Una lezione agli assessori Dalla Chiesa, Ranieri, Freccero

Caro Massimiliano, Dalla Chiesa, Ranieri, Freccero. Chi?
Ho preso spunto dall’articolo del bravo Sergio Maifredi e ho fatto questi nomi durante una cena organizzata con una dozzina di ragazze/i, tutti amano il teatro e sono amici del mio più piccolo, in occasione della prossima ripresa scolastica e, anche se si vedono tutti i giorni al liceo, è stato un po’ come l’arrivederci alle prossime vacanze; naturalmente a mie spese…
Oramai lo sanno e ogni volta, diciamo bi-mensilmente e a fine pasto, sopportano le mie interrogazioni sui loro miglioramenti culturali e sociali con il risultato che mi diverto un sacco; credo che anche a loro piacciano queste inchieste, o forse sarà per via della pizza offerta.
Comunque, ho ripetuto svariate volte i nomi dei (3 + Borzani) assessori alla cultura di Genova ma nessuno ha saputo dirmi niente in merito; alcuni hanno detto che è l’inizio di una formazione calcistica del passato tipo Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin…, altri hanno tentato la carta di famosi personaggi del turismo conoscendo le mie preferenze lavorative nel settore, mentre due l’hanno azzardata come nomi di garibaldini in considerazione del mio amore per la storia.
Niente, l’unico conosciuto è stato Borzani poiché è risultato, sia a loro parere che al mio modesto, come indaffarato e valido nell’ambito dell’assessorato culturale. Ma poi?
Ho raccontato quindi chi fossero gli altri e successivamente dopo una breve e marginale introduzione sulle programmatiche che questi dovrebbero assumere per svolgere un buon lavoro ho chiesto loro: «Se tu fossi assessore alla cultura nella tua città, cosa faresti?».
I primi venti secondi sono stati di un silenzio tombale, hanno incominciato a guardarsi e di seguito al mormorio hanno così sintetizzato il loro pensiero.
- Un’assessore alla cultura deve avere un’istruzione superiore - alto livello di efficienza organizzativa - meno burocrazia - un’azione per raggiungere il pubblico attraverso eventi di richiamo finanziario per poi permettersi quelli sociali (quindi non solo come un oggetto commerciale comprato e venduto ma anche che il diritto alla cultura non deve essere inteso come un diritto al consumo) - presenza costante su tutto il territorio - pianificazione per il domani attraverso la scuola, la rete o nei luoghi fisici ma non solo come materia teologica bensì come prossima preparazione per mezzo di visite o riunioni presso i vari istituti scolastici, piazze e altro - infine cultura come base essenziale per i giovani senza però dimenticare che la cultura è sì quella dei grandi nomi, ma è anche quella dei gruppi amatoriali, delle realtà locali, della storia -.
Caro Massimiliano, perbacco! Ho avuto bisogno di carta e penna per trascriverli tutti, non li avrei ricordati e soprattutto non sarei stato in grado di definire l’assessorato alla cultura così bene.
Pertanto gentili signori Dalla Chiesa, Ranieri e Freccero sono sicuro che anche Voi sapete i compiti che è necessario svolgere in questo assessorato così difficile, utile, complesso e sicuramente anche meglio, ma perché non lo fate?
La cultura, al pari dello sport, è abbinata al turismo e questo andazzo non Vi sembra riprovevole per una città che sta sempre più decadendo?
Caro Maifredi consolati, il presente non è molto buono ma se questi ragazzi continuano così l’avvenire non è poi così male, e poi per il futuro non dimenticarti di… te.
Con stima.
*Responsabile turismo
Forza Italia, Liguria