L'Espresso contro Alfano per le consulenze esterne Ma dimentica Fassino...

Il settimanale accusa Alfano di aver speso molto, quando era ministro della Giustizia, in consulenze a nomina diretta. Ma dimentica cosa fecero Fassino, Diliberto e...

Milano - "Sarà Angelino, ma è spendaccione". Così un articolo de "l'Espresso" definisce il segretario nazionale del Pdl ed ex-ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il settimanale accusa il Guardasigilli di aver speso 800mila euro nel 2010 per consulenze a nomina diretta. Spese ministeriali per pagare il portavoce, il capo ufficio stampa, il suo collaboratore, il capo della segreteria, il segretario particolare del ministro, un collaboratore dell'ufficio di gabinetto e il consigliere delle tematiche sociali. Consulenze tutte legittime, documentate e necessarie per l'attività del ministro. Il nuovo Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, ha speso 337.195 mila euro per i suoi consulenti. L'Espresso riconosce che è poco ma si domanda se il ministro non abbia intenzione di aumentare i consulenti...

Bisogna però ricordare che, a differenza di Alfano e Nitto Palma, altri tre ministri della Giustizia in passato sono stati ripresi dalla Corte dei Conti per aver speso un po' troppo in consulenze. Si tratta di Roberto Castelli, Piero Fassino e Oliviero Diliberto. Nel 2005 i tre furono indagati dalla procura di Roma per abuso d'ufficio. L'inchiesta era partita dopo i rilievi mossi dalla Corte dei Conti che ha criticato le spese miliardarie del dicastero di viale Arenula per una cinquantina di consulenze esterne. Gli indagati secondo la Corte non avevano accertato se nel ministero esistessero analoghe professionalità cui affidare gli incarichi assegnati a persone esterne. Inoltre nel 2000 il ministero guidato da Fassino aveva il record delle spese con i suoi 72,4 miliardi di lire per il gabinetto e gli uffici di "stretta collaborazione del ministro", di cui ben 52,5 previsti dal budget dell'anno successivo. Con un incremento del 12% rispetto al 2000. Tanti soldi dovuti soprattutto alla presenza di molti magistrati fra i collaboratori stretti del ministro. Nel gabinetto ce ne erano almeno 10.

Per non parlare poi di Fssino come sindaco di Torino: con due scelte "discrezionali", ha inserito nel suo staff il city manager Cesare Vaciago (detentore di "segreti olimpici") e l’addetto stampa Giovanni Giovannetti. Sommando le retribuzioni dei due si arriva a 64mila euro mensili, pari all’indennità di 13 parlamentari, come ha denunciato l’ onorevole Agostino Ghiglia, vice coordinatore regionale Pdl.

E andando ancora indietro nel tempo il Guardasigilli Giovanni Maria Flick, ministro sotto il primo governo Prodi, alcuni anni prima fu beneficiario di una super consulenza. La Corte dei Conti nel 1996 riguardo alla liquidazione dell'Efim (Ente Participazioni e Finanziamento Industrie Manifatturiere) pur giudicando positivamente i risultai della procedura bocciò "l'eccessivo" e "non condivisibile" ricorso alle consulenze esterne costate circa 22 miliardi delle vecchie lire. Di quei soldi 106 milioni andarono a Giovanni Maria Flick. Angelino avrà anche speso tanti soldi ma in maniera legittima. E non è sicuramente il primo ad aver fatto uso delle famose consulenze...