Libri, festival, polemiche: tutto ciò che (purtroppo) troverete in Terza pagina

Vademecum semi-serio dei temi che il buon redattore culturale non può assolutamente trascurare. Ma il lettore invece sì

La Cultura? È morta, com’è noto. Anche nelle pagine dei giornali, uccise - dicono - dalla noia e dai luoghi comuni. E allora, chiedendo perdono per un 2008 zeppo di banalità, e formulando il proposito per un 2009 pieno di idee originali, ecco un prontuario delle cose da fare e da evitare nelle pagine di Cultura dei giornali. Ovvero, un vademecum - a uso interno - dei grandi e piccoli temi di riflessione e dibattito dei quali l’Intellettuale non può assolutamente fare a meno, ma il lettore tranquillamente sì.

COSE DA FARE Argomenti di cui è bene ricordarsi, da affrontare con la dovuta ricchezza di particolari e soprattutto con una certa frequenza durante l’anno, in particolare nei weekend, quando - come è noto - il lettore ha più tempo da dedicare al proprio quotidiano preferito.
- Paginone sulle polemiche attorno al Papiro di Artemidoro, detto non a caso «Il rotolo della discordia». Ricordarsi, come appoggio, le due interviste bilanciate a un sostenitore della teoria dell’autenticità e a uno di quella del falso, scelti a caso. L’archeologo Salvatore Settis e lo storico Luciano Canfora, ad esempio. Corbis ha delle bellissime foto. Del papiro.
- Un’intervista a Federico Moccia. Perché? Non si sa, però vende e piace molto alle mamme, che sono quelle che leggono il giornale.
- La pubblicazione delle lettere inedite di Gabriele D’Annunzio. Negli anni scorsi ci sono state quelle all’amante Barbara Leoni, al legionario fiumano Giuseppe Sovera, al conterraneo Filippo De Titta, all’amico Annibale Tenneroni, alla Duse, all’editore Arnoldo Mondadori, alla dama Olga Brunner Levi, all’attrice Sarah Bernhardt, ai coniugi Treves, alla pittrice Tamara de Lempicka. Quest’anno si possono pubblicare quelle a Luisa Baccara, all’autista, al giardiniere, alla figlia di Iorio, a Iorio stesso, a Luigi Albertini, poi ce ne sono altre della Duse, e ancora al Duca degli Abruzzi, al presidente Franco Abruzzo, agli orsi del parco nazionale degli Abruzzi e (postume) ad Aldo Buzzi.
- Un pezzone sulla mummia Ötzi. Nel sommario si può mettere «l’Uomo del Similaun», per evitare fastidiose ripetizioni.
- Il dibattito/1: «La recensione esiste ancora?». Ampio pezzo sullo stato attuale di un genere che sta scomparendo. Intervista di appoggio a Massimo Onofri. Di spalla: «Quando c’erano Cecchi e Pampaloni...».
- Ufo, gli archivi segreti.
- Ma Carver era un minimalista? E i racconti, li ha scritti lui o il suo editor?
- La pensilina di Isozaki, con relativi pro e contro, a scelta. Corsivo velenoso di Franco Zeffirelli. Ricordarsi un boxino: «Fu l’ultima battaglia di Oriana...».
- Il processo ai Templari.
- Il dibattito/2: «Che fine hanno fatto i liberali?». Come appoggio un’intervista a Marcello Pera.
- Paginone fra letteratura e costume su Facebook e gli scrittori. Titoli possibili: «Ci vediamo su Facebook»; «Ci scriviamo su Facebook»; «L’altra faccia di Facebook»; «Su Facebook gli scrittori ci mettono la faccia» (variante: «hanno perso la faccia»); «Facebook val bene un account»; «I-pod, Youtube, Wikipedia, loro Facebook». Segnalare che Niccolò Ammaniti si è scollegato lasciando solo il fan club e che Aldo Nove scrive molte parolacce. Intervistina all’editore cybernauta Alberto Castelvecchi.
- La marchetta al nuovo romanzo di Carlo Rossella.
- Quella al nuovo documentario di Elisabetta Sgarbi.
- Una qualsiasi delle polemiche di Vittorio Sgarbi.
- Il dibattito/3: «La critica è morta?». Ampia pareropoli degli addetti ai lavori. Isolare l’intervento di Alfonso Berardinelli. Box: «Ormai quella vera è solo nei blog». Di spalla: «Quando c’erano Cecchi e Pampaloni...».
- Pio XII e gli ebrei.
- Gli stati generali dell’editoria: gli italiani leggono sempre meno. In un sommarietto: «Siamo il fanalino di coda dell’Europa», oppure: «Peggio di noi solo i greci». Val la pena sentire il parere di Gian Arturo Ferrari.
- La scoperta del romanzo perduto di Jack Kerouac (ma quanto cazzo scriveva?).
- La scrittura al femminile. Sentire Alberto Bevilacqua.
- L’ultimo libro di Alberto Bevilacqua.
- Il giallo è vero romanzo? Sentire Alberto Bevilacqua.
- Nell’imminenza dei rispettivi anniversari, osare l’originalissima provocazione: «Aboliamo la festa delle donne», piuttosto che «Aboliamo il 25 aprile».
- Harry Potter. Qualsiasi cosa va bene.
- La nuova Garzantina della Letteratura: chi c’è, chi non c’è. Mettere tante fotine. Pesanti polemiche sugli esclusi.
- Come è morto Saint-Exupéry?
- I diari perduti di Che Guevara.
- Le lettere ritrovate di Che Guevara.
- Le foto mai viste del cadavere di Che Guevara.
- Chi c’è dietro la morte di Che Guevara?
- Ecco chi ha ucciso Che Guevara.
- Chi Che c’è, chi non c’è, Guevara.
- Ricordarsi di concordare con gli altri quotidiani, tramite l’ufficio stampa Sperling, l’anticipazione del nuovo libro di Giampaolo Pansa. Comunque sarà un venerdì, quando escono anche l’Espresso e Panorama. Se si può, scegliere di anticipare un brano e lasciare l’intervista e la recensione agli altri, per semplicità. Box con dichiarazione di Giorgio Bocca: «È un traditore».
- Il Grinzane Cavour. Anzi i Grinzane Cavour, uno qualsiasi.
- Il fantasy è di destra? Ma che cazzo ce ne frega?
- Quando c’è uno spazietto, riprendere la polemica sull’Ara Pacis.
- Ai primi di ottobre, le indiscrezioni sul Nobel. Corsivo di una grande firma su «Un premio sempre meno autorevole». Pezzo di appoggio sui grandi scrittori del passato dimenticati dall’Accademia: Proust, Borges, Joyce...
- Piccoli editori crescono.
- Piccoli giallisti crescono.
- Piccole lolite crescono.
- Piccoli scrittori crescono.
- Grandi giornalisti invecchiano: festeggiare il compleanno di Eugenio Scalfari.
- Due paginate su «Il Giorno della Memoria». Fotino di Moni Ovadia.
- In occasione della nuova edizione del dizionario Treccani o Zingarelli: «Ecco come cambia la lingua italiana». Nei titoli mettere almeno un paio fra le seguenti parole, a scelta: Tom Tom, You tube, Second life, Smartphone, Webmail, Adsl, Babyparching, Photored... Intervistare il «noto linguista» Luigi Beccaria. Ma anche no.
- Il mitra che uccise Mussolini.
- Le ultime ore di Mussolini.
- Il carteggio Churchill-Mussolini.
- Il dibattito/4: «Il romanzo è morto?». Interviste parallele a Umberto Eco e Claudio Magris. O ad Alessandro Baricco e Raffaele La Capria. O a Giancarlo De Cataldo e Gianrico Carofiglio. In questo caso la risposta è «Sì».
- L’amante segreta del Duce.
- La lezione di Prezzolini. Attenzione: far preparare un disegno, ci sono pochissime foto belle.
- «Roberto Saviano santo subito». Oppure: «Ma cosa aspettano a fare il Meridiano di Saviano?». Oppure: «Ma cosa aspettano a fare due Meridiani di Saviano?». Oppure: «La Francia ci umilia: già pronta nella Pleiade l’opera omnia di Saviano. E l’Italia cosa aspetta?». Oppure: «Roberto Saviano, perché non gli hanno ancora dato il Nobel?». Oppure: «Il mondo si divide: ecco chi vuole Saviano Nobel per la Pace e chi lo vuole per la Letteratura» (nel caso, boxino: «E c’è chi lo candida a entrambi i premi»). Oppure (solo se si vuole creare il caso politico): «Ma quando cazzo se ne va, Saviano?».
- Il dibattito/5: «L’egemonia culturale della sinistra». Sentire Marcello Veneziani e Massimo Cacciari. Il giorno dopo manda un pezzo il ministro Bondi.
- I libri sotto l’albero (a Natale).
- I libri sotto l’ombrellone (a luglio).
- I libri aiutano a vivere meglio (tutto l’anno).
- Verso aprile-maggio ricordarsi di stroncare il secondo romanzo di Paolo Giordano. Pezzo di appoggio sulla sindrome del secondo libro: i casi Piperno, Saviano, Colombati...
- Islam buono/Islam cattivo.
- Etica/Estetica.
- Calviniani/Pasoliniani.
- La questione Celine: grandissimo scrittore ma antisemita, antisemita ma grandissimo scrittore... una cosa così.
- L’Italia dei festival. Da un po’ di tempo va di moda stroncare Mantova.
- Il nuovo libro di Andrea Camilleri.
- La stele di Axum.
- L’ultima identità di William Shakespeare: una donna, un cieco, un principe della casa reale, un alto prelato, un omosessuale, un commediografo molto riservato.
- Il genocidio degli armeni. Ampia intervista a Orhan Pamuk.
- Le lettere inedite di Norberto Bobbio.
- Il dibattito/5: «Il tramonto dell’intellettuale». Nel titolo si può anche mettere il punto di domanda, volendo...

COSE DA EVITARE Temi e argomenti che è meglio non affrontare e, nel caso si decida di farlo, solo con la dovuta prudenza e la distanza del caso, e comunque mai più di una volta l’anno, e soprattutto mai durante i giorni feriali, quando - come è noto - il lettore ha già poco tempo da dedicare al proprio quotidiano preferito, figurarsi alle pagine di Cultura.
- Pensarci due o tre volte prima di rischiare su uno sconosciuto, provando a scoprire nuovi autori, scommettendo su un libro «diverso». Meglio affidarsi alle classifiche di vendita, è più sicuro. Se così tanta gente legge Margaret Mazzantini, vorrà pur dire qualcosa. Purtroppo sì...
- Mai e poi mai privilegiare la letteratura rispetto alla storia. Anzi, concentrarsi su quella contemporanea, e soprattutto sul periodo compreso tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento, e sempre in chiave italiana, tenendo ben presente che per il lettore la Storia inizia con la marcia su Roma e finisce con l’attentato a Togliatti. Del resto, se le case editrici pubblicano soprattutto libri su Mussolini, Hitler e Stalin, non si vede perché i giornali non debbano fare pagine su fascismo, antifascismo, nazismo, lager, gulag e Shoah. E foibe.
- Evitare assolutamente la Poesia, che salverà anche il mondo, ma insomma, che palle.
- Limitare ai minima moralia (il lettore noti la «gustosa» citazione) la filosofia, che quando parlano Severino, Cacciari e Reale non si capisce mai un cazzo. Sì, Giorello sì, ma non è che si può sempre intervistarlo sul rapporto tra filosofia e fumetti.
- Meglio ignorare le scienze, argomento che ogni buon giornalista sa essere il peggiore dei tabù: «La gente non capisce e si annoia». Semmai puntare molto sui gialli e i best seller: «È quello che la gente vuole».
- Non dimenticare di informare con tempestività e dovizia di particolari su tutti i premi letterari (e, mi raccomando, i fotini dei vincitori). Alla gente non interessa nulla, ma agli addetti ai lavori sì.
- Lasciare l’obiettività ad altre categorie professionali. Il buon giornalista deve cercare la polemica a tutti i costi. Perché? Non si sa, forse per essere ripresi dagli altri quotidiani, o forse perché la verità è conflittualità. Come cercare la polemica? Ad esempio: attaccando lo scrittore-totem o il libro del momento non per ciò che dicono, ma per ciò che rappresentano e creare quindi il «caso»; stroncando per il gusto della provocazione, usando la battuta ad effetto invece che il discorso critico, senza paura di cadere nella stessa presunzione e superficialità del libro o dell’autore che si pretende di condannare; lanciandosi in spericolate appropriazioni culturali indebite: Vasco Rossi è di destra, Paperone è un anarco-capitalista, Bella ciao è la canzone dell’Italia clerico-conservatrice, le cose che fa il Secolo d’Italia, per dire...
- Mai e poi mai cedere ai sentimentalismi: ricordarsi che chi vince lo Strega è sempre uno stronzo, o l’ha data via, o gliel’ha scritto qualcun altro, il romanzo. E comunque è spocchioso e antipatico.
- Non preoccuparsi troppo dell’autorevolezza e delle gerarchie. Il lettore non ha tempo da perdere, e il buon giornalista ancor meno. Non siamo mica qui a insegnare il latino ai gatti. Alla «vecchia» critica letteraria è opportuno preferire una meno ingessata informazione culturale, e agli speciali i giovani intellettuali rampanti e arrabbiati. Cos’è questa storia dei professori e degli studiosi... Largo ai polemisti: tutti devono scrivere di tutto, e subito!
- Allontanare da sé l’inutile sospetto che la recensione sia da preferire all’intervista, più veloce e meno impegnativa. E comunque, dato che nessuno scrittore direbbe mai di aver scritto un libro mediocre, qualsiasi intervista racconterà di sicuro cose bellissime, o no?
- Non fare di testa propria: affidarsi senza paure all’esperienza e alla professionalità delle case editrici. Se un ufficio stampa vi dice che quello è «il libro del secolo», «l’autore del decennio», «il futuro premio Nobel», non c’è ragione per credere che non siano sinceri.
- Non avere timore di abusare dell’anteprima per battere sul tempo i giornali concorrenti. L’anticipazione sarà anche un articolo perduto, ma intanto siete arrivati prima degli altri. E il lettore, che come è noto ogni mattina, allo stesso modo del buon giornalista, sfoglia tutti i quotidiani italiani che ha in mazzetta, può facilmente rendersi conto della tempestività e dell’autorevolezza del proprio giornale di riferimento.
- E soprattutto non dimenticare mai e poi mai che «trenta righe non si negano a nessuno», quindi ogni libro degli amici, o degli amici degli amici, è buono per una recensione: cosa vuoi che siano trenta righe al giorno? Soltanto 900 righe al mese, 10mila in un anno. Vecchio o nuovo che sia.
A proposito, auguri.
luigi.mascheroni@ilgiornale.it