La lezione di Einaudi sull'Europa unita e l'origine delle guerre

Una raccolta di saggi di Luigi Einaudi in cui l'economista liberale anticipa il tema della moneta unica

È un libretto che ho pescato dalla mia vecchia biblioteca liberale e romana. Lì, un po' impolverato. E con un piccola e affettuosamente minacciosa dedica: «Di Einaudi non leggere solamente quello che ti fa comodo. Alessandro». Era il periodo in cui, giovani e liberali, battagliavamo come tra cani e gatti. Einaudi e Martino gli alfieri del liberismo, Croce e Dahrendorf dei liberal. Eccoci cosi a "La guerra e l'unità Europea" (strumenti Fondazione Einaudi, Le Monnier). È un'antologia di scritti del grande economista, di stampa europeista, federalista. È l'altro lato della luna. Il mio amico mi consigliava di vedere anche questo scorcio, meno noto, di Einaudi. Si tratta di una raccolta di scritti, di articoli, molto ben congegnata. In effetti è incredibile come l'ex governatore della Banca d'Italia, molto più di tanti cosiddetti padri storici europei, l'avesse ben pensata e ragionata nei suoi scritti, a ridosso della fine della guerra. Einaudi era una federalista convinto, oggi forse si direbbe europeista.

In una parte dei suoi saggi auspica addirittura la nascita di una moneta unica, la chiama la lira zecchina. «Se la federazione europea toglierà ai singoli Stati federati la possibilità di far fronte alle opere pubbliche col far gemere il torchio dei biglietti, e li costringerà a provvedere unicamente con le imposte e i prestiti volontari, avrà, per ciò solo, compiuto opera grande». Insomma Einaudi vedeva e prevedeva l'euro come vincolo al finanziamento monetario della spesa pubblica, come baluardo contro la più ingiusta delle tasse l'inflazione. Oggi evidentemente l'economista, incassato il principio, darebbe battaglia sulla gestione della nostra federazione comune. Ma non certo criticherebbe, da come leggiamo nell'antologia, il recente comportamento di Mario Draghi, il numero uno di quella banca centrale, che oggi sta stampando moneta, proprio per combattere una crisi contingente e con un tasso di inflazione decisamente sotto controllo.

Ma l'Einaudi europeista ci stupisce anche per alcune sue lucide considerazione sui presupposti economici della guerra. Siamo nel 1948 e in un articolo contenuto nella Guerra e l'unità europea ci apre una prospettiva davvero interessante: «Nei Paesi dove il potere economico è accentrato nello Stato, ivi nascono i monopolisti, ivi si ottiene la ricchezza cercando la fiducia dei governanti ed ivi gli ideali di vittoria e di gloria dei capi alimentano la sete di guadagni improvvisi e grossi degli avventurieri i quali stanno attorno al potere. Le società borghesi, commerciali, industriali sono pacifiche; le società dove i privilegiati monopolisti concessionari di favori statali sono potenti, sono avventurose e bellicose». Fantastico.

Commenti

zingozongo

Dom, 13/09/2015 - 09:26

nessuno puo negare i benefici di una grande area monetaria unica, mlti stati sudamericani ci stanno pensando (UNASUR) e pure in asia stanno pensando ad una moneta unica,che poi questa moneta unica sia realizzata male e' un altro discorso, un poco come le autostrade, l idea di collegare citta con strada ad alto scorrimento e velocita e innegabilemente buona, se poi la ditta i lavori li fa male non significa che l idea di autostrada sia cattiva

linoalo1

Dom, 13/09/2015 - 10:10

Saggi??Evitiamoli!Meglio ragionare con la nostra testa!

VittorioMar

Dom, 13/09/2015 - 10:30

....i politici dovrebbero "imporsi"lo stile e la "serietà" e la "competenza"einaudiana...verrebbero apprezzati e si meriterebbero il titolo di "ON"..

idleproc

Dom, 13/09/2015 - 10:39

Peccato che nel capitalismo di oggi, oligopoli e monopoli siano tutti concentrati ai verici del sistema finanziario-monetario e determinano le politiche economiche e geopolitiche reali, guerre comprese. E' difficile comprendere per un liberale che le basi socioeconomiche del liberalismo che era fondato e sempre in astratto, sul capitale distribuito, non esistono più. Resta solo il "pensiero" liberale che è un fondamento delle libertà civili. Nella sostanza avrebbero ragione per un capitalismo in "astratto" quelli della scuola austrica ma è una battaglia persa da molti decenni. Lo stato è una realtà di mediazione socioeconomica e di pianificazione come linee guida dell'economia. L'attuale linea di tendenza ormai esasperata è quella del controllo oligomonopolistico nei centri di potere finanziari che sono ormai fuori dal sistema liberale di controllo e mediazione democratica, guerre comprese.