Un libro che colma le lacune editoriali

Saggi interviste ricordi e lettere va a colmare una lacuna dell'editoria italiana troppo impegnata nel lanciare improbabili esordienti o rilanciare improbabili vecchie glorie (?) locali per accorgersi che nel resto d'Europa, oltre a esistere un dibattito culturale in cui non è obbligatorio essere tutti d'accordo, non scema l'attenzione per i «fondamentali».

Vale a dire per i documenti che illuminano la vita e l'opera dei grandi, quelli veri. Il libro curato da Andrea Lombardi recupera un'ampia produzione editoriale comprendente testimonianze, epistolari e scritti inediti di Céline (1894-1961). Il maledetto, il collaborazionista, l'autore del Viaggio al termine della notte, uno dei capolavori del Novecento. Qui troviamo i ricordi di Georges Geoffroy, compagno di avventure di un giovane Louis Destouches (questo il nome di battesimo di Céline) a Londra nel 1915, dell'artista Eric Mahé, l'intervista di David Alliot alla figlia di Céline, Colette Destouches Turpin. Tra i saggi, il corazziere Destouches tra gli orrori della Grande Guerra e la storia del manoscritto del Viaggio al termine della notte.

Ma anche interventi dei maggiori esperti di Céline: Éric Mazet, Pol Vandromme, François Gibault. E testimonianze di «colleghi» come Ezra Pound, Drieu la Rochelle, Kurt Vonnegut e tantissimi altri. Tra le lettere, quelle alla stampa collaborazionista, a Robert Denoël, a Roger Nimier (amico, editor e grande scrittore in proprio: ignorato dagli editori italiani). Poi ci sono gli inediti di Céline stesso, dall'articolo del 1929 scritto per la rivista medica della Società delle Nazioni (Céline era dottore), all'intervento inciso su vinile nel 1957. Se non bastasse, l'apparato iconografico offre immagini rarissime. All'editoria italiana piacciono i romanzi col messaggio, meglio se vergati come fossero temi della maturità o articoli di giornale. Céline invece li detestava per i motivi che egli stesso spiega nel brano che pubblichiamo in queste pagine. Possiamo leggere l'invettiva di Céline come la stroncatura dei libri «di cui tutti parlano». E che sempre meno, comprensibilmente, vengono letti.