Ledger: per fare «Candy» ho imparato a bucarmi

Salvatore Trapani

da Berlino

Berlino è già stata scenario della vicenda di Cristiana F. e i ragazzi dello Zoo di Berlino e il concorso del Festival porta qui una altrettanto straziante storia di droga e gioventù, Candy, dell’australiano Neil Armfield.
Candy (Abbie Cornisch) è innamorata di un poeta fallito e drogato (Heath Ledger), che la inizia all’eroina. Ma per trovare i soldi, la spinge anche a vendersi mentre lui ruba e truffa. Si sposano e lei resta incinta... L’inattesa gravidanza spinge entrambi a voler smettere, ma da spiraglio di redenzione il gesto si tramuta in tragedia: non drogarsi incinta sarà letale per il feto, proprio in una crisi d’astinenza. Il film in un incalzante crescendo è scandito in gironi: il cielo, la terra, l’inferno, nel progressivo e freddo abbrutirsi di entrambi, visti come figure a distanza prive di volontà.
Signor Ledger, questo della distanza emotiva non le sembra un effetto in contraddizione con una vicenda in sé drammatica?
«No. Si pensa sempre che un drogato vada compatito, perché si fa del male. Chi si buca ha una sua vita come chiunque altro. Si tratta di una scelta».
Un ruolo difficile?
«Ho dovuto frequentare un ex drogato, che mi ha spiegato tutto, mi ha anche insegnato come ci si buca...»
Sia più chiaro...
«Avevo a disposizione una protesi di gomma sulla quale mi sono esercitato. Non è un gesto automatico».
Il romanzo l’ha aiutata?
«Sì, perché è dettagliato. Lo scrittore Luke Davis è stato per anni nell’ambiente della tossicodipendenza».
Ledger, lei ha una nomination all’Oscar per I segreti di Brokeback Mountain. Come fa a indovinare i ruoli?
«Non li indovino, li studio attentamente in relazione alla mia personalità».
Quindi recita sempre se stesso?
«In un certo qual modo... Perché sono una persona molto versatile. I personaggi che interpreto mi devono essere simpatici».
Simpatici?
«Se fossero reali, mi piacerebbe conoscerli. Potrei anche recitare nel ruolo di Bush».
Si considera bravo?
«Amo questo lavoro, perché mi consente di sviluppare il mio potenziale umano».
Che cosa le ha insegnato questo film?
«A capire che chiunque può fare errori molto gravi».
Come giudica un drogato?
«Non giudico mai. Ci sono delle circostanze nel destino di ognuno che non possono essere giudicate».
È stato contento di tornare in Australia?
«Sì e no. Abbiamo girato in estate e io avevo il mio appartamento di fronte al mare. Ma non potevo andarci, perché non mi potevo abbronzare. Mi è piaciuto perché ho recitato con una cadenza australiana. A Hollywood parli solo l’americano».
Il cinema australiano le piace?
«Ci sono pochi registi e non si può considerare un’industria come negli Stati Uniti. Ma ci sono ottimi attori».
Nicole Kidman?
«L’adoro...»
Girerebbe ancora in Europa?
«Ho appena fatto Casanova e mi sono divertito. Lavorare in un set europeo è molto istruttivo. Quando non sei sul set puoi riempirti gli occhi di bellezze artistiche».
Ha già preparato il suo discorso per la notte degli Oscar?
«No».