On line i redditi dei ministri La Severino batte tutti: è un avvocato da 7 milioni

Ha difeso grandi banche, Prodi, Caltagirone e l’Eni. "Chi guadagna non è un peccatore. E ho pagato 4 milioni di tasse".<strong><a href="/interni/la_lady_ferro_lacrime_sacrifica_mezzo_stipendio/22-02-2012/articolo-id=573360-page=0-comments=1" target="_blank"> La lady di ferro in lacrime sacrifica mezzo stipendio</a></strong>

Quando il suo nome era circolato nel totoministri del governo Monti, molti avevano liquidato la questione con un’alzata di spalle: «Guadagna troppo per andare alla Giustizia». E invece Paola Severino ci è andata. E ora che i suoi redditi sono online si scopre che il suo studio di avvocato era un miniera d’oro. Nel 2010 Paola Severino ha guadagnato qualcosa come 7.005.649 euro. Una cifra colossale che fa di lei il re Mida dell’esecutivo Monti. La Severino, napoletana, classe 1948, difende da sempre le grandi banche e ha una clientela di primissimo ordine: dalla Banca d’Italia a Deutsche Bank, a Unicredit. E ancora Romano Prodi, per la vendita della Cirio, l’editore del Messaggero Francesco Gaetano Caltagirone, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e l’Eni.

Una carriera da prima della classe. La formazione, dopo la laurea, inizia nello studio dell’avvocato Adolfo Gatti e prosegue in quello del professore Giuseppe De Luca. Poi apre il suo studio a Roma, in zona Prati, e per qualche tempo lavora in tandem con Giovanni Maria Flick. Quindi le sue arringhe non si contano più; la Severino ha una marcia in più: diventa professore ordinario di Diritto penale e dal 2006 è vicerettore della facoltà di Giurisprudenza della Luiss. Non solo: lei, donna e per di più con un handicap al braccio, è anche vice presidente del Consiglio superiore della magistratura militare. Insomma, senza piagnistei e scorciatoie, raggiunge i vertici della professione e ha le sue soddisfazioni in università.
Così la professoressa Severino entra a buon titolo nel governo dei professori.

Il 16 novembre scorso batte un altro primato: è la prima donna Guardasigilli. Una scelta che fa bene al curriculum ma non al portafoglio. I suoi redditi precipitano: da ministro incassa 195.255,20 euro all’anno. Briciole rispetto agli incassi di una vita. Ma lei prende l’incarico sul serio: «Mi sono cancellata dall’albo e non ho più messo piede nello studio - racconta nei giorni scorsi - ho lasciato l’università e ora gli italiani potranno vedere quanto guadagno ma anche quanto contribuisco con le tasse allo Stato». In effetti, nel 2010, lo Stato si è tenuto 4.017.761 euro.

Una salasso, anche se le sono rimasti circa 3 milioni. Lei riassume alla sua maniera: «Chi guadagna e paga le tasse non è un peccatore e va guardato con benevolenza e non con invidia».
Certo, l’esperienza del governo Monti è a termine. Che cosa farà da grande Paola Severino? Due le alternative: il ritorno alla professione o l’avvicinamento alla Consulta. Intanto trova pure tempo per divertirsi con i processi storici. Nel 2010 ha difeso, nientemeno, Galileo Galilei. Un incarico prestigioso, ma senza parcella. Peggio di una difesa d’ufficio.