L'ironico Ricossa contro i preconcetti sulla solidarietà

Sergio Ricossa è il numero uno. State certi che in questa rubrichetta di recensioni liberali, ve lo proporremo in tutte le salse

Sergio Ricossa è il numero uno. State certi che in questa rubrichetta di recensioni liberali, ve lo proporremo in tutte le salse. Diciamo così: è il maestro di tutti gli economisti liberali che seguirono e la perfetta sintesi di coloro che lo hanno proceduto. Colto, ironico, pigro e sempre controcorrente. Non per vezzo, ma per circostanza.

Oggi vi consigliano un libretto delizioso: I pericoli della solidarietà, pubblicato dalla Rizzoli nel 1993. Copertina rossa e sottotitolo così così: Epistole sul dosaggio di una virtù . D'altronde è lo stesso autore a sfottere la casa editrice. Nelle prime pagine spiega come il titolo originale del suo libro sarebbe stato semplice: Contro la so lidarietà . Ma evidentemente i funzionari milanesi hanno ritenuto di renderlo più morbido, per tutelare «la mia incolumità» ironizza Ricossa affrontando così subito il cuore del libro. Il libro è costruito in forma di ipotetiche lettere a parenti, amici e animali domestici. È un florilegio di motti, di citazioni, di ironie, di costruzioni apodittiche. Il filo rosso che si dipana è la critica ai luoghi comuni sui benefici della solidarietà. Con Milton Friedman ricorda: «Chiunque è libero di far del bene, ma a suo spese». Ma non basta, aggiunge Ricossa: il benefattore incapace deve risarcire di tasca sua chi voleva beneficiare e a cui invece ha causato, come spesso avviene, solo danno.

Insomma, l'avete capito, il pregiudizio, in senso popperiano, del nostro è che la solidarietà è lo scudo dietro al quale si difendono i peggiori interventi pubblici. Ricossa ha l'abilità di spostare il mirino sui nostri comportamenti micro, sulle nostre passioni. Insomma cala nella realtà, quello che altrimenti potrebbe sembrare solo un pregiudizio ideologico. Eterodossa la sua critica alla teoria marxiana: «Quando Marx, per nostra disgrazia, si mise in mente di guarirci di tutti i mali, cadde in tre errori, e il primo, grave, fu di non chiederci se eravamo d'accordo. Il secondo, veniale, fu di sbagliare la teoria del valore economico. Esiste un terzo errore di cui poco si parla: egli cincischiò a proposito dei mali peggiori, che secondo i non bugiardi romanzi di appendice sono l'amore non ricambiato e la morte (il colmo dunque è la morte per amore non ricambiato)».

Non è un caso se il sobrio economista sabaudo intento a scrivere contro la solidarietà dedichi la sua prima formidabile lettera proprio alla paradossale mancanza di solidarietà di uno sconosciuta che incontra quotidianamente per strada. Ricossa è colto, ma soprattutto dotato di quel buon senso che gli permette di rendere comprensibile ciò che per molti si potrebbe sciogliere solo con complicati ragionamenti filosofico-economici.

Commenti

Mario Mauro

Lun, 20/07/2015 - 20:55

Leggere Ricossa è sempre stato affascinante. Tranne quella volta in cu scrisse un articolo contro Berlusconi in uno dei primi pochi numeri della "Voce" . Articolo che non sembrava scritto da lui ma da una delle penne giacobine di Repubblica.