Licenza media per metà degli italiani

Fanalino di coda dell'Ue: più di uno studente su dieci rinuncia agli studi al primo anno delle superiori. In Campania e in Sicilia si arriva al 15% di abbandono

Italiani, popolo di ignoranti. Un’accusa per nulla campata per aria. È l’Istat, nella prima edizione del rapporto «Cento statistiche per il Paese», a snocciolare dati desolanti. E rivelano, prima di tutto, che la metà degli italiani ha in tasca solo la licenza media. Nel 2007 infatti il 48,2% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni si è conquistato, come titolo di studio più elevato, solo la licenza di scuola media inferiore. Con qualche punta ancora più negativa in Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia dove quasi sei abitanti su dieci (il 57%) sono fermi alle medie.

Una situazione che piazza l’Italia in fondo alla graduatoria dei paesi Ue insieme a Spagna, Portogallo e Malta. Tra gli stati più virtuosi, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Estonia dove solo il 10% della popolazione adulta è poco istruita. Nel nostro Paese, invece, la carenza scolastica non dilaga solo tra gli adulti, ma colpisce pesantemente anche i giovani.

Nell'anno scolastico 2005-06 si assiste a una vera e propria fuga dai banchi di scuola: l’11,1% dei ragazzi, cioè oltre uno studente su dieci, ha lasciato gli studi al primo anno delle superiori, senza completare dunque neppure l'obbligo formativo.

Ancora una volta la frattura tra Nord e Sud è evidente. È il Friuli-Venezia Giulia la regione con la quota di abbandoni più contenuta (6,2%) mentre i valori più elevati si trovano in Sicilia e in Campania, dove, rispettivamente, 15 e 14 studenti su 100 decidono di abbandonare le aule prima del tempo. Chi prosegue gli studi non sempre li porta a termine.

Solo il 75% dei giovani riesce a ottenere un diploma. Con la conseguenza che il nostro tasso di scolarizzazione è inferiore a quello della media Ue (77,8%). Un timido miglioramento, comunque, c’è stato: +2,6% al Sud tra il 2004 e il 2007 e +4% al Nord. Il passaggio all'università resta comunque ancora appannaggio di pochi. Si iscrivono a un corso poco più di 4 giovani su 10 diplomati (41,2%). Dal pubblico al privato. Anche l’Istat conferma che la gente, con o senza titolo di studio, si sente insicura perfino in casa propria. In particolare la criminalità è considerata tra i problemi prioritari per più della metà degli italiani (58,7%), secondo solo alla disoccupazione (70%). Al Nord il disagio è invece più radicato. La preoccupazione per rapine, delitti e reati di vario genere supera addirittura la questione del lavoro sicuro.

Non a caso crescono i delitti denunciati all’autorità giudiziaria: nel 2005 sono stati segnalati circa 44 delitti per 1.000 abitanti, con un incremento del 15,6% rispetto al 2002. Con poco più di 2,5 milioni di denunce, l’Italia è al quarto posto nella graduatoria europea, dietro Germania, Regno Unito e Francia. L’unica nota positiva nel quadro della criminalità è la flessione dei delitti contro la persona: omicidi, scippi, furti di auto e nelle abitazioni. Gli omicidi, in particolare, sono passati dai 13,1 per milione di abitanti nel 2000 ai 10,3 del 2005, al di sotto della media europea. Dati che attribuiscono all’Italia il titolo di Paese più sicuro d’Europa.