L'ex An si difende: "Non ho nulla da nascondere" Raccolta firme del Giornale per mandarlo a casa

L'ex An dà la sua versione in una nota di 8 capitoli. Punto per punto, tutto quello che non ha chiarito. <strong><a href="/interni/raccogliamo_firme_mandare_casa_fini/09-08-2010/articolo-id=466220-page=0-comments=1"><em>Il Giornale</em> lancia una raccolta firme</a></strong> per sollecitare le dimissioni: <strong><a href="/web/pdf/viafini.pdf">SCARICA IL MODULO</a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Hanno affittato l’appartamento di Montecarlo a suo «cognato» e a sua insaputa. Meraviglioso. Epico. Gianfranco Fini ha aspettato undici giorni, ma alla fine c’è riuscito: ha fatto peggio di Scajola. La figuraccia mediatica dell’ex ministro con casa al Colosseo pagata «a sua insaputa» da Anemone non può non far pensare agli otto «chiarimenti», diciamo così, che il presidente della Camera alla fine ha concesso sull’histoire della casa monegasca. Ereditata dal partito, svenduta a una finanziaria off-shore, da questa rivenduta a un’altra finanziaria off-shore. E, alla fine del circo, affittata a un prezzo misterioso dal «mister X» nascosto dietro al muro di finanziarie proprio al fratello della sua compagna Elisabetta. Quando Fini l’ha scoperto s’è pure arrabbiato, o almeno così dice nella sua nota giustificativa, dove non spiega con chi avrebbe manifestato il suo «disappunto». Che tristezza.

Ma vediamo la nota di chiarimenti che non chiariscono dell’ex presidente di An, ieri finito su Dagospia in una foto che lo immortala, a Napoli, in compagnia di Elisabetta Tulliani, del «cognato» Giancarlo e di Amedeo Laboccetta, già responsabile in Italia del gruppo Atlantis, proprietario di diversi casinò ai Caraibi, e per cui lavora anche James Walfenzao, che comprò poi la casa di Montecarlo per conto della Printemps. Foto del 4 luglio 2008, sette giorni prima che il senatore Francesco Pontone siglasse quell’atto di vendita. Fini esordisce spiegando che finora è stato zitto per non interferire nelle indagini della Procura di Roma. «È la ragione per cui mi sono fino ad oggi limitato ad affermare “ben vengano le indagini”. A differenza di altri non ho l’abitudine di strillare contro i magistrati comunisti». Già la premessa non è delle migliori. Che c’entrano i magistrati comunisti? L’indagine della procura è partita solo dopo che il Giornale aveva rivelato l’affaire immobiliare monegasco. E comunque Fini doveva dare risposte a fatti certi, documentati, dimostrati, sui quali non ha mai parlato. Prima di vergare la sua versione in otto punti. Eccola.

1) La valutazione? d’annata
L’appartamento di Montecarlo (peraltro di modeste dimensioni) fu valutato, quando venne in possesso di An, circa 450 milioni di lire e per tale valore fu regolarmente iscritto a bilancio. La stima fu fatta dalla società che amministra il condominio ed è stata spontaneamente esibita agli inquirenti insieme con gli altri documenti richiesti.
Val la pena di ricordare che la valutazione a cui fa riferimento Fini, che corrisponde a circa 232mila euro, risale a quanto lui stesso dichiara poco dopo l’apertura del testamento, ossia intorno al 2000, e considerando l’andamento dei prezzi immobiliari nel Principato appare comunque sottostimata.

2) La topaia monegasca
Chi ebbe modo di visitare l’appartamento, l’On. Lamorte e la Sig.ra Marino, mia segretaria particolare, riferirono che esso era in condizioni fatiscenti, inabitabile senza cospicue spese di ristrutturazione.
Molti finiani, in questi giorni, per deprezzare la casa, hanno descritto l’appartamento come una topaia, anche se nella primavera del 1999 non solo era abitabile, ma anche abitato: Anna Maria Colleoni vi trascorse le vacanze di Pasqua. Poteva essere sporco, trascurato. Ma le «scatolette di Simmenthal» abbandonate in giro, citate da Pontone, non giustificano il prezzo di svendita a cui An alienò il bene. E ancora: Fini, citando come «testimoni» Donato La Morte e Rita Marino, sottintende di non aver mai visitato l’appartamento? Eppure ci sono inquilini di quel palazzo che al Giornale hanno dichiarato di aver visto in tempi recenti il presidente della Camera, insieme alla Tulliani, nell’androne dell’edificio.

3) Le offerte «fantasma»
Non corrisponde al vero che siano state avanzate a me o, per quel che mi risulta, all’amministratore Sen. Pontone o ad altri proposte formali di acquisto.

Nessuno ha mai scritto che sono state «avanzate proposte» d’acquisto a Gianfranco Fini. Più testimoni, invece, (compresi alcuni inquilini, intervistati venerdì scorso da SkyTg24) riferiscono di numerosi tentativi fatti negli anni nei confronti dei tesorieri Lamorte, all’inizio, e di Pontone poi. C’è anche chi è arrivato a proporre un milione e mezzo di euro. «Ogni volta chiamavamo e ci veniva risposto che al momento il partito non vendeva. Ci hanno rimandato di anno in anno», raccontano. E il parlamentare del Pdl Antonio Caruso, membro del comitato dei garanti del patrimonio, che curò inizialmente la pratica dell’eredità e che andò a Montecarlo, venne tempo dopo contattato dallo studio del notaio Aureglia che gli comunicò che c’erano persone disposte a offrire 6 milioni di franchi francesi (quasi un milione di euro) per l’appartamento: «Ne parlai subito con Pontone, non ne ho più saputo nulla». Forse per Fini quest’offerta non è abbastanza «formale».

4) Tulliani? Un procacciatore
Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una società era interessata ad acquistare l’appartamento, notoriamente abbandonato da anni.

Ed eccolo qui, l’inquilino dal nome ingombrante. Fini cita suo «cognato», però, solo come procacciatore d’affari. Evidentemente l’offerta segnalata da Tulliani ha fatto centro, laddove le altre (perché non abbastanza formali?) erano sempre state respinte o lasciate cadere. Ma c’è di più: Tulliani avrebbe «segnalato una società» interessata all’acquisto nel 2008, spiega Fini. La data è generica, ma restringiamo il campo con gli elementi certi. La finanziaria off-shore acquirente, Printemps Ltd, viene costituita il 30 maggio 2008. La compravendita si perfeziona l’11 luglio. In 41 giorni, dunque, la Printemps (o chi vi si nasconde dietro) nasce ai Caraibi, si interessa dell’appartamento di Montecarlo, individua chissà come Giancarlo Tulliani come «mediatore», e quest’ultimo a sua volta informa Fini della proposta, che immaginiamo «formale». Perché Fini, come vedremo, concede il placet. Va da sé che la Printemps venderà a sua volta a una società gemella, Timara Ltd, che affitterà a Tulliani. Vista così, più che mediatore il «cognato» sembra l’inquilino designato.

5) Ok, il prezzo è giusto
Verificato dagli Uffici di An che l'offerta di acquisto era superiore al valore stimato (300mila euro a fronte di 450 milioni di lire) e in ragione del fatto che il bene rappresentava unicamente un onere per An (spese di condominio ed altro), autorizzai il Sen. Pontone alla vendita come accaduto altre volte in casi analoghi.

La notizia, clamorosa, è quella anticipata dal Giornale: Fini autorizzò Pontone alla vendita dell’appartamento di Montecarlo a una società creata nel paradiso fiscale di Santa Lucia (a rischio riciclaggio per l’Ocse). La notizia, comica, è che per Fini, pardon, per gli «uffici di An» non meglio precisati, l’affarone sarebbe stato vendere la casa a un prezzo (300mila euro) ovviamente superiore al valore stimato una decina di anni prima (450 milioni di lire). Poco importa che la cifra fosse enormemente inferiore sia ai prezzi di mercato che a quelle offerte dai potenziali acquirenti respinti. La bolletta del condominio doveva scottare molto.

6) Una vendita come tante
Solo per restare nell’ambito dell'eredità Colleoni, alcuni terreni a Monterotondo, un appartamento a Ostia e uno in viale Somalia a Roma furono venduti in tempi diversi con le medesime modalità. In nessuna occasione, a partire dalle assemblee nazionali convocate secondo statuto per l’approvazione dei bilanci, alcun dirigente di An contestò o sollevò perplessità sulle avvenute vendite essendo evidente che la “giusta battaglia” cui faceva riferimento il testamento consisteva nel rafforzamento del partito anche attraverso nuovi introiti finanziari e non certo attraverso l’utilizzo di terreni o appartamenti (specie se all’estero) non necessari all’attività politica.

Se per «medesime modalità» Fini intende l’aver dato procura a vendere a Pontone, ci siamo. Ma non risulta che case e terreni a Monterotondo, Ostia e Roma siano finiti in mano a finanziarie off-shore per poi essere abitate dal «cognato» di Fini. Quanto alla «giusta battaglia», l’osservazione di Fini è corretta, peccato che strida con la svendita a prezzo da supersaldo della casa monegasca.

7) Una data (non) vale l’altra
La vendita dell’appartamento è avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al Notaio Aureglia Caruso e sulla natura giudica della società acquirente e sui successivi trasferimenti non so assolutamente nulla.

Ops. Ci tocca correggere il presidente della Camera, vittima di un lapsus: il rogito tra An e Printemps avvenne l’11 luglio del 2008. Fini cita una data (15 ottobre) relativa proprio al «successivo trasferimento» di cui dice di non sapere «assolutamente nulla», quello da Printemps a Timara, che poi affitta a Tulliani. Non sa nulla tranne la data, forse.

8) L’inquilino a sorpresa
Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l'appartamento. La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuiti.

Se gli inquilini che lo hanno visto nel palazzo di Montecarlo con Elisabetta hanno avuto una visione, possiamo comprendere la sua sorpresa e anche il disappunto. Ma, in questo caso, se era sorpreso e seccato, Fini avrà chiesto lumi alla sua compagna e al cognato. Come mai non li condivide con noi e ci lascia al buio? E perché ha lasciato che il povero Pontone credesse a una «inspiegabile coincidenza» per giustificare quell’inquilino?