La lezione di Torino: parla solo chi è di sinistra

Gli autonomi del Cua dettano legge: «Anche coi sanpietrini. I fascisti sanno cosa li aspetta»

da Torino
Lo chiamano l’Acquario ed è al primo piano di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. Una decina di metri quadrati con le pareti di vetro. È la base logistica del Cua, il Comitato autonomo studentesco, l’ala oltranzista della sinistra universitaria vicina al centro sociale Askatasuna. Comanda a Palazzo Nuovo, decide chi può esprimere un pensiero e chi no, e in nome della democrazia mette i bavagli a chi non si adegua al pensiero dominante. «Anche a suon di sanpietrini, se necessario», precisa il leader del Cua, Davide Grasso, protagonista due giorni fa dei tafferugli scoppiati in corso Regina Margherita, di fronte alla sede di Scienze politiche. Scontri che hanno visto contrapposti gli studenti del Cua e quelli del Fuan, il movimento studentesco della destra sociale. «All’università ci sono anche docenti di destra - precisa il dottorando Grasso -. Ma una cosa è essere di destra, un’altra è essere fascisti. Loro non devono avere agibilità politica all’interno di Palazzo Nuovo». E questo, nella lingua di Davide, significa che quelli del Fuan non possono fare propoganda, volantinaggio, indossare magliette, spillette e qualsiasi altro simbolo. «Chi lo fa, sa a cosa va incontro», precisa il leader del Cua.
La reazione «antifascista» è sempre immediata, alimentata dal passaparola tra gli studenti di sinistra. È stato così anche giovedì. È bastato un sms perché scattasse la spedizione punitiva. Insomma, a Torino se sei di sinistra puoi dire e fare ciò che vuoi, se sei di destra devi sempre guardarti alle spalle. E sotto la Mole è certamente più facile crescere con l’ideologia di sinistra, dato che il 60/70 per cento dei docenti universitari appartiene a quell’area politica.
Giovedì sono volate uova e insulti. Sulle gradinate d’ingresso quelli del Fuan, fuori - tenuti a bada da un cordone di 50 poliziotti in assetto antisommossa - quelli del Cua. Attimi di tensione e poi la denuncia di Augusta Montaruli, studentessa di destra, che ha accusato gli autonomi di averle impedito di entrare in facoltà per sostenere un esame. «Non abbiamo bloccato nessuno - contesta il Cua -. Piuttosto siamo noi che siamo stati confinati fuori dall’ateneo. E poi la Montaruli quell’esame non poteva neppure darlo, perché non era iscritta all’appello».
Non è la prima volta che i due movimenti vengono alle mani. Un anno fa, Fuan e Cua si affrontarono a Palazzo Nuovo. Il movimento di destra voleva volantinare, gli autonomi lì a impedirlo. Ci furono botte e contusi, qualche arresto e qualche condanna. Da allora i giovani del Fuan hanno continuato ad agire sotto traccia, hanno persino smesso di riunirsi nell’aula dei rappresentanti degli studenti. Loro, a Palazzo Nuovo, non hanno una base come l’Acquario. E la questione degli spazi è da sempre motivo di attrito tra le due fazioni. Il Fuan chiede che quelli del Cua abbandonino le aule occupate «come se fossero un centro sociale». Il Cua pretende che al Fuan vengano tolte le aule del Politecnico e di Economia. È una battaglia. «Il rettore non può ridurre tutto a una banale questione di libertà di espressione del pensiero - sentenzia Grasso -. Si è andati troppo oltre».