il libro del ministro Sacconi

di Compito primario del movimento politico che aspira a rappresentare il popolo dei liberi e forti è affermare e realizzare i valori della tradizione nelle decisioni pubbliche e nell’impegno sociale (...). Un solido ancoraggio etico dell’azione politica non può essere confuso con il facile moralismo di chi vuole giudicare sommariamente le vite degli altri sulla base di frammenti estrapolati o rubati. C’è un’evidente scala di valori per questo partito in quanto soggetto politico laico e cristiano, conservatore e modernizzatore, capace di unire credenti e non credenti sulla base della tradizione, della buona «eccezione italiana», dell’ansia di innovare gli strumenti per confermare i principi e gli istituti che continuano a garantire alla nostra società un particolare grado di coesione.
La persona, la sua naturale aspirazione a una vita buona, la tutela della vita, della famiglia e della natalità, le forme comunitarie costituiscono i fondamentali riferimenti della progettualità e dell’iniziativa politica anche quando può essere a prima vista difficile comunicare le ragioni di una scelta etica. Come abbiamo visto, è in gioco la sopravvivenza stessa della nostra società e la sua capacità vitale di riprodursi e crescere. Non si tratta solo di realizzare decisioni pubbliche ma anche – e soprattutto – di diffondere, sbriciolandoli nelle forme più semplici, questi valori affinché ne sia percepita ogni valenza e il nesso indissolubile con le stesse possibilità di crescita economica.
Decisiva risulta, a tal fine, l’educazione dei più giovani, che proprio nell’approfondimento dei valori non negoziabili della persona (...) possono trovare la motivazione per un impegno politico anche nella forma partitica. L’esperienza delle scuole di formazione politica può trovare una dimensione più adeguata (...) ma ciò che conta è il pathos, la tensione ideale che il partito si rivela capace di trasmettere unitamente all’ansia del risultato, che solo appaga la militanza generosa e insieme concreta. Un movimento politico non giacobino (...) non pretende di organizzare la società ma di rifletterla e rappresentarla in termini tali da rispettarne le capacità di auto-organizzazione.
Si rovescia così il tradizionale rapporto, definibile come «cinghia di trasmissione», che aveva caratterizzato i partiti di formazione marxista e influenzato gli altri. La grande diffusione, l’alto livello di organizzazione, l’attitudine alla composizione degli interessi di gran parte dei corpi sociali in Italia, consente al partito del popolo dei liberi e forti di assumerli a base di riferimento, incrociandoli a matrice con la non meno importante dimensione territoriale. Non tutte le organizzazioni sociali esistenti presentano, ovviamente, caratteristiche compatibili con i valori e la visione del movimento politico di cui qui si parla. Così come non si tratta di ipotizzare per le organizzazioni compatibili un rapporto esclusivo, né per lo stesso partito una relazione di dipendenza assoluta.
È significativa la decisione delle associazioni del lavoro, dipendente e indipendente, di ispirazione cristiana di incontrarsi permanentemente in un forum condiviso, proprio allo scopo di approfondire i termini della radice comune e di influenzare l’evoluzione complessiva della politica e della società. Se alcune di esse hanno conservato un esplicito rapporto con la Chiesa cattolica attraverso la figura dell’assistente spirituale, altre hanno vissuto un intenso processo di secolarizzazione. (...) Si tratta di corpi sociali che rifiutano ogni connotazione di classe e sono anzi orientati a quella naturale relazione interclassista che costituisce un tratto saliente della dottrina sociale della Chiesa. Queste caratteristiche valoriali conferiscono a tali organizzazioni, nella complessa fase di transizione che stiamo vivendo, una maggiore capacità di comprensione dei cambiamenti e di risposta pragmatica a essi, in quanto libere dai vincoli delle ideologie e delle consuetudini novecentesche e ancorate piuttosto alla centralità della persona.
Analogamente, nell’ambito delle associazioni non profit emerge un differenziale di velocità e di capacità tra quelle che appaiono strutturalmente e culturalmente dipendenti dalla spesa pubblica e quelle che interpretano il loro ruolo sussidiario in termini di maggiore ancoraggio alla cultura del dono. A queste ultime non può che collegarsi il nuovo partito, che aspira a rappresentare la società che si auto-organizza in forme responsabili.
Emerge infine, anche in Europa, una nuova forma di organizzazione dell’impegno civile, più flessibile. (...) Sono le «coalizioni di scopo», attraverso le quali comunità di persone (...) si mobilitano (...) per realizzare un determinato obiettivo. Sono ipotizzabili aggregazioni di questo genere (...) per specifici obiettivi di riforma fiscale come la sostituzione dell’Irap; di affermazione della responsabilità disciplinare, contabile, civile e penale del magistrato; di superamento della rigidità in uscita nei rapporti di lavoro; di privatizzazione della gestione di specifici servizi pubblici locali (...). Il partito del popolo dei liberi e forti si pone in naturale sintonia con queste iniziative e le può talora sollecitare, senza per questo venire meno al principio del primato della società.
*Ministro del Welfare