Al lavoro o a casa: scoppia la guerra delle madri

Paola Vitali

La loro incarnazione cinematografica è Lynette Scavo, la più simpatica e credibile fra le Desperate Housewives della nota serie Tv: quattro figli piccoli e otto anni trascorsi a tempo pieno fra pappe e pannolini, dopo aver abbandonato un lavoro manageriale qualificato e lautamente retribuito. Sono un numero impressionante e crescente le donne dotate di ottima preparazione e buone occupazioni che abbandonano il lavoro per restare a casa coi figli. Ed è già da qualche anno che il fenomeno sta cambiando gli equilibri della società. Un recente sondaggio sostiene che le donne italiane apprezzano il modello della mamma in carriera: la superdonna che riesce a conciliare la vita professionale e quella familiare senza perdere un solo colpo. Solo che non tutte ci riescono. Ecco la spaccatura. Il fenomeno della guerra delle mamme (Mommy Wars), che ha preso piede in America per arrivare dritto anche in Italia. Ad alimentarlo nell’ultimo anno sono stati i talk-show più seguiti delle reti Abc e Cnn, giornali come il Washington Post, e le scrittrici Miriam Peskowitz e Leslie Morgan Steiner hanno pubblicato due vivaci e documentati libri sull’argomento che hanno contribuito a supportare la polemica. È finito tutto in rete e attraverso quella nelle case delle donne di tutto il mondo. Italiane comprese, ovviamente. Il termine «Guerra delle Madri» per la verità non è nuovo, ma lo è l’attuale attenzione che i media e i movimenti d’opinione dedicano al confronto fra madri che stanno a casa e madri sdoppiate fra casa e lavoro. Un’attenzione che tuttavia non piace alle mamme, convinte che sia stata montata una guerra inesistente fra donne occupate soprattutto e ben più seriamente, a barcamenarsi fra mille problemi quotidiani.
Ma allora che cos’è questa battaglia? Esistono ancora sul serio donne per le quali sia possibile uscire dal mercato del lavoro per anni, o madri talmente prese dalla carriera da delegare del tutto la cura dei propri figli? Le mamme ne discutono davanti agli asili, alle macchinette del caffè negli uffici, nella zona giochi del parco. E sarà sempre difficile rivendicare la maternità a tempo pieno senza insinuare che chi lavora trascuri i propri figli, o difendere le madri lavoratrici senza far sentire improduttive le donne che restano a casa.
Le madri dei blog e dei forum, lavorino o meno, hanno molti più problemi in comune di quanto si pensi: la fatica costante di gestire la propria scelta, anzitutto. Se lavorano, si sentono in colpa pensando ai figli a casa e hanno un doppio incarico che le annienta, se non lavorano hanno il retro-pensiero costante di «non essere realizzate», impegnate a ciclo continuo nel mestiere più faticoso che ci sia, senza riconoscimento economico e purtroppo senza alcun riconoscimento sociale, pur in una cultura che esalta la maternità su tutti i fronti, tranne che su quelli sostanziali. Se ne sono accorte donne che hanno fatto la scelta di abbandonare il lavoro per accudire i figli. Il caso più clamoroso quello di Brenda Barnes, supermanager della Pepsi che aveva lasciato il lavoro per tornare a casa. Nel 2004 la decisione: il rientro nel mondo del lavoro, perché stressata dalla troppa «casalinghitudine».
Ma in realtà, perdono sempre più di efficacia le categorie di «mamma lavoratrice» e «mamma a tempo pieno», visto che a cambiare è prima di tutto il rapporto col lavoro. Le madri della Generazione X (nate dal 1965 al 1980) e della Generazione Y (nate dopo il 1977) sono le protagoniste dei nuovi equilibri tra lavoro e famiglia. Sono donne che hanno avuto formazione e opportunità professionali senza precedenti per il sesso debole, preparate a un ricco futuro in parallelo di carriera e vita familiare. Per queste generazioni la flessibilità è la norma. Il classico modello maschile di successo pare morto e sepolto: una ricca varietà di percorsi ormai include la necessità di crearsi la propria formula di lavoro e di praticare cambiamenti nel corso della carriera. Donne che entrano ed escono dalla forza lavoro e che trovano soluzioni sempre nuove per cavarsela. Per cavarsela, appunto. Perché la vera guerra delle mamme, a sentire loro, sembra essere quella che ognuna fa con le proprie scelte tutti i giorni.