Il Lecce cerca di fare gol con il denaro della Provincia

Tra gli sponsor indiretti della squadra di calcio anche l’Unione europea. La rabbia di Como: quando il nostro team fallì, ci bloccarono

da Roma

Nell’Italia del paradosso il Lecce Calcio va in gol coi soldi dei contribuenti. In questa storia, sia chiaro, non c’è niente di illegale. Tutto è stato fatto alla luce del sole e regolarmente documentato in atti ufficiali. Ma viene da chiedersi se, in tempi di magra, sia opportuno sponsorizzare una squadra di serie A con i soldi pubblici e dell’Unione europea.
Ma andiamo con ordine. Sulle maglie giallorosse della squadra salentina, quest’anno salita con merito nel massimo campionato, troneggia la scritta «Salento d’Amare», marchio che individua l’area geografica e si lega alla promozione dei prodotti tipici locali. Bene, benissimo. Peccato però, che a pagarla la promozione siano direttamente i salentini e in maniera indiretta tutti gli italiani. Vediamo come.
Se si torna indietro nel tempo e prendendo le delibere ufficiali, si scopre, anche se non è un segreto, che l’accordo tra squadra e Provincia va avanti già da sei anni. E che per ogni stagione sono state sborsate cifre oscillanti tra i 500-600mila euro, in caso di militanza nella sere cadetta, e i 900mila-1,2 milioni di euro, per gli anni trascorsi in serie A. In realtà, nella stagione 2007-08, sul petto dei giocatori del Lecce si leggeva «La notte della Taranta», sponsorizzazione patrocinata dall’Unione dei Comuni della Grecìa salentina, che avrebbe dovuto pagare alla società calcistica circa 400mila euro (pare non ancora versati e motivo per cui il presidente della squadra, Giovanni Semeraro, si dice sia andato su tutte le furie). Anche qui, però, la Provincia aveva dato un contributo di circa 360mila euro, regolarmente pagati con soldi provenienti direttamente dalle sue casse. Quest’anno invece, novità, a foraggiare le avventure dei giallorossi, sarà una parte dei 2,1 milioni di euro che l’Unione europea ha stanziato per attività di promozione e sponsorizzazione. Fondi che, con una delibera di inzio estate, la Regione Puglia ha girato alla Provincia di Lecce. E che a sua volta, con delibera di circa un mese fa, ha deciso di impiegare per implementare la segnaletica turistica (700mila euro) e per iniziative legate alle sponsorizzazioni, un milone e mezzo circa, di cui 900mila euro per l’accordo con l’Us Lecce. Nelle scorse settimane, proprio l’intesa tra club e Provincia aveva provocato la veemente reazione del presidente leghista della Provincia di Como, Leonardo Carioni, sdegnato per il «creativo» uso dei soldi da parte della Provincia salentina «mentre al nord abbiamo un fondo di 9 milioni per la perequazione delle province bisognose». Non solo. Carioni critica anche lo strumento: «Un simbolo su una maglia di calcio - dice - non è un veicolo di promozione del territorio». E mentre minaccia di investire del fatto l’Unione delle Province italiane, ricorda che «noi abbiamo assistito inerti al fallimento del Calcio Como senza poter intervenire». Accuse a cui il «collega» della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino ha prontamente replicato: «Facciamo marketing territoriale e promuoviamo l’imprenditoria locale». Quindi, spiega, non è un finanziamento ma «un contratto di reciproca utilità», secondo il quale la società si impegna a compiere la promozione del marchio d’area «Salento d’Amare», e per il quale «circa 250 imprese salentine hanno acquisito il diritto di utilizzare come marchio di qualità dei loro prodotti». Nota a margine: nella provincia di Lecce tutte le imposte e le addizionali sono al massimo. Mentre è pronta la tassa per chi ha una qualunque proprietà che accede su una strada provinciale: 80 euro per i cinque anni passati, più 15 l’anno. E per ogni proprietà.