A lezione dalla principessa Un corso di tre anni per parlare con gli angeli

Prima lezione: leggere nella mente degli altri. Non per curiosità, ma per osservare, come in uno specchio, la propria anima. E poi, gradino numero due, entrare in contatto con gli angeli, per farsi aiutare nella vita quotidiana. Il corso suona molto New Age, e lo è: comincia mercoledì a Oslo, in una scuola che ha attratto l’attenzione dei norvegesi perché a fondarla è stata la principessa Martha Louise. In un mare di polemiche: dopo aver rivelato le sue doti di chiaroveggente, alla figlia di re Harald sono toccate critiche e sarcasmo.
Sui giornali c’è chi parla di puro business (il corso dura tre anni e ogni semestre costa 1.500 euro, con lezioni due volte a settimana) e chi chiede una sua rinuncia al titolo e l’uscita dalla Chiesa luterana di stato. Ma la principessa, 35 anni, fisioterapista e cultrice delle medicine alternative, è convinta che le sue non siano soltanto fantasie: gli angeli - spiega sul sito della fondazione, che si chiama Astarte, in omaggio a un’antica dea della Mesopotamia - sono forze vicine a noi e risorse preziose in ogni momento della nostra vita. Lei è abituata a parlare con le intelligenze celesti: perciò ha deciso di trasmettere questa capacità anche ai suoi «alunni». Che sono entusiasti: Inger Middelthon, una signora di 65 anni, ha rivelato al quotidiano Aftenposten tutto il suo orgoglio per essere stata ammessa alla scuola. Secondo lei le critiche nei confronti della principessa sono soltanto «cattiverie»: «Ci sono moltissimi norvegesi che riconoscono l’esistenza di altre dimensioni». Martha Louise è la più famosa. Era ancora una bambina quando si trovò a consigliare a una sconosciuta: «Non essere triste, con tuo marito si sistemerà tutto». Poi la passione per i cavalli che - racconta - l’ha portata a «comunicare con gli animali a un livello più profondo» e le ha mostrato la sua vera strada: parlare con gli angeli, appunto. «Creature di luce, non fisiche» ribatte ai suoi critici. I quali tollerano malvolentieri che il nome reale venga in qualche modo sfruttato per fare affari. E, anche se la famiglia ha smentito legami con la scuola, i giornali norvegesi fanno notare che il numero di telefono rimanda proprio a quello del palazzo. Non basta: Lillian Festvåg, una fisioterapista che aveva chiamato la sua impresa Astarte, ha deciso di cambiare nome alla società: «Non voglio avere nulla a che fare né con gli angeli, né con le principesse».
Martha Louise si è detta sconcertata per il «mobbing» subito dai media: «Sono felice di non essere nata duecento anni fa - ha detto alla tv Nrk - Altrimenti sarei senza dubbio finita arsa sul rogo». Se ne infischia, anche di chi le chiede di rinunciare alla successione che resta, comunque, un’ipotesi molto lontana, visto che arriva soltanto quarta. Non ama le imposizioni: nel 2002, nonostante le critiche, ha sposato lo scrittore danese Ari Behn, con il quale si è trasferita a New York. Si è dedicata alle sue passioni, le saghe e la musica della sua terra, ed è stata solista del coro gospel di Oslo nel Natale del 2003. In Norvegia Martha ha rinunciato al titolo di altezza reale pur di curare i suoi affari in libertà. Ha scritto un libro per bambini che negli Stati Uniti è diventato un bestseller: Why Kings and Queens don’t wear Crowns, «Perché i re e le regine non portano la corona», favola sugli inconvenienti e le tradizioni incontrate dal principino Olav al suo arrivo a Oslo dalla Danimarca. Non teme troppo le ironie dei connazionali sui suoi poteri sovrannaturali: la scuola, per quest’anno, registra già il tutto esaurito.