La lista nera dei pasdaran

Per capire bene la decisione degli Stati Uniti di inserire nella lista delle organizzazioni terroriste i Guardiani della Rivoluzione islamica, bisogna riaprire la carta del Medio Oriente. Perché se vero che, dato il loro immenso potere (dal petrolio alla tecnologia atomica fino all’allevamento di api da miele), occuparsene significa affrontare il problema del presidente Mahmoud Ahmadinejad, quello che è interessante nell’operazione Usa è anche un altro punto: agire direttamente contro la minaccia iraniana che non è solo il suo programma nucleare, ma anche con la gestione quotidiana dell’esercito dell’eversione mondiale. Inserire nella «lista nera» i Pasdaran, quindi, vuol dire mettere all’indice l’azione iraniana in Medio Oriente, inteso come campo di addestramento della jihad islamica, e ci invita a guardare non solo a Busher o a Natanz o agli altri siti in cui si arricchisce l’uranio, ma all’Irak, all’Afghanistan, ai Palestinesi, alla Siria e al Libano.
Facciamo un esempio: un commentatore del giornale arabo stampato a Londra Al Quds al Arabi, Abdul Bari Atwan, esaminando il discorso del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah tenuto martedì a Dahia, la zona di Beirut dove regnano le sue milizie, non ha dovuto faticare molto per trovare una chiave interessante. Il capo del partito sciita ha annunciato, secondo Atwan, il possesso da parte degli Hezbollah di armi «sporche» e l’intenzione di utilizzarle. Nasrallah, infatti, parlando dell’eventualità di una prossima guerra, ha detto di stare preparando una «sorpresa che non solo deciderà gli esiti del conflitto, ma che cambierà il fato dell’intera regione». Atwan sostiene che Nasrallah non esiterà a usare questa sorpresa, dato che una volta fornito di missili «non esitò ad attaccare il fronte interno di Israele». Se il possesso di armi di distruzione di massa da parte degli hezbollah è vero, non c’è certo da andare molto lontano per scoprire chi l’ha aiutata: il braccio militare dei Pasdaran, ovvero la Quds Force, secondo molte fonti americane e israeliane, ha fornito armi e addestramento agli hezbollah dal 1980, li ha sostenuti anche durante l’ultima guerra, ha tenuto a bada l’Onu grazie a Cina e Russia, i suoi migliori partner commerciali. Le tattiche e le strategie degli hezbollah, oltre che alla flessibilità di Nasrallah, sono dovute alla genialità dei Pasdaran, i quali hanno capito che possedere un arsenale missilistico in grado di colpire le città israeliane è un patrimonio decisivo nel nuovo conflitto asimmetrico.
Anche Hamas, sempre con l’aiuto dei Pasdaran, si è a sua volta munita di numerosi missili terra-aria e anticarro sofisticati: nonostante sia più difficile rifornire gli integralisti palestinesi, anche l’arsenale di Gaza è ormai una realtà minacciosa, ed è tutta iraniana. In più il fatto che Hamas che non possieda navi ma abbia annunciato la costruzione della sua flotta a Gaza spinge a guardare un po’ più su nella carta geografica per trovare lo sponsor. Bisogna guardare anche alle ambizioni di Mosca sul Mediterraneo, che si sono manifestate in Siria, dove si aprono due basi navali russe e si riempiono gli arsenali di missili iraniani come mai prima nella storia di Damasco. Anzi, ora che anche la Siria è diventata una foresta di armi puntate su Israele, il Medio Oriente, salvo una decisa azione anti jihad, rischia di scivolare in un nuovo conflitto per disegno e per inerzia, magari proprio alla vigilia della conferenza di pace di novembre a Washington.
L’altolà di Washington ai Pasdaran è teso a salvaguardare la speranza di «un orizzonte di pace», come dicono Condoleezza Rice e Tzipi Livni. Ma questo orizzonte può svanire se la strada ora aperta dagli Stati Uniti, ovvero quella di riconoscere le reali minacce e di tenere alta la guardia, non viene seguita. Mettere i Guardiani della Rivoluzione nella «lista nera» è un cambiamento di rotta che di fatto riconosce il fallimento del tentativo del maggio scorso di negoziare con l’Iran, dopo quasi trent’anni di black out diplomatico: l’azione Usa dovrebbe distruggere, dopo lo scarso successo delle sanzioni contro Teheran, la rete affaristica dei Pasdaran. I Guardiani della Rivoluzione hanno aumentato enormemente il loro volume d’affari da quando Ahmadinejad è salito al potere nel 2005: le imprese di costruzione a loro legate hanno ricevuto, dice l’organizzazione parigina di resistenza al regime, commesse per quasi 5 miliardi di dollari per la sotterranea di Teheran, per una condotta di petrolio e per lavori in alcuni giacimenti di gas naturale. Molte compagnie che producono la tecnologia nucleare sono di proprietà dei Pasdaran. Non c’è campo che non li veda potenti protagonisti. I Guardiani hanno una marina, un’aeronautica, un corpo d’élite di 125mila uomini che in Iran sono un potere alternativo e nello stesso tempo la spina dorsale di un Paese che promuove in tutto il mondo una sconvolgente rivoluzione. La decisione americana propone alla comunità internazionale, se saprà capirla invece di impaniarsi nelle solite critiche alla Casa Bianca, il rapporto tra la fine della produzione dell’atomica e il taglio dei rifornimenti al terrorismo mondiale.
Fiamma Nirenstein
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