La leggenda degli italiani bevitori: di acqua

Dal 2009 in libreria "L’atlante delle acque
minerali", numeri e curiosità sulla sostanza
più semplice epreziosa. A tavola stravince
quella in bottiglia, spuntano sommellier
per consigliare gli abbinamenti con
cibi e vini. Mille sorgenti, troppi gli sprechi. Record: 200 litri a testa
<br />

Gli italiani consumano ogni anno fino a 200 litri pro- capite, vero e proprio record mondiale. Ai minimi, al contrario, i consumi di superalcolici e di bevande gassate (come accade ad esempio in Spagna e Germania). Sarà per questo che ora spuntano sommellier e degustatori dell’acqua a vario titolo. «Se l’acqua ha un sapore possiamo percepirlo? - si domanda Giuseppe Vaccarini, direttore generale dell’Association de la Sommellerie Internationale -. La risposta è certamente sì. Anzi, è possibile individuare con precisione le caratteristiche organolettiche e abbinarle di volta in volta ai cibi più diversi e con i vini stessi. Per uniformare i giudizi abbiamo stilato un “Water codex” rivolto agli operatori del settore ma anche ai consumatori finali. Non dimentichiamo l’importanza strategica dell’acqua: la prima a essere servita a tavola e l’ultima a essere portata via».

Intanto un nuovo libro vanta l’ambizioso intento di essere il primo «atlante» delle acque minerali e prova a fissare su carta la forma dell’acqua. Una mappa, certo, ma nel senso più concettuale che geografico. Il volume sarà in libreria dal 2009 Atlante delle acque minerali, edito da Actabook) ed è firmato dal - docente di Terapia medica e medicina termale all’università di Milano, Umberto Solimene, con il medico e giornalista Mario Pappagallo. Iniziativa sostenuta da San Pellegrino: parte del ricavato dalle vendite sarà devoluto alla fondazione statunitense Wet (Water Education for Teachers). Un cammino in profondità - è il caso di dire - alla (ri)scoperta della sostanza che compone il nostro organismo per il 67 per cento, sorgente di vita, ma anche e soprattutto componente basilare dell’alimentazione quotidiana. Un’acqua non è uguale all’altra, sicuro. A cominciare dalla classica diatriba «dal rubinetto vs imbottigliate». Le prime, spiegano gli esperti, sono quelle comunemente dette potabili, cioè distribuite dagli acquedotti, può provenire sia da giacimenti sotterranei sia superficiali. Il giudizio sulla sua «qualità» è compito delle Asl. Le acque minerali in bottiglia invece rispondono a una legge del 1992. In sostanza, sono tali se provengono da sorgenti o falde sotterranee, sono macrobiologicamente pure e hanno il «timbro» del ministero della Salute (occhio perciò alle etichette). Per raccoglierla e metterla in commercio serve comunque la concessione dello Stato.

In particolare, un recente studio ha calcolato questa loyalty in un massimo di 3 euro al metro cubo. E qui si apre la polemica sul costo dell’acqua in bottiglia tra gli scaffali del supermercato: anche 260 euro al metro cubo. Sproporzione che tuttavia non sembra turbare più di tanto gli italiani, i quali in percentuale bulgara (98 per cento) ammettono di preferire l’acqua in bottiglia a quella «del sindaco». Il motivo? «Il bere sano fa parte della cultura alimentare del nostro Paese - commenta Solimene - e il consumo di acqua minerale è una scelta che unisce gusto e salute, facendone ancora oggi un modello di nutrizione rispetto a quanto avviene all’estero».

A proposito di salute e benessere, l’Atlante entra nel dettaglio dei benefici restituiti all’organismo da parte delle acque minerali. Qui basterà dire che svolgono il ruolo di neutracetico per eccellenza. Aggiunge Pappagallo: «A seconda dei sali minerali disciolti protegge il cuore, previene le malattie dell’apparato digerente ed è essenziale per il mantenimento di una pelle giovane». Poi i consigli, come quello di bere due-tre bicchieri d’acqua al mattino appena svegli, fino a un totale durante l’arco della giornata di 35 grammi per ogni chilo di peso corporeo. Accorgimenti che ci fanno sentire un po’ fortunati, considerando che un cittadino del mondo su sei (qualcosa come un miliardo di persone, dunque) non ha accesso a fonti d’acqua pulita. Quanto ci resta ancora da bere? Per ora l’Italia figura al 107mo posto della classifica mondiale per disponibilità con 3.325 metri cubi per abitante all’anno e più di mille sorgenti. Eppure siamo il paese in cui gli acquedotti disperdono per strada dal 30 al 40 per cento del loro «tesoro». Ecco un luogo comune smentito dai fatti: produrre cibo comporta un consumo di acqua 70 volte maggiore rispetto all’uso domestico e un terreno da pascolo 12 volte in più rispetto ad uno destinato alla coltivazione. L’esigenza di eliminare gli sprechi, forse, comincia più lontano della doccia di casa.