Libro Verde e amazzoni: il regime fatto di simboli

Dal Libro Verde alle
amazzoni, dalla residenza-bunker di Bab al-Aziziya alla celebre tenda
beduina: i 41
anni alla guida della Libia di Muammar Gheddafi caratterizzati da "stravaganze" e ostentati simboli di potere

Dal Libro Verde alle amazzoni, dalla residenza-bunker di Bab al-Aziziya alla celebre tenda beduina, senza dimenticare la famosa Piazza Verde di Tripoli, i 41 anni alla guida della Libia di Muammar Gheddafi sono stati caratterizzati da "stravaganze" e ostentati simboli di potere. Tutto è iniziato con le "profezie" contenute nel Libro Verde, il testo pubblicato tra il 1975 e il 1979 che racchiude la dottrina politica del leader libico. Il volume, in cui vengono descritti gli ideali dello stato islamico-socialista, contiene quelli che, senza temere di apparire immodesto, lo stesso colonnello ha definito come i principi della "terza teoria universale". Si basa sul testo l’articolazione dello stato libico, che non ha una Costituzione.

Nel libro, scritto dal Gheddafi condottiero e ideologo, è esposta in maniera sintetica la sua visione della democrazia e dell’economia, prendendo le distanze tanto dal modello occidentale, accusato di non essere democratico, che dal comunismo. Il colonnello propone quindi una terza via, che consiste in un meccanismo di partecipazione diretta basato su una struttura piramidale. In ogni sua visita ufficiale, il colonnello ha sempre portato con sè copie del testo, di cui ha omaggiato i leader politici dei paesi ospitanti. Fece molto discutere un suo incontro con un nutrito gruppo di donne italiane, in una sua visita a Roma nel 2009, a ognuna delle quali regalò una copia del suo libro. In quell’occasione il colonnello si fece accompagnare da 40 giovani donne, un piccolo esercito di "amazzoni" che rappresentano la guardia personale tutta al femminile del leader libico, tra i simboli all’estero più noti del regime di Tripoli. Secondo alcuni osservatori, malgrado le voci di un loro scioglimento, le amazzoni non avrebbero lasciato Gheddafi neanche in queste ore convulse con gli insorti a un passo dalla conquista della capitale, ma sarebbero rinchiuse con lui nel suo bunker di Tripoli, pronte a immolarsi pur di salvargli la vita. 

Le "Gheddafi-girls", come le hanno definite ironicamente alcuni blogger, sono state addestrate a difendere il loro leader a costo della vita. È stato negli anni Novanta che il Colonnello ha deciso di affidarsi a un corpo al femminile, dopo essersi fatto proteggere per anni da guardie provenienti dalla Germania dell’Est. Si dice che il leader libico scelga personalmente, una ad una, le sue guardie e che, una volta selezionate, facciano voto di castità. Non solo abili combattenti specializzate nelle arti marziali, quindi, ma anche devote vestali. La volontà di appropriarsi di uno dei simboli del vecchio regime ha spinto gli insorti, dopo essere entrati ieri a Tripoli, ad occupare la famosa Piazza Verde, divenuta ben presto uno dei luoghi simbolo della rivolta contro il colonnello. Già ribattezzata piazza dei Martiri, è stata "invasa" dagli anti-governativi, che vi hanno sventolato le bandiere della Libia, strappando le immagini del raìs. Piazza Verde, durante il periodo coloniale italiano era chiamata Piazza Italia e dal 1951 al 1969 Piazza Indipendenza. In quel periodo ospitò la Fontana dei Cavalli Marini, il palazzo degli uffici del governo della Libia e il Consiglio delle Corporazioni della Libia Occidentale. 

Oggi nella piazza si trovano il Museo della Jamahiriya e il Congresso Generale del Popolo. Ha ospitato varie volte manifestazioni propagandistiche del regime di Gheddafi, anche nei mesi scorsi, quando il colonnello si è rivolto ai suoi sostenitori da un edificio antistante la piazza. A Tripoli c’è un altro dei simboli del regime di Gheddafi, il compound di Bab al-Aziziya ( La splendida porta), il centro nevralgico del potere del rais, che qui ha la sua residenza-bunker. Il complesso è una vera e propria cittadella che ospita al suo interno installazioni militari, abitazioni e la residenza dello stesso colonnello e dei suoi familiari. In pochissimi hanno avuto accesso al compound, che rimane avvolto nel mistero. Alcuni sostengono, infatti, che nell’area ci sarebbero anche dei bunker sotterranei nei quali avrebbe trovato rifugio lo stesso colonnello. 

Al centro di Bab al-Aziziya spicca il palazzo colpito in raid Usa nel 1986, mai ricostruito per volere dello stesso colonnello che lo fece ribattezzare "Casa della resistenza". Davanti al palazzo è stato anche realizzato un monumento in memoria dei fatti di 25 anni fa che mostra un pugno dorato che si chiude stritolando un caccia americano. Il "cuore" di Bab al-Aziziya rimane comunque top-secret. Ci sarebbe un’ala nascosta infatti presidiata dalle guardie scelte di Gheddafi, alla quale in pochi hanno avuto accesso. All’interno dell’immenso compound, in una zona verdeggiante, dove si incontrano cammelli al pascolo, si trova inoltre la celebre tenda beduina di Gheddafi, usata dal colonnello in tutte le sue visite ufficiali all’estero, arredata in stile arabo con divani, tappeti, cuscini sparsi ovunque, tavolini intarsiati e servizi da tè in ottone. Proprio la tenda beduina è stato in questi anni dei più ostentati simboli di potere del regime libico. Gheddafi, in ogni viaggio fuori dalla Libia, infatti, ha sempre preteso di alloggiare nella sua tenda, come avvenuto anche nell’agosto dello scorso anno in occasione del suo terzo e ultimo soggiorno del colonnello in Italia.