La Lega sotto scorta persino per fare una festa in piazza

Lega: quando si dice «basta la parola». Se poi in progetto (ieri pomeriggio) c’è una festa del Carroccio nel cuore della città rossa, il Lagaccio, sede designata della Moschea, ecco che lo spettacolo promette di tenere tutti col fiato sospeso, mentre le rotative iniziano a girare a tutto regime. «Sono Padani Queste Rumente» titolano i volantini in formato A3 firmati dal centro sociale Terra di Nessuno che riportano un uomo che getta il simbolo della Rosa delle Alpi nel cestino, e la minaccia: «Sabato 2 ottobre saremo all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio». «La Lega ti frega», è invece lo slogan di Rifondazione mentre il Pd usa toni più soffici: «La festa della Lega è una provocazione. Vogliono fare dei nostri quartieri il loro campo di battaglia. I militanti della Lega nel nostro municipio sono isolati; lasciamoli soli ancora una volta». Insomma, quanto basta per mettere sotto assedio i Giardini Don Acciai di via Napoli e sollevare le proteste di alcuni residenti come Franca Canepa: «Questo spazio è dedicato alle famiglie, agli anziani e ai bambini e qua dentro la propaganda politica non ci deve entrare». D’altra parte il quartiere è militarizzato fin dal primo pomeriggio. In bella vista (i rinforzi rimangono a debita distanza) quattro cellulari della polizia con gli agenti in tenuta antisommossa, tre cellulari blu scuro dei carabinieri oltre a decine pantere e gazzelle. Mentre decine di agenti in divisa e in borghese fanno da servizio d’ordine all’ingresso del parco scoraggiando chiunque volesse avvicinarsi.
«Meno male che avevo chiesto a prefetto e questore di limitare il dispiegamento di forze, ci mancano i cacciabombardieri e i paracadutisti per essere al completo», sbotta il capogruppo del Carroccio in Regione, Edoardo Rixi, segregato di fatto dietro le sbarre dei giardini insieme al guru della Lega ligure e nazionale. C’erano il sottosegretario Francesco Belsito, l’ex senatore (dal 2001 al 2006) Andrea Corrado, l’onorevole Giacomo Chiappori, l’ideatore e fondatore del Carroccio, Bruno Ravera, oltre all’ex assessore del Municipio Centro Est, Milena Pizzolo, Bruno Ferraccioli (del coordinamento cittadino) e il segretario regionale Francesco Bruzzone. Che, quest’ultimo, non ha esitato a spiegare che quella di ieri era una festa, ma anche «un momento di riflessione che non a caso parte da uno dei quartieri più di sinistra della città». E che più degli altri, si inserisce Ravera, «è stato ingannato dalla Vincenzi che aveva promesso la piscina e centri ricreativi, non certo la Moschea». Poco dopo le 18, come previsto, arrivano una cinquantina di giovani dei centri sociali. Le forze dell’ordine li bloccano a qualche centinaio di metri e loro si danno a canti e balli. Dentro i giardini, invece, il menù prevede «Porchetta». «D’altronde - assicurano i leghisti – al nostro tavolo c’è il futuro sindaco di Genova».