La legge anti-sisma c'è ma non è mai applicata

Un decreto del 2005 prevede la messa in sicurezza degli edifici. <strong><a href="/a.pic1?ID=342238">L'ingegnere</a></strong>: &quot;Anche le case invecchiano&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=342240">Il sismologo</a></strong>: &quot;Scosse così non dovevano uccidere nessuno&quot;

Roma - Le norme per l’edilizia antisismica, di fatto ferme dal 2003, potrebbero essere «scongelate». O meglio, potrebbe essere interrotta la serie di rinvii e proroghe che da, più di cinque anni, sta ritardando l’applicazione delle nuove regole per costruire in sicurezza strutture in muratura, cemento e legno. L’annuncio arriva dal ministero delle Infrastrutture guidato da Altero Matteoli. Il ministro proporrà di inserire nel decreto casa un emendamento che, di fatto, annullerà l’ultima proroga, anticipando la fine dello strano doppio regime che, da diversi anni, fa sì che in Italia le case si possano costruire indistintamente seguendo le nuove oppure le vecchie leggi, che risalgono alla metà degli anni Novanta e la cui validità è stata prorogata a più riprese.

Quella delle regole antisisma è una storia molto italiana, tra ondate emotive, buoni propositi che producono norme forse troppo complesse. Poi rinvii difensivi e tattiche parlamentari per cercare di cambiare il meno possibile. L’era moderna dell’antisismica italiana inizia nel 2003, subito dopo la tragedia di San Giuliano, il crollo della scuola nel quale morirono 27 bambini. Un’ordinanza della Protezione civile definì e aggiornò la normativa, vecchia di quasi dieci anni, su come costruire case solide, in grado di resistere anche alle scosse più violente. Nel 2005 un decreto recepì le indicazioni della Protezione civile. Ma partirono anche i primi rinvii. Non un ritardo di tutta la normativa, una proroga della validità della vecchia: regole che risalgono agli anni Novanta; un’eternità per un settore ad elevatissimo contenuto tecnologico. La prima proroga la concesse Antonio Di Pietro, allora ministro delle Infrastrutture del governo Prodi, fino al 31 dicembre 2007. Nel gennaio 2008, la normativa venne aggiornata e resa più stringente, in particolare per gli edifici pubblici che oggi, devono essere costruiti secondo nuove regole che - spiega - Luca Sanpaolesi, ingegnere e presidente dell’associazione calcestruzzo - sono la fotocopia di quelle europee. L’ospedale e la Casa dello studente abruzzese oggi sarebbero costruiti secondo questi criteri.

Per tutte le altre costruzioni l’anno scorso, tra le pieghe di un emendamento al mille proroghe votato dalla commissione Lavori pubblici del Senato e frutto della sintesi di due proposte bipartisan, spuntò l’ennesimo rinvio, questa volta al giugno 2010. Il ministero delle Infrastrutture cercò di bloccarlo, ma la nuova proroga passò
In questo modo, denunciò l’associazione del calcestruzzo, «le nuove norme non entreranno mai in vigore». Niente di tutto questo secondo il presidente del consiglio degli ingegneri Paolo Stefanelli: «Noi siamo perché le norme entrino in vigore», ma il rinvio si è reso necessario per ragioni tecniche: l’adeguamento dei software e problemi sulla classificazione dei materiali. Norme troppo complicate insomma. Soprattutto, sembra di capire, per le piccole imprese.
Se la proposta di Matteoli sarà accolta non ci saranno più rinvii e, praticamente da subito, le nuove costruzioni dovranno seguire i più rigidi requisiti europei. Diverso il discorso sulle case esistenti. La diagnosi i due «partiti», quello pro e quello contro il rinvio è la stessa: le case italiane sono vecchie. «In California o in Giappone ci sarebbe stato l’80 per cento di vittime in meno», assicura Sanpaolesi. «Non esiste nessun Paese - aggiunge Stefanelli - dove si mantengono case in cemento vecchie di 50 anni». Anche in questo caso potrebbe rivelarsi utile il piano casa. E, in particolare, un’applicazione estesa della rottamazione degli edifici, rafforzata da requisiti antisismici per ottenere il premio in cubatura. Ma per saperne di più bisognerà aspettare. «Su richiesta delle Regioni ci siamo presi qualche giorno di riflessione», dice il ministro Fitto.