L'ira di Berlusconi contro il Pd: "Insolenti, sabotano le riforme"

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In una lettera al <em>Corriere</em> Berlusconi lancia la sua idea per far ripartire l'economia: &quot;Pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all'investimento&quot;. Secco no del Pd. Bersani: &quot;Berlusconi deve fare un passo indietro e
togliere dall’imbarazzo il paese&quot;. Anche Casini non ci sta. La replica del premier: &quot;Opposizione irresponsabile e insolente&quot;. <strong>SONDAGGIO <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=170">Come finirà la crisi politica?</a></strong>
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Milano - A stretto giro di posta il Pd replica a Berlusconi, che dalle colonne del Corriere aveva proposto a Bersani un "piano bipartisan per rilanciare la crescita economica". I democratici rispondono picche: "Sì al confronto, ma non con Berlusconi premier". Chiusura anche dall'Udc che con Casini avverte: "Chi sta al governo ha il compito di fare non di scrivere articoli inventandosi nemici su proposte inesistenti". Un "no" che non è piaciuto a Berlusconi, la cui proposta è volta l rilancio della nostra economia. "L'opposizione - replica il Cavaliere - si dimostra irresponsabile e insolente". Ad ogni modo venerdì verrà presentata in Consiglio dei ministri la proposta di riforma costituzionale "in senso liberalizzatore dell’articolo 41". "Bisogna liberare - aggiunge il premier - definitivamente l’Italia dalla mentalità assistenzialista e statalista che deprime lo sviluppo, ostacola gli investimenti e la creatività dei mercati, distrugge ricchezza e lavoro, minaccia il futuro delle giovani generazioni".

L'invito del premier a Bersani Il presidente del Consiglio prende carta e penna e, in una lettera al Corriere della sera, spiega le ragioni per cui è meglio non andare subito alle elezioni: "Ci sarebbero contraccolpi sui mercati". A chi pensasse che Berlusconi comincia ad aver paura di perdere, in caso di voto anticipato, il premier risponde ragionando da statista, con un'analisi che è rivolta ai problemi reali del Paese e alle possibili misure da porre in essere, anche con un piano bipartisan, per la crescita del Paese. Uno sforzo congiunto, tra maggioranza e forze responsabili dell'opposizione, per ridare fiato all'economia. 

No alla patrimoniale secca "Vorrei brevemente spiegare - scrive il Cavaliere - perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, "preferirei di no", ed esprime invece una irriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico. Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da "formichine", un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così", ammonisce il premier.

Una frustata al cavallo dell'economia "L’alternativa - prosegue Berlusconi - è tra una 'botta secca', ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande "frustata" al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi. Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura. Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso".

Avanti sulla strada liberale "Per fare questo - puntualizza il presidente del Consiglio - occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La 'botta secca"'è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale".

La locomotiva tedesca "La Germania - scrive ancora il Cavaliere - lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto. Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano".

L'appello a Bersani  Dopo questa accurata analisi del quadro economico arriva l'appello a Bersani: "Dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani. Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil".

Più libertà e incentivi fiscali "Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza - prosegue il presidente del Consiglio -  un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro".

Bersani: "Il premier faccia un passo indietro" Il Pd non ci pensa nemmeno a collaborare con il governo per lo sviluppo e la crescita economica del Paese. A Bersani interessano soltanto le dimissioni di Berlusconi. "Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità ma Berlusconi deve fare un passo indietro e togliere dall’imbarazzo se stesso e il paese", ha commentato il segretario del Pd arrivando alla presentazione di un libro di Massimo Franco. "Per rivolgersi in modo credibile all’opposizione - ha sottolineato Bersani - Berlusconi dovrebbe poter rivolgersi credibilmente anche al paese e alla comunità internazionale".

Chiusura anche da Casini Come da copione anche l'Udc chiude le porte al dialogo. "Chi sta al governo ha il compito di fare non di scrivere articoli inventandosi nemici su proposte inesistenti", ha replicato Casini precisando che "nessuno in Parlamento ha proposto la patrimoniale". Casini ha spiegato: "Berlusconi è al governo, aveva tre anni di tempo per fare le cose che oggi scopre, come le liberalizzazioni che ha bloccato. Se vuole lavorare, lavori. Chi sta al governo deve fare le cose non scriverle sui giornali". Il leader centrista insiste poi sul fatto che quella contro la patrimoniale "sarebbe una battaglia santa ma non mi risulta che ci sia una proposta in Parlamento". E ai giornalisti che gli chiedono se l’appello del premier all’opposizione sia tardivo spiega: "Non è né troppo tardi, né troppo presto. Berlusconi è chiamato a lavorare per il Paese, sono tre anni che stiamo attendendo le liberalizzazioni". Nulla di strano quindi per Casini che il premier si sia rivolto a Bersani: "E' legittimo e non mi offende, probabilmente preferisce Bersani, ma mi piacerebbe che lo facesse per parlare di cose serie".

L'ira di Berlusconi Il premier Berlusconi prende atto delle "risposte propagandistiche" e degli "atteggiamenti irresponsabili e insolenti di una parte delle opposizioni di fronte all’unica proposta seria in campo per rilanciare l’economia e la società italiana e per curare nel solo modo possibile, e cioé con un grande piano nazionale per la crescita, il debito pubblico". Ma il Cavaliere ha assicurato che "il governo e la maggioranza faranno comunque la loro parte nel Parlamento e nel Paese con il rigore istituzionale necessario e auspicato da tutti, a partire dal presidente della Repubblica". Proprio per questo, nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo, si aggiungerà un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno, per il quale si stanno approntando da mesi gli strumenti operativi.

Il Cav contro il partito della patrimoniale Berlusconi ha poi avvertito che "il partito dell’imposta patrimoniale e dell’ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere". "Questo partito - ha continuato Berlusconi - riceverà un primo, decisivo colpo con il varo dei decreti sul federalismo fiscale. Il governo ha sbarcato l’ultimo nucleo organizzato di politicanti incapaci di vedere oltre la frontiera della Prima repubblica, e ora ha la forza per realizzare il suo programma proponendo un confronto parlamentare serio sulle questioni di vero interesse nazionale che riguardano i cittadini, le imprese, i giovani e i lavoratori". "Chi si assumesse la responsabilità di sabotare con atteggiamenti ostruzionistici questo che è il programma votato dalla maggioranza degli italiani ne renderà conto agli elettori, giudici sovrani esclusivi della politica nazionale".

Bersani: "Premier suscettibile" "Ha la pelle sottile di un bambino Berlusconi, è molto suscettibile", ha nuovamente ribattuto Bersaniaggiungendo che "se ne faccia una ragione, se pensa con qualche diversivo propagandistico di risolvere il problema, si sbaglia". "Non è la prima volta che quando è in difficoltà lancia ponti che poi smantella dopo un minuto - ha ricordato il leader del Pd - se avesse senso di responsabilità prenderebbe atto della situazione e farebbe finalmente il gesto da statista che aspettiamo da tempo".