Linea dura contro le scuole coraniche Il Pakistan «deporterà» gli stranieri

Scade domani l’ultimatum di Musharraf che intima loro di lasciare il Paese, ma 700 studenti si rifiutano di obbedire

Fausto Biloslavo

In Pakistan le madrasse (le scuole coraniche) non espelleranno gli studenti islamici stranieri, come intimato dal governo con un ultimatum che scade domani. Le autorità, però, sono pronte a «deportare» gli stranieri ancora presenti nelle madrasse verso i loro Paesi di origine.
La scorsa estate erano circa 1.400 gli studenti iscritti alla scuole coraniche pachistane, quando il presidente Pervez Musharraf decretò la loro espulsione in seguito agli attentati di Londra. Almeno tre dei quattro kamikaze che hanno attaccato la metropolitana della capitale inglese, il 7 luglio scorso, uccidendo 56 persone, l’anno precedente erano stati in Pakistan, dove avevano subito l’influenza del radicalismo islamico. Shehzad Tanweer, ammiratore di Osama bin Laden, considerato il capo-cellula, aveva frequentato madrasse estremiste e incontrato esponenti dei gruppi radicali sunniti messi fuori legge da Musharraf.
Gli studenti stranieri provengono da Afghanistan, Bangladesh, Indonesia, Filippine, Giordania, Thailandia, Kirgizistan, Ciad, Etiopia, Tanzania, Portogallo e persino Cina. Almeno la metà di loro ha già lasciato il Pakistan, ma circa 700 studenti hanno deciso di sfidare l’ultimatum. Ieri l’Unione centrale delle scuole coraniche pachistane, uno dei principali organismi di coordinamento delle madrasse, è uscita allo scoperto. «Non accetteremo di espellere gli studenti stranieri. Non sono terroristi o criminali e sarebbe illegale mandarli via», ha affermato uno dei responsabili del comitato, Hanif Jallandari, ricordando che «da noi non studiano persone ricercate». Secondo Jallandari il provvedimento «imposto da Musharraf è illegale, discriminatorio e va contro i principi dell’Islam».
Le autorità del Punjab, la più importante provincia pachistana, hanno deciso di dare il via libera alla deportazione degli stranieri che ancora frequentano le madrasse. L’annuncio è stato dato dal dipartimento degli Interni locale a meno di 48 ore alla scadenza dell’ultimatum. Uno degli attentatori di Londra aveva frequentato una madrassa proprio in Punjab. Anche nella vasta provincia meridionale di Sindh le autorità sono pronte a «deportare» gli stranieri. I visti di 92 studenti della zona sono già stati cancellati. Salahuddin Haider, portavoce del governo provinciale, ha detto che l’operazione «potrebbe durare una settimana a causa dei problemi logistici legati alle disponibilità dei voli» per rimpatriare gli illegali.
Secondo il ministro degli Interni pachistano, Aftab Ahmed Khan Sherpao, almeno il 65% degli studenti stranieri ha già lasciato il Paese, ma il governo non estenderà l’ultimatum del 31 dicembre. La decisione era stata presa da Musharraf per combattere il proselitismo radicale di molte madrasse, che fanno il lavaggio del cervello ai giovani istigandoli alla guerra santa.
Le scuole coraniche ufficialmente censite sono 12mila, rispetto alle 147 dei tempi dell’indipendenza nel 1947. In gran parte seguono la scuola Deobandi, che ha influenzato la nascita del movimento talebano in Afghanistan. Negli anni Ottanta le madrasse si moltiplicarono grazie ai fondi dei Paesi arabi, soprattutto sauditi. Le scuole coraniche servivano da fucine di mujaheddin, i partigiani islamici che poi andavano a combattere in Afghanistan contro l’Armata Rossa, finanziati dalla Cia. Dieci anni dopo il calderone delle madrasse si è rivelato un boomerang, diventando la culla degli studenti guerrieri del mullah Omar, il leader guercio dei talebani.
Il problema è che oltre agli istituti ufficiali, che garantiscono un minimo di istruzione e una razione di riso a un milione di giovani provenienti da famiglie povere, esistono altre 6-8mila madrasse illegali. Molte si trovano nell’area tribale al confine fra Pakistan e Afghanistan, retrovia dei resti dei talebani e di Al Qaida.