta arrivati sotto ci siamo resi conto che l'ingresso non c'era più. Siamo usciti dal locale dell'autoclave. Umberto, un inquilino del primo piano, è saltato dal balcone». Perché il primo piano era arrivato al livello della strada.
In questa via ha già svolto un sopralluogo la polizia e almeno tre palazzine sono sotto inchiesta. Qui non si doveva costruire: c'è un problema di piano regolatore prima ancora che di materiali.
Un pilastro, spiega ancora un vigile verificatore, «è stato tranciato di netto. Qui passa una faglia attiva. Non si tratta quindi di cemento debole, altrimenti si sarebbe sfilato». In un altro edificio i ferri di sostegno sono appena quattro «quando sarebbero dovuti essere dodici», dice Edoardo Brandolini, uno degli inquilini. Ma c'è una colpa che sembra evidente oltre a quelle, presunte, di chi ha costruito: piani urbanistici che non hanno tenuto conto della piega della terra, la più sensibile al terremoto. Una crepa che passa proprio sotto a queste case inginocchiate di Pettino.
I nomi dei costruttori ci sono tutti, e tutti gli inquilini stanno preparando in queste ore gli esposti da presentare in procura. Le palazzine sono state definite inagibili: nessuno potrà tornare ad abitarle e nessuno può entrare a prendere oggetti di cui ha bisogno. Sono da abbattere, case finite