Il leghista «arruola-meridionali»

Paola Setti

La studiarono Umberto Bossi e lui tre anni fa, l’Alleanza federalista. Ci credettero fin da subito, all’urlo di: sul federalismo non abbiamo amici ma solo nemici, quindi è meglio far da soli. E lui, Giacomo Chiappori, ex deputato ed ex segretario ligure della Lega Nord, adesso fa il pioniere. Gira il Mezzogiorno e parla con le persone. Spiega a tutti che «non è vero che la devolution spaccherà l’Italia e lascerà da solo il Sud».
Giacomo Chiappori l’acchiappa-gabibbi.
«Io non la metterei così, è un’operazione che va al di là dei voti».
Voti al Sud la Lega ne ha pochini, però.
«Sì, ma alla quota del 4 per cento del proporzionale ci arriva. L’obiettivo è un altro».
Qual è?
«Cambiare la mentalità della gente. Far capire loro che è sbagliato quello che gli è stato insegnato: non ci si può più aspettare che sia lo Stato a provvedere a noi, ma che siamo noi a dover provvedere a noi stessi».
Chiediti cosa puoi fare tu per lo Stato, J.F. Kennedy.
«Il nostro slogan è “né di destra, né di sinistra ma federalista”. È un messaggio che dobbiamo far arrivare noi, con le nostre forze. Perché non abbiamo amici sul federalismo, ma solo un sacco di nemici, di sinistra, ma anche di destra».
Giacomo Chiappori l’educatore.
«Educare è una brutta parola, anche perché al Sud c’è chi ne sa più di me. La filosofia sta cambiando. La crisi rende meno credibili i ciarlatani. L’euro è un problema per tutti. Concetti come salvaguardia delle tradizioni e padroni a casa nostra iniziano ad attecchire. Anche al Sud ormai sanno che Roma è “ladrona” anche per loro, perché qualche miliardo arriva ancora, ma poi non viene investito per creare occupazione, per dire. Ho trovato solo entusiasmo laggiù»
Temeva che i «terroni» le riservassero botte?
«Mai. Anche perché non parlo con i referenti dei vecchi partiti, ma con chi ha voglia di cambiare le cose. E ce n’è tanta».
Chiappori, ma lei ci crede?
«Tantissimo. Se ci sarà un referendum confermativo sulla riforma in senso federale dello Stato, la gente dovrà essere preparata, anche al Sud. Dobbiamo smitizzare questa storia dell’Italia che si divide, dell’Italia a due velocità».
Una parola.
«Era difficile anche quando iniziammo al Nord e qui in Liguria. E ci sono tante similitudini. I problemi locali sono gli stessi, dai rifiuti al lavoro. E anche questi movimenti, i sicilianisti, i neoborbonici, i sardisti, ricordano molto la Lega Lombarda o l’Union Ligure di un tempo, che poi si unirono nella Lega Nord. Cercheremo anche di allearci con le liste civiche che hanno vinto a Catania, quelle di Lombardo».
Quindi pensate alle politiche?
«Faremo una campagna di tesseramento, ci struttureremo in ogni Regione come un partito. Ogni lista potrebbe collegarsi alla Lega Nord»
Anche a “Roma ladrona”?
«Lì e in tutto il Lazio siamo strutturati meglio che altrove».
Chiappori, com’è fare il sindaco di Villa Faraldi?
«500 abitanti nell’entroterra imperiese e un territorio bellissimo. È il paese di mia madre, quindi cerco di lasciare il segno».
Come?
«Oggi la giunta ha modificato il piano regolatore per fare spazio a un investitore che a Imperia attira 18mila turisti all’anno. Farà una sorta di villaggio vacanze, residence e servizi, ristrutturando dei vecchi frantoi».