Una lezione da chi non può darne

Ma adesso, scusate, i nostri vigili urbani per dare una multa a un
cinese dovranno chiedere autorizzazione a Pechino? Abbiate pazienza,
signori nipotini di Mao, noi avremmo intenzione di elevare
contravvenzione a un commerciante che falsifica borsette o a un
laboratorio clandestino che sfrutta bimbi o anche solo a un ristoratore
che ci serve nel piatto involtini primavera e topini autunnali: ci date
il permesso? O il fatto vi dà noia?

Ma adesso, scusate, i nostri vigili urbani per dare una multa a un cinese dovranno chiedere autorizzazione a Pechino? Abbiate pazienza, signori nipotini di Mao, noi avremmo intenzione di elevare contravvenzione a un commerciante che falsifica borsette o a un laboratorio clandestino che sfrutta bimbi o anche solo a un ristoratore che ci serve nel piatto involtini primavera e topini autunnali: ci date il permesso? O il fatto vi dà noia? Per carità, non vorremmo disturbare la vostra quiete, fra fiumi gialli e boia rossi, ma se a un figlio dello yen, putacaso, venisse ancora in mente di rovesciare le auto per le strade, che facciamo? Lo possiamo indurre gentilmente a cambiare idea o dobbiamo rassegnarci, e metterci al volante comodamente seduti a testa in giù?
Lo chiediamo timidamente, sapete, ma le reazioni ufficiali dei cinesi ai fatti di Milano ci hanno un po' preoccupato. In effetti: prima s'è fatto vivo direttamente il ministero degli Esteri della Repubblica Popolare chiedendoci equilibrio. Poi hanno mandato avanti l'ambasciatore a Roma che con un'intervista assai poco diplomatica ha minacciato: se rompete ancora le scatole in Italia, noi vi rompiamo gli scatoloni in Cina. In altre parole, se i vostri vigili non la smettono di entrare nei piccoli mercati di via Sarpi, le vostre imprese possono scordarsi di entrare nel grande mercato dell'Asia. Non so come si traduca in ideogrammi, ma da noi questo si chiama ricatto. Anzi di più: ricatto alla pechinese.
Ora: già sentire una richiesta di equilibrio che arriva dalla Cina è piuttosto bizzarro. Ve lo ricordate Superciuk, l'eroe dei fumetti che aveva l'alito terribile e come simbolo un fiasco di vino? Ebbene, se Superciuk ci chiedesse di essere astemi sarebbe più credibile. Ma insomma: questi hanno il record mondiale del patibolo (l'84 per cento delle condanne a morte del pianeta viene eseguito in Cina), arrestano, menano, torturano, trattano i diritti umani come se fossero insalata di bambù, e poi vengono a chiederci equilibrio? Equilibrio in che? Nell'affrontare le proteste in piazza? E certo, loro sì che sanno come si trattano con equilibrio le proteste in piazza: una paio di carri armati e avanti, si pialla tutto ciò che si para dinanzi, se sono studenti che importa? L'equilibrio è salvo: ricordate, no? A Tienanmen i tank furono equilibratissimi.
Ma l'equilibrio non basta: ora l'ambasciatore vuole di più. Vuole la resa. Altrimenti ci sarà ritorsione sulle nostre imprese. Ma l'avete sentito? Nell'intervista il diplomatico giustifica persino gli ambulatori clandestini di Chinatown: dice che «vanno capiti» e che spera che la «sanità italiana faccia di più per aiutarli». E sicuro: adesso dobbiamo metterci a sovvenzionare i sottoscala dove si praticano aborti abusivi, quei retrobottega-ospedali infestati da insetti e medici fanfaroni. Altrimenti niente Panda sulla lunga Muraglia. Ma vi pare? A me solo l'idea fa venire mal di pancia. Adesso mando un fax a Pechino e chiedo se posso prendere una pastiglia.