Legittimo impedimento: il Colle firma Il Pd critico, Di Pietro: "Referendum"

Il presidente della Repubblica ha promulgato il disegno di legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei singoli ministri a comparire in processo: leale collaborazione tra politica e giustizia. Il leader dell'Idv protesta: &quot;Illegale e immorale che non tutti siano uguali davanti alla legge&quot;. Il Pd: &quot;La norma non ci piace&quot;<br />

Roma - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato il disegno di legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei singoli ministri a comparire in processo. Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Senato il 10 febbraio scorso, entra in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Di Pietro non ci sta Nessuna polemica contro il Quirinale: Antonio Di Pietro stavolta non attacca Napolitano: "Cosa fatta capo ha" commenta in una nota il leader dell’Idv, annunciando il ricorso al referendum. "Per quanto ci riguarda - spiega Di Pietro - non perderemo neppure un momento a disquisire di chi sia la colpa e, soprattutto, a chi giovi questo provvedimento che riteniamo incostituzionale e immorale. Per questo, chiederemo direttamente ai cittadini, tramite referendum, come abbiamo fatto con il lodo Alfano, se sono d'accordo sul fatto che in uno stato di diritto, come riteniamo debba essere il nostro, si possa accettare che alcune persone non vengano sottoposte a processo come succede a tutti gli altri cittadini quando vengono accusati di aver commesso un reato".

Il Pd protesta Il Pd esprime "pieno rispetto per la decisione del presidente Napolitano" ma, commenta Andrea Orlando in una nota "restano inalterati tutti i motivi politici che ci hanno fatto dire no, in parlamento e nel Paese, alla legge sul legittimo impedimento. Si tratta di un provvedimento, l'ennesimo - sottolinea il responsabile giustizia del Pd - che prova come il governo e la maggioranza si muovano non nell'interesse degli italiani e delle istituzioni ma solo per difendere il premier dai processi".

Leale collaborazione tra politici e giudici A quanto si apprende in ambienti della presidenza della Repubblica, punto di riferimento di Napolitano nel promulgare il legittimo impedimento è rimasto il riconoscimento, già contenuto nella sentenza della Corte costituzionale 24 del 2004, dell’apprezzabile interesse ad assicurare "il sereno svolgimento di rilevanti funzioni" istituzionali, interesse "che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali di diritto". In questo quadro la legge approvata dalle Camere il 10 marzo scorso, secondo gli ambienti del Quirinale, è apparsa rivolta a "tipizzare" l’impedimento legittimo disciplinato dall’art. 420-ter del Codice di procedura penale, che la legge espressamente richiama, in un contesto di leale collaborazione istituzionale tra autorità politica e autorità giudiziaria.

Scudo per 18 mesi Una legge ponte che fa da scudo al premier e ai ministri dai processi per 18 mesi. È il testo sul legittimo impedimento approvato il 10 marzo scorso in via definitiva dal Senato con il voto di fiducia e promulgato oggi dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Due articoli che consentiranno "al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge": l’articolo 2 riguarda appunto il carattere di legge ponte, cioè l’applicazione della nuova norma "fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale" e fissa inoltre l’entrata in vigore della nuova norma sul legittimo impedimento al giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Le funzioni di governo Il testo prevede che le attribuzioni previste dalla legge che disciplina l’attività di Governo e della presidenza del Consiglio, dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, le relative attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque "coessenziale" alle funzioni di governo costituiscano legittimo impedimento per il premier a comparire alle udienze penali che lo vedono imputato (non a quelle in cui è parte offesa). Stesso trattamento vale per i ministri. Sarà Palazzo Chigi ad autocertificare l’impedimento. "Ove la presidenza del Consiglio dei ministri - recita il testo - attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato. Ciascun rinvio non può essere superiore a sei mesi". Il corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata del rinvio. La legge si applica anche "ai processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, alla data della entrata in vigore della legge".