La Liguria scrive la legge sulla castrazione

Il sindaco di Cicagna, Limoncini: «Servono pene molto severe»

(...) per punirli, che a commetterli siano i clandestini oppure gli italiani» attacca il capogruppo in Regione e segretario ligure della Lega Francesco Bruzzone. È lui ad annunciare che martedì prossimo in consiglio regionale, quando l’assemblea sarà fra l’altro impegnata a discutere dei Cpt, presenterà una mozione per far sì che la Regione proponga al Parlamento una legge sulla castrazione chimica. Il tutto, rincara Bruzzone, in un momento in cui «l’Europa sembra più che altro voler liberalizzare reati come la pedofilia».
E in seguito alle violenze che non molto tempo fa si sono verificate anche a Genova e Chiavari, ha deciso di schierarsi per la sicurezza delle donne anche Marco Limoncini, responsabile provinciale della Lega Nord Tigullio e sindaco di Cicagna. «I nostri cittadini non ne possono più di sentirsi ostaggi in casa loro - spiega Limoncini -. Siamo arrivati al punto di non poter più circolare per le vie delle nostre città in pieno giorno. Dopo i casi di Bologna e Milano, ora anche a Chiavari e Genova c’è tanta paura. Personalmente ho grande fiducia nelle istituzioni e nei corpi di polizia ma credo servano iniziative ferme e decise per porre fine ad azioni che definire incivili è parecchio restrittivo». Limoncini va giù duro: «Alle dichiarazioni del ministro Calderoli sulla castrazione chimica come possibile applicazione di pena, diversi politici hanno ribadito la volontà nel voler aprire la strada ad un ammorbidimento delle norme sull’immigrazione: una follia! In Italia una legge ad hoc come la Bossi-Fini non viene applicata, figuriamoci leggi più permissive. Le norme ci sono e vanno applicate, la giustizia deve fare la sua parte e comunque chi viene a casa nostra deve rispettare le nostre regole, altrimenti fuori. La gente non ne può più.».
Il segretario e sindaco leghista sottolinea come il livello di violenza sia fortemente aumentato, «tanto che alla gravità dello stupro dobbiamo aggiungere che le violenze avvengono alla presenza di altre persone, come in alcuni casi i fidanzati: uno sfregio totale per i cittadini». Integrazione? «A queste condizioni è quasi impossibile, perché la cultura di questi popoli dista anni luce dai nostri valori; sicuramente non è bello dover emigrare, ma non possiamo consentire a queste persone di imporre le loro regole e di calpestare la nostra civiltà».
La castrazione chimica non è questione di razzismo, avverte: «Noi razzisti? Assolutamente no. Ben vengano gli immigrati regolari che onestamente lavorano a mettono su famiglia. Fuori invece tutti i clandestini e chi ha commesso reati. La castrazione chimica è un rimedio civile, altri paesi europei l’hanno introdotta da diversi anni con buoni risultati».
Giusta o sbagliata, la posizione di Marco Limoncini sta ottenendo l’appoggio di tanta gente. Quella che comincia veramente ad aver paura.