L'inquinamento? Si regola grazie al mercato

Fino al 1960 quando si parlava di inquinamento si faceva riferimento solo alla teoria di Arthur Cecil Pigou

Almeno fino al 1960 quando si parlava di inquinamento si faceva riferimento solo alla teoria di Arthur Cecil Pigou (1877-1959) scritta in The Economics of Welfare. I nostri professori di economia hanno continuato a contrabbandarla come attuale anche negli anni '90 (quando chi scrive studiava appunto economia) e molti continuano anche oggi. La teoria delle esternalità di Pigou gode del medesimo infausto successo della teoria keynesiana della spesa pubblica, come motore della crescita economica. La teoria di Pigou sosteneva, per farla semplice, che quando un'industria inquinava (rumore o fumi per fare qualche esempio pratico) c'erano due strade: o regolamentare la dose di inquinamento accettabile (che poteva anche essere zero) o tassare quell'impresa di modo che il suo profitto diminuisse a favore di una sua redistribuzione a favore della collettività danneggiata. Ronald Coase (1910-2013) cambia completamente approccio in uno straordinario articolo titolato «The problem of Social cost», pubblicato nell'ottobre del 1960 su The Journal of law and economics e che valse al Nostro il Nobel nel 1991. E passa da quello dirigistico (regole e tasse) a quello di mercato. Sempre molto semplificando, Coase abbandona ogni pregiudizio e si prefigge di mettere a confronto e regolare il rapporto tra i diversi soggetti coinvolti, per rendere possibile e conveniente la loro coesistenza sul territorio: per Coase inquinatore ed inquinato possono trovare un accordo. Un'intesa che sia ottimale dal punto di vista complessivo. Quanto vuole il proprietario di un fondo affinché le pecore di un pastore ci pascolino sopra rovinandogli una parte del raccolto? Quanto vuole in termini monetari una comunità per cambiare infissi affinché i rumori inquinanti della fabbrica siano sopportabili? Al contrario di quanto uno possa credere non si tratta di «mercificare l'inquinamento», ma al contrario stabilire un diritto di proprietà sull'aria che respiriamo o sulla pace acustica. Se forniamo ai componenti di una comunità questi diritti di proprietà, loro potranno scambiarli con un grado di inquinamento per loro accettabile: si passa dalla decisione pubblica allo scambio di mercato. In termini generali spesso l'accordo tra le parti, lo scambio di mercato, produce un vantaggio per la comunità molto superiore rispetto all'imposizione di una tassa o di una regola sull'inquinatore.

Coase, nel suo articolo su The Journal of law and economics, si chiede come mai una teoria così sbagliata come quella di Pigou sia stata così influente. E ironicamente si risponde che forse ciò è dovuto anche all'oscurità con cui è scritta: è l'effetto latinorum che ha così bene descritto il Manzoni: «Non essere chiari, fa sì che non si sia così chiaramente in errore», scrive Coase.

Il tema è ancora di stringente attualità. Sarebbe sufficiente vedere cosa ha combinato il parlamento sulla questione delle buste biodegradabili, per comprendere come Pigou abbia vinto, fuori tempo, e Coase sia ancora ignorato.