L'Avvenire si ribella a Santoro: vergognati

Dalla prima pagina del quotidiano dei vescovi un prete, don Maurizio Patriciello, attacca <em>Annozero</em>: &quot;Per bastonare Berlusconi si offende il papa e si ride dei minori abusati&quot;

di Maurizio Patriciello

Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicen­de del mio Paese. Non aven­do la bacchetta magica per ri­solvere i problemi che afflig­gono l’Italia, faccio il mio do­vere perché ci sia in giro qual­che lacrima in meno e qual­che sorriso in più.

Sono un uomo che come tanti lotta, soffre, spera. Che si sforza ogni giorno di essere più uomo e meno bestia. So­no un uomo che rispetta tutti e chiede di essere rispettato. Che non offende e gradireb­be di non essere offeso, infan­gato. Da nessuno. Inutilmen­te. Pubblicamente. Vigliacca­mente. Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, spe­ranza a tanta gente bistratta­ta, ignorata, tenuta ai margi­ni. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa.

Un prete che non vuole privilegi e non pre­tende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede. Un prete che, prima della Messa della sera, brucia in­censo in chiesa per eliminare il fetore sprigionato dalle ton­nellate di immondizie accu­mulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosid­detto cdr e che vanno aumen­tando in questi giorni.

Sono un prete che si arrab­bia per le inefficenze dello Sta­to ai danni dei più deboli e in­difesi. Che organizza dopo­scuola per bambini che la scuola non riesce ad interes­sare e paga le bollette di luce e gas perché le case dei poveri non si trasformino in tuguri. Sono un prete, non sono un pedofilo.

So che al mondo ci sono uo­mini che provano interesse per i bambini e, in quanto uo­mo, vorrei morire dalla vergo­gna. So che costoro sono mol­ti di più di quanto credono gli ingenui. So anche che poco o nulla finora è stato fatto per tentare di capire e curare co­desta maledizione. Piaga purulenta la pedofi­lia. Spaventosa. Crudele. Ver­gognosa. Tra coloro che si so­no macchiati di codesto delit­to ci sono padri, zii, nonni, professionisti, operai, giova­ni, vecchi e anche preti.

Giovedì sera, trasmissione «Annozero» di Michele Santo­ro. Tantissimi italiani guarda­no il programma. Si discute di Silvio Berlusconi. Alla fine esce, come al solito, il signor Vauro con le sue vignette che dovrebbero far ridere tutti e invece, spesso, mortificano e uccidono nell’animo tanti in­nocenti. Ma non si deve dire. È politicamente scorretto. È la satira. Il nuovo idolo davan­ti al quale inchinarsi. La sati­ra, cioè il diritto dato ad alcu­ni di dire, offendere, infanga­re, calunniare gli altri senza correre rischi di alcun gene­re.

Una vignetta rappresenta il Santo Padre che parlando di Berlusconi dice: «Se a lui piacciono tanto le minoren­ni, può sempre farsi prete». Gli altri, compreso Michele Santoro, ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a ca­pirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dram­ma atroce e di innocenti vio­lentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tan­t­a gente davanti alla televisio­ne in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Pa­dre offeso e perché la menzo­gna, che non vuol morire, an­cora riesce a trionfare.

Per ba­stonare Berlusconi, si fa ricor­so alla calunnia. E gli altri rido­no. Vado a letto deluso e ama­reggiato, sempre più convin­to che con la calunnia e la menzogna – decrepite come la befana o come le invenzio­ni di qualche battutista e di qualche sussiegoso giornali­sta- presentatore televisivo – non si potrà mai costruire niente di nuovo e stabile. E il giorno dopo scopro che alla Rai, finalmente, stavolta qual­cuno s’è indignato. Spero so­lo che adesso Vauro e Santo­ro e qualcun altro che non sto a ricordare non facciano, lo­ro, le vittime. E che in Italia ci sia più di qualcuno che co­minci a farsi avanti e, senza ri­dere, dica chiaro e tondo che non si può continuare a infan­gare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti.