L'arbitro scout che ha trovato Palazzo Chigi

L'arbitro e il boy-scout, seconda puntata sul premier toscano e lo strapaese italiano scritta da Massimiliano Lenzi e pubblicata da Aliberti Compagnia Editoriale, non è un libro pro o contro Renzi, ma una soap dal sapore liberale e pure un po' libertino

Non c'è nulla di più «liberale», nella saggistica che guarda al politico, di un libro a puntate, un racconto che ad ogni episodio, laicamente, lascia aperto a se stesso lo spazio di cambiare idea, senza pregiudizi morali ed ideologici, sempre in campo in questa nostra Italia (al fondo ancora intrisa di formazione banalmente catto-comunista), soprattutto quando si parla di un leader politico, per giunta fiorentino (anzi, di Rignano sull'Arno) come Matteo Renzi.

Per questo L'arbitro e il boy-scout, seconda puntata sul premier toscano e lo strapaese italiano scritta da Massimiliano Lenzi e pubblicata da Aliberti Compagnia Editoriale, non è un libro pro o contro Renzi, ma una soap dal sapore liberale e pure un po' libertino. Se la prima puntata, Maledetto Toscano, era un viaggio nei luoghi che hanno visto nascere Renzi, Luca Lotti e la Maria Elena Boschi, da Rignano a Laterina, da Montelupo a Firenze, la seconda è il racconto della formazione renziana, tra il cattolicesimo da boy-scout e il far l'arbitro nelle partite di calcio di seconda categoria in Garfagnana, sopra Lucca, in terre dure e schiette dove perdere non garba a nessuno. Lo stesso Renzi quel suo apprendistato se lo porta ancora addosso, al punto da non nascondere di aver imparato a decidere e di essersi fatto le ossa facendo l'arbitro perché, come ebbe a dire tempo fa a Lucca, durante un'assemblea di Confcommercio che lo fischiava: «Fischiatemi pure se avete il coraggio (...). Ho fatto l'arbitro in Garfagnana, se credete che mi spaventi qualche fischio...».

Scrive bene Lenzi (il tenutario di questa biblioteca lo conosce da vicino per averci collaborato nell'ultima fortunata stagione di Virus) e per di più riesce a piluccare qua e là pezzi di biografia e di luoghi «renziani», con l'intento di far arrivare al lettore un'antropologia del personaggio Matteo Renzi, a puntate. Come ripeteva spesso un toscano di Fucecchio, liberale, che i lettori del Giornale ben conoscono, Indro Montanelli, «le mie idee sono sempre al vaglio dell'esperienza e l'esperienza mi impone di rivederle continuamente».

Ps Le prime pagine sono una sintesi di una conversazione tra Santoro e Chicco Testa. Quest'ultimo sullo snobismo dei borghesi verso chi proviene dalla provincia si azzarda a paragonare il Giglio Magico, il Royal Baby, come senza ironia lo definì Giuliano Ferrara, a «Pompeo Magno che dal Piceno arriva a Roma e si afferma come generale». Vabbè.