L'Economist non crede alla tenuta del Belpaese (pur di attaccare il Cav)

Nuova copertina del settimanale britannico contro l'Italia per accusarla di trascinare l'euro nel baratro. Di chi è la colpa? Ovviamente del Cav. Ma non dice che la manovra è stata approvata da Bce, Fmi e Unione europea...

Londra - C'è qualcuno in Europa che scommette duramente contro la tenuta dell'Italia. O meglio: contro la tenuta del governo Berlusconi. Sono quegli stessi poteri forti che temono che il Belpaese riesca a superare la tempesta della crisi economica con le proprie forze. Tra questi gufi c'è senza dubbio il settimanale inglese The Economist che, nel giro di poco tempo, torna ad attaccare l'Italia con una copertina che non lascia nulla all'immaginazaione. On the edge è il titolo. Con lo Stivale che rischia di finire nel precipizio sotto il peso di una moneta da un euro.

L'impegno del governo italiano è portare i conti a bilancio entro il 2014. Una mossa che è stata lodata a più riprese sia dall'Unione europea sia dal Fondo monetario internazionale. L'agenzia di rating Fitch ha parlato di finanziaria "ambiziosa" che "porterà il Paese alla stabilità". Anche la Banca d'Italia ha convenuto che il testo presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti al parlamento va nella giusta direzione. Ma da oltre Manica piove un duro attacco unicamente per colpire il premier Silvio Berlusconi. Secondo l'Economist, infatti, la crisi finanziaria si starebbe spostando all’Italia portando l'euro stesso "sul filo del rasoio". La copertina del settimanale britannico, che mostra il profilo del Belpaese sormontato dalla divisa europea, descrive "la nuova pericolosa fase" della crisi che rende "la stessa moneta unica ora a rischio". L'Economist rilegge, a modo suo, l’attacco dei mercati a piazza Affari e punta ancora una volta il dito contro la politica italiana citando anche la "discussione nella quale Berlusconi ha scagliato insulti da strada contro Tremonti sul nuovo piano di austerità". Dopo l'ultima copertina interamente dedicata al Cavaliere (The man who screwed an entire country), l'Economist torna all'attacco facendo stranamente eco alle parole pronunciate giorni fa dal redivivo Romano Prodi: "In questo momento l’Italia con le sue divisioni, con il rinvio dei problemi della Finanziaria al 2013-2014, con le liti tra i ministri, ha dato un messaggio al mercato internazionale: 'picchiate noi perchè siamo i più deboli'".

L'Economist fa da sponda, quindi a una certa sinistra che da una parte vorrebbe approvata la manovra, dall'altra chiede le immediate dimissioni di Berlusconi subito dopo il voto. "Se si aggiungono i timori sul debole tasso di crescita dell’economia italiana, gli investitori sono comprensibilmente preoccupati per l’abilità del governo italiano di mantenere il suo enorme debito". Il settimanale sottolinea, comunque, i punti di forza dell’economia italiana a partire dall’avanzo primario, le banche e l’alto tasso di risparmio. Tuttavia se l’Italia dovesse "pagare a lungo alti tassi di interesse" sui titoli di Stato, "il suo debito entrerà in una spirale incontrollata" e le prospettive del Paese sono colpite "dalle contraddizioni e incertezze a Bruxelles, Francoforte e Berlino" di Unione Europea, Bce e Germania nella gestione della crisi della Grecia. In realtà, l'Economist - e, di riflesso, tutta la sinistra italiana - tace il fatto che il via libera della Bce alla manovra e l'impegno da parte del governo ad approvare il decreto entro domani ha dato una vera e propria sferzata agli indici di piazza Affari dando un'iniezione di fiducia a tutti gli investitori. Ma questo sull'Economist non si può scrivere.