Liguri, marinai per passione

Liguria: popolo di armatori, pescatori e marinai, con un mare infinito, mutevole e pieno di sorprese e novità. Un popolo che ha sempre primeggiato, nell'arco dei secoli, nella marineria. Un passato marinaro fatto di scuole d'ascia e importanti cantieri navali, velieri, piroscafi e navi transoceaniche ma anche di famosi comandanti, esploratori e scienziati. Fino al secolo scorso, lo scarso traffico nel Mar Ligure era dovuto principalmente dai battelli dei pescatori e quelli delle famiglie benestanti, adesso le barche che solcano le stesse acque (che si distinguono in base alla lunghezza in natanti, imbarcazioni e navi) si contano a migliaia. Infatti, la costa ligure, lunga circa 300 chilometri e che, considerando le calette nascoste, i promontori, le baie e le scogliere si allunga fino a 450, negli ultimi anni è diventata sempre di più, meta di mega yacht e imbarcazioni di ogni tipo e misura.
Un passato di prim'ordine quindi che, sotto il profilo della nautica da diporto, ovvero navigare per puro piacere e senza rotte prefissate, non tende ad essere dimenticato, anzi. Lo dimostrano i dati delle barche immatricolate a Genova nell'ultimo anno e quelli delle immatricolazioni in generale: numeri da capogiro. Innanzitutto è necessario precisare che è stato impossibile ottenere un dato reale ed effettivamente vero in quanto, solo le barche che superano i 10 metri hanno l'obbligo di immatricolazione e quindi più facilmente identificabili, tutte le altre, comprese quelle dei piccoli pescatori, pur non avendo l'obbligo dell'immatricolazione hanno quello di pagare il «bollo marino», ovvero la tassa sui motori fuori bordo ed entrobordo, «che come il bollo dell'auto - ci spiegano in capitaneria - c'è chi la paga e chi no», mentre è assolutamente impossibile quantificare le barche a remi, quelle si comprano e si vendono senza nessun atto ufficiale. Per tanto, avere dei dati certi significherebbe effettuare un controllo incrociato tra le imbarcazioni immatricolate, i natanti che «dovrebbero pagare il bollo» e quelli a remi, rispettivamente con tutti i posti barche: praticamente impossibile. Ma i dati ufficiali, quelli sotto la luce del sole, sono comunque interessanti.
Nell'anno 2006, secondo la Capitaneria del porto di Genova, che presiede un territorio che va da Riva Trigoso ad Arenzano, sono state immatricolate 392 imbarcazioni (barche che superano i 10 metri e hanno un costo d'acquisto, che va da 10mila euro a qualche milione), ma 13.016 sono quelle che risultano, in generale, ancora «sul mare».
Ma i numeri non finiscono certo qua infatti, vanno aggiunte quelle inferiori ai 10 metri (quasi il doppio) e, d'estate, anche gli scooter d'acqua considerati, secondo la capitaneria, vere e proprie imbarcazioni da guidare (alzi la mano chi lo sapeva) addirittura con la patente nautica. In totale quasi 40 mila imbarcazioni! Mezzi nautici che si moltiplicano durante il periodo estivo ma che restano, nel resto dell'anno, comunque tantissimi. S
econdo i dati ufficiali infatti, la Liguria è una delle regioni d'Italia con il maggior numero di posti barca, ma trovarne uno libero è un'impresa titanica. I dati che pubblichiamo parlano chiaro: se si esclude il nuovo porto di Varazze, dove i prezzi hanno livelli davvero esagerati, in pratica tutti i porticcioli sono a tappo. Trovare un ormeggio per un anno è quasi impossibile: a Savona la lista d'attesa è di 550 nominativi, a Bocca di Magra di 300. Non c'è spazio a Sanremo Portosole, 827 posti barca, e neppure a Lavagna, che pure dispone di 1.600 posti. A Finale, ammettono i gestori del porticciolo, la coda è così lunga che per esaurirla, al ritmo attuale, ci vorrebbero non meno di 15 anni. Andora sta un po' meglio: forse ne basterebbero 7. Ormai non si trova una bitta libera nemmeno a Genova, dove pure negli ultimi anni l'antico scalo è stato attrezzato da decine di pontili. In quanto ai numerosi circoli nautici, neanche vale la pena di intervistarli. L'accesso non è facile, il numero dei loro ormeggi è chiuso da anni e l'idea di iscriversi per trovare un posto barca rappresenta una chimera. E allora dove metteranno la barca i tanti personaggi che ogni anno affollano gli stand del Salone nautico di Genova, entusiasti di poter realizzare finalmente il loro sogno di marinai in erba? Non certo lungo la costa ligure che, almeno per il prossimo ventennio, sarà sicuramente «terra bruciata».
Curiosando tra i dati del pubblico registro nautico, abbiamo scoperto che oltre 124 imbarcazioni considerate di lusso appartengono ad altrettante persone che abitano in Liguria. Barche che vanno da un prezzo di acquisto di 12 euro al massimo di 123 euro. Ma chi sono coloro che si possono permettere tali imbarcazioni, costose sia nel prezzo che nel loro mantenimento? Il 23 per cento dei proprietari risultano ditte o società con sede all'estero, poi il 35 per cento che abita e lavora nell'ambito della nostra regione e un restante 12 per cento che risulta in pensione.