Ledeen: «Mai tramato per costruire carte false»

Carlo Sirtori

Finalmente parlerà. Almeno, così sembra. Scade oggi infatti - e non dovrebbe subire proroghe - il mandato del procuratore speciale Patrick Fitzgerald, incaricato delle indagini sulla fuga di notizie che portò alla divulgazione dell’identità di un’agente segreto Cia, Valerie Plame. Rischiano l’incriminazione per false dichiarazioni e ostruzione alla giustizia il consigliere e stratega del presidente Bush, Karl Rove, e Lewis «Scooter» Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Dick Cheney. Ma, considerata l’importanza dei due personaggi, tutta l’amministrazione repubblicana rischia di essere coinvolta nello scandalo, ormai noto a tutti con il nome di Cia-Gate.
Intanto la Casa Bianca ostenta disinteresse. «Abbiamo molto da fare. Non abbiamo tempo per occuparci di queste cose», ha dichiarato ieri Scott McClellan, portavoce del presidente, sottolineando che Bush è molto occupato altrove, lontano da Washington: prima in Irak, dove due giorni fa ha incontrato l’ambasciatore americano, poi in Florida, dove ieri ha visitato i luoghi devastati dall’uragano Wilma.
Non hanno molto da mettere sotto i denti gli scatenati «columnist» Usa, impegnati in un infruttuoso pedinamento del procuratore Fitzgerald. A corto di elementi concreti, tentano di trovare un senso recondito negli spostamenti del presidente: alcuni insinuano maliziosamente che Bush se ne stia prudentemente lontano dalla capitale, nella speranza di non essere investito in pieno, se e quando arriverà, dalla furia della tempesta giudiziaria.
Dal canto suo il procuratore Fitzgerald, impegnato in una vera e propria guerra di nervi contro l’amministrazione Bush, ha mandato alcuni dei suoi inquirenti a raccogliere testimonianze presso gli stretti collaboratori di Rove: una mossa più che altro tattica, assicurano gli analisti americani, finalizzata ad aumentare la pressione sul consigliere del presidente. Ma se sono in molti a scommettere su un’incriminazione di Rove e Libby, ieri il Daily News ha riportato alcune indiscrezioni secondo cui Fitzgerald potrebbe raggiungere un accordo extragiudiziale con Robert Luskin, l’avvocato di Rove. Della possibilità di un patteggiamento si era già parlato negli scorsi giorni, ma il quotidiano Usa ritiene che lo stratega del presidente potrebbe infine accettare la proposta del giudice. Questi sarebbe pronto a ritirare l’accusa (più grave) di ostruzione alla giustizia se Rove si riconoscesse colpevole di aver dichiarato il falso. Un tale accordo peserebbe certamente sulla carriera del consigliere di Bush, ma gli permetterebbe di non dover testimoniare in un’aula di tribunale. Il che, molto probabilmente, risparmierebbe alla Casa Bianca almeno parte di un ulteriore crollo di popolarità.