Legittimo impedimento, il voto alla Camera

Respinte, a Montecitorio, le pregiudiziali di costituzionalità: la "legge-ponte" dovrebbe durare 18 mesi. Proposta del senatore Valentino per limitare l'uso dei pentiti. Ma Alfano non ci sta

Roma - Montecitorio ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità, avanzate dall’opposizione di centrosinistra, alla proposta di legge sul legittimo impedimento. I voti contrari sono stati 343, i favorevoli 238. A votare a favore della costituzionalità del testo sono stati, oltre al Pdl, anche i deputati dell’Udc. Il partito di Casini difende l’idea di una "legge ponte" per fornire uno scudo a Berlusconi, permettendogli di governare in attesa di un lodo Alfano bis costituzionale. La Camera è chiamata ora ad esaminare gli emendamenti al provvedimento, mentre il voto finale è atteso per domani. Per diventare legge, il testo dovrà essere approvato anche dal Senato.

La legge-ponte L’idea che muove la proposta è di fornire al premier uno strumento per ottenere il rinvio dei suoi processi, in attesa che il parlamento approvi una legge di rango costituzionale che gli fornisca uno scudo dalla giustizia penale.

Cosa prevede Il progetto di legge dice che il presidente del Consiglio è legittimamente impedito a presentarsi alle udienze dei suoi processi, di qualsiasi grado, quando svolge atti tipici della sua funzione; in questo caso il giudice, su richiesta di parte, è tenuto a rinviare il processo ad altra udienza - tempo massimo per ciascun rinvio, sei mesi - mentre si sospende il corso della prescrizione. Lo stesso vale per i ministri. Finora è il giudice che decide se accordare all’imputato il rinvio dell’udienza, valutando caso per caso se il motivo dell’impedimento avanzato dalla difesa sia "legittimo".

Pioggia di emendamenti La maggioranza punta anche a inserire, con un emendamento del relatore, una modifica che affidi alla presidenza del Consiglio il compito di attestare il legittimo impedimento, una sorta di autocertificazione. Il partito di Di Pietro ha presentato 73 emendamenti mentre il Pd ben 200.

Il ddl Valentino La chiamata in correità da parte di un imputato non potrà avere il valore di prova in assenza di riscontri oggettivi. Ma riscontri oggettivi dovranno esserci sempre anche per considerare prova le dichiarazioni rese da imputati in procedimenti connessi. È quanto prevede, in estrema sintesi, il disegno di legge appena presentato dal senatore del Pdl, Giuseppe Valentino (relatore del ddl sul processo breve), che è all’esame della Commissione Giustizia di Palazzo Madama.

Alfano prende le distanze "Sono assolutamente contrario". Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, risponde così ai cronisti alla Camera che gli chiedono la sua opinione sul ddl Valentino. "Questo disegno di legge non rientra né nel programma del mio governo né è stato mai discusso dal gruppo di lavoro del mio partito, la Consulta sulla giustizia", ha detto il ministro. "Dubito che (il ddl) arriverà in aula", ha aggiunto il guardasigilli.

Finocchiaro: la maggioranza che fa?  "Prendiamo atto della dichiarazione del ministro Alfano e della sua (e quindi del governo) presa di distanza dal ddl Valentino. Ci auguriamo ora che la maggioranza in Senato si comporti di conseguenza. Visto che il senatore Valentino non è un semplice parlamentare ma è il coordinatore vicario della Consulta sulla giustizia del Pdl attendiamo dalla maggioranza a Palazzo Madama una parola chiara". Lo afferma la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro.

Botta e risposta Casini-Franceschini Duro botta e risposta in aula tra Pier Ferdinando Casini e Dario Franceschini durante il dibattito sul legittimo impedimento. Il leader dell’Udc è intervenuto per difendere lo spirito del provvedimento: "Bisogna sfatare una leggenda metropolitana", ha detto. "Possiamo benissimo contrapporci al provvedimento, ma smettiamola di dire che mette una persona in una condizione particolare", ha detto rivolto a un deputato dell’Idv, "dobbiamo ammettere che anche lei è in una condizione particolare perché non può essere arrestato". Pronta la replica di Franceschini, intervenuto come Casini "a titolo personale". "È vero che in molti ordinamenti esistono delle norme, diverse da Paese a Paese, che stabiliscono criteri diversi per tutelare chi ricopre funzioni pubbliche", ha detto il capogruppo del Pd. "L’anomalia, onorevole Casini lei lo sta benissimo, è che non stiamo stabilendo norma per il futuro per chiunque assumerà incarichi pubblici".