Libertà in America Latina è lite tra Bush e Chavez

Il presidente Usa: indietro non si torna E il venezuelano: vuoi metterci nel recinto

Roberto Fabbri

«Vogliono metterci sotto osservazione, ma se c’è un governo che andrebbe monitorato è quello degli Stati Uniti». Poco prima di partire per la Florida, dove è in corso il vertice dell’Organizzazione degli Stati americani (Oas), l’effervescente presidente del Venezuela Hugo Chavez (noto per essere un ammiratore di Fidel Castro e per aver subito un tentativo di golpe targato Washington nel 2002) ha sparato la prima bordata del confronto verbale con George W. Bush. Un confronto che è proseguito a Fort Lauderdale con gli interventi del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e dello stesso presidente Bush, entrambi espliciti alfieri della completa democratizzazione del continente americano e dell’emarginazione di quanti, come Cuba ed entro certi limiti il Venezuela, questo processo contrasterebbero.
L’offensiva della Casa Bianca contro i regimi considerati ostili è chiara. La Rice ha proposto che l’Oas svolga un ruolo più attivo nella promozione della democrazia in America Latina. Lo ha fatto senza nominare i due bersagli più sensibili e citando invece i casi di crisi politica in Bolivia, Ecuador e Haiti. Gruppi privati ma anche individui, ha detto, dovrebbero avere la possibilità di agire di concerto con l’Oas «per aiutare a monitorare la democrazia». Chavez ha reagito accusando gli Stati Uniti di voler tentare di imporre «una dittatura globale».
Punti di contrasto tra gli Stati Uniti e il Venezuela “bolivariano” non ne mancano davvero. La nota simpatia di Chavez per l’immarcescibile Lìder Maximo della revoluciòn cubana, concretizzata anche in accordi commerciali e forniture a prezzi stracciati di petrolio venezuelano a Cuba, innervosisce molto Bush. Al momento c’è anche in ballo la polemica sull’estradizione di Luis Posada Carriles, accusato di aver provocato nel 1976 la morte di 73 persone a bordo di un aereo cubano: il sospetto terrorista venezuelano è attualmente detenuto negli Stati Uniti sotto la semplice accusa di immigrazione illegale.
Il governo americano, prima del vertice dell’Oas, ha affermato di non voler provocare contrasti con Caracas, e la Rice ha incontrato in privato il ministro degli Esteri venezuelano Ali Rodriguez alla vigilia del summit. Ma è sicuro che l’incontro di ieri tra la Rice e la più fiera avversaria di Chavez, Maria Corina Machado, avrà un effetto incendiario.
Dopo il segretario di Stato, sul podio di Fort Lauderdale è stata la volta di Bush, Il presidente ha usato, come sempre, un frasario lapidario. Ha ricordato che era dal 1974 che il vertice dell’Oas non si teneva negli Stati Uniti e ha fatto notare che all’epoca solo meno della metà dei 35 Paesi membri erano democrazie. Oggi, ha detto, solo Cuba «fa eccezione alla regola delle Americhe del ventunesimo secolo. Ma un giorno - ha aggiunto - l’onda della libertà che avanza in questo grande momento della Storia (e ha citato il Libano e l’Ucraina, n.d.r.) raggiungerà anche le spiagge cubane». Poi, senza citarlo, Bush è passato al Venezuela. Ha denunciato i Paesi che vogliono «andare indietro sui passi degli ultimi due decenni». Chavez ha replicato seccamente. «Gli Usa vogliono usare l’Oas per giustificare la loro intromissione negli affari latinoamericani. Ma quei tempi sono finiti: e sbaglia chi crede di poter chiudere i nostri popoli in recinti per il bestiame».