La lista rossa del terrorismo: i 75 protetti dalla Francia

Sono 75 i terroristi condannati che da anni vivono in Francia protetti dal governo
locale. Alla luce del sole come Oreste Scalzone, nel buio della
clandestinità come Cesare Battisti (<em>nella foto</em>)

Stefano Zurlo
Settantacinque, uno più o uno meno. Tanti sono i terroristi rossi, i fiancheggiatori, i militanti condannati per associazione sovversiva o banda armata che da anni vivono in Francia «protetti» dal governo locale. Alla luce del sole come Oreste Scalzone, nel buio della clandestinità come Cesare Battisti. L’elenco dell’Antiterrorismo viene continuamente aggiornato sin dalla metà degli anni Settanta allorché il gruppo Sinistra Proletaria di Curcio e Franceschini costrinse all’esilio oltreconfine Corrado Simioni che fondò il cosiddetto Superclan, raccordo di organizzazioni eversive riconducibili al centro studi Hyperion. Ecco la «lista» degli intoccabili ospiti italiani.
Giovanni Alimonti. Leader delle prime Br-Pcc, centralinista-talpa alla Camera, arrestato e scarcerato per decorrenza termini nell’83, va al soggiorno obbligato in provincia di Roma da dove scappa per rifugiarsi nel nord della Francia. Ammanettato a Parigi il 23 settembre 1988, deve rispondere di una condanna a 22 anni (processo Moro-ter)
Gregorio Scarfò. Colonna genovese delle Br, dieci anni di condanna, uccel di bosco dal 1976. Ultime segnalazioni: in Sudamerica e in un paio di quartieri periferici della capitale francese bagnati dalla Senna.
Massimo Carfora. Già membro dei Colp, preso nel 1988 quand’è ai vertici degli Ncc, vive stabilmente a Parigi. Ha un ergastolo.
Guido Minnone. Colonna toscana delle Br (brigata Mantini), rivendica gli omicidi Tarantelli e Ruffilli, è prosciolto per il delitto di Lando Conti. Latitante, ha una condanna per associazione sovversiva.
Walter Grecchi. Autonomia, nel ’77 è coinvolto nelle indagini sulla morte del poliziotto Antonio Custrà a Milano. Vive libero a Parigi. Nessuna risposta sulla grazia chiesta dalla madre, provvedimento di clemenza invece accordato a due ex latitanti «francesi»: Claudio Cerica, AutOp, e Paola Maturi, moglie di Alimonti, «l’infermiera» della colonna romana delle Br condannata a 22 anni al Moro-ter.
Luigi Rosati. Ex esecutivo nazionale di PotOp, fedelissimo di Scalzone, arrestato nel 1978, ha una condanna a cinque anni per l’attività delle Fca (Formazioni comuniste armate). Giornalista, etnomusicologo, vive a Parigi.
Carla Vendetti. Inserita nella colonna romana delle ultime Br, a metà aprile ’93 viene condannata a Parigi a cinque anni. Nel 2001 incamera altri otto anni per associazione sovversiva e banda armata. È entrata nelle indagini sui delitti Biagi e D’Antona. Segnalata tra Parigi, Antibes e Lione.
Marina Petrella. Arrestata nel 1979, scappa dal soggiorno obbligato, braccio destro della Balzerani, fa parte della Direzione Strategica. Ergastolo al processo Moro-ter, la sua abitazione parigina è stata perquisita di recente (2003) nell’ambito dell’inchiesta su Maj, leader del Carc. Coinvolta nelle indagini sul sequestro del giudice Urso, è una «irriducibile» del Partito Guerriglia.
Stefano Petrella. Fratello di Marina, brigatista, ha due condanne al carcere a vita: per l’omicidio di Roberto Peci, fratello del pentito Patrizio, e al Moro-ter.
Raffaella Esposito. Prima Linea, latitante fino al 1987, fondatrice Ucc, condannata 27 anni.
Simonetta Giorgieri. Come terrorista nasce nel Comitato rivoluzionario toscano, sospettata dell’omicidio del generale Hunt, arrestata a Capodanno del ’90 a Parigi. Resta tre anni in galera, poi va in soggiorno in Normandia da dove, nel ’95, si dà alla macchia. Entra nelle indagini Biagi e D’Antona.
Giancarlo Santilli. Prima Linea, deve espiare una pena a 19 anni, sei mesi, tre giorni per vari reati.
Marcello Tammaro Dell’Omo. Struttura Sud delle Br, il suo nome spunta nell’inchiesta D’Antona. Si dissocia nel 2001 ma non si consegna alla giustizia italiana per chiarire il suo ruolo nelle nuove Br-Pcc. Vive nelle campagne del sud del Paese.
Francesco Nuzzolo. Ex prima linea, ex Colp, deve espiare una condanna a 7 anni.
Roberta Cappelli. Detta «la secca», ex Ucc, reclutata dal brigatista Bruno Seghetti, in clandestinità nel 1980 è arrestata due anni dopo, scarcerata per decorrenza termini. Riarrestata poco dopo, scappa in Francia. Ha tre ergastoli. Vive a Parigi, è sotto estradizione, fa l’architetto.
Vincenzo Spanò. Ex Colp, sei anni di reclusione. Parigi è la sua casa.
Sergio Tornaghi. Ex della colonna «Walter Alasia», ergastolano dal 1986, scappa tra gli esuli amici ma nel 1985 è fermato a Bordeaux.
Cesare Battisti. Ex Proletari Armati per il comunismo, scrittore noir, Battisti ha l’ergastolo per l’omicidio del gioielliere Torregiani. Lascia per sempre la portineria del palazzo dove lavora a Parigi il 18 agosto 2004, giorno della sua estradizione in Italia.
Giorgio Pietrostefani. Ex Lotta Continua, condannato a 22 anni per l’omicidio Calabresi. Scappato in Francia poco tempo prima della sentenza definitiva, è irreperibile.
Enrico Villimburgo. Ergastolo al Moro-ter. Arrestato nel 1982, quattro anni dopo è in libertà provvisoria, poi vola in Francia dove è sorpreso in un covo di Parigi dalla gendarmeria. Il finto signor «Luigi Benvenuti» sverna a Parigi con regolare permesso di soggiorno.
Oscar Tagliaferri. Ex Prima Linea, segnalato in Costa Azzurra, con il compagno Baldasseroni va in Perù, poi torna in Francia. Le accuse: triplice omicidio, traffico di droga.
Lorenzo Carpi. Ergastolo per l’omicidio del sindacalista Guido Rossa, fece da palo ai killer. Segnalato nel nord della Francia.
Enzo Calvitti. Ex Ucc, poi «brigata ospedaliera», il suo nome compare nelle indagini D’Antona. Condannato al Moro-ter (21 anni) è fermato a Parigi dall’Antiterrorismo con l’ex bierre Anna Mutini e con Dario Faccio. Rimesso in libertà, non si è fatto più trovare.
Maurizio Di Marzio. Ex Br-Pcc, diciassette anni di condanna nel ’92, partecipa al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone, vive a Parigi con regolari documenti francesi.
Giovanni Vegliacasa. Ex Prima Linea, rientra nella black list degli estradabili nell’accordo (di facciata) fra Italia e Francia.
Giambattista Marongiu. Ex Pot Op, condanne prescritte, cittadinanza francese, scrive per Libération.
Livio Baistrocchi. Br, colonna genovese, sequestra l’armatore Costa. Ergastolano, segnalato a Parigi, sfugge al blitz di via Fracchia a Genova. Scomparso.
Gianfranco Pancino. Ex Pot Op, ex Rosso-Brigate Comuniste, arrestato nel 1987, condanne per 24 anni di carcere. Apprezzato ricercato all’istituto Pasteur, ha ricevuto l’appoggio di alcuni premi Nobel contro la sua estradizione.
Gino Giunti. Br-Toscana, citato nell’inchiesta D’Antona, arrestato nell’82 a Massa, nel ’90 a Parigi, condannato a sei anni.
Enrico Porsia. Brigate Rosse, condanna a 13 anni, rifugiato politico, lavora per l’associazione «Amnistia!».
Andrea Morelli. Ex Pot Op, condannato al processo Cocori (8 anni) risiede a Parigi dove fa l’esperto informativo e cura l’associazione «XXI secolo» per i latitanti italiani.
Giuseppina Pisano. Ex Br, condanna per banda armata, vive da 19 anni a Parigi. Ha il permesso di soggiorno.
Raffaele De Blasi. Ex Prima Linea, arrestato a Collegno in un covo, ha un residuo pena di 8 anni e 2 mesi.
Gianni Mainardi. Ex rivista milanese Rosso (autonomia), trascorsi minori, detto il «comunista dandy», dirige un apprezzato ristorante.
Ma negli elenchi dell’Antiterrorismo figurano numerosi altri nomi, noti e meno noti. Alla voce «Brigate Rosse» ecco Pinna, Vecchione, Balocco, Davanzo, Galletta, Bonaglia, Passigatti, Bressan, Delogu, Morabito ecc. Quanto a «Prima Linea» ci sono Barbierato, Brambilla, Bergamin, Fontana e De Luca. Alla voce «altri» ci si perde in decine di nominativi in rigoroso ordine alfabetico: da Cirincione (Avanguardia rivoluzionaria) a Marinelli (Mcr), da Ventura (Fcc) fino a Zuccato (AutOp).
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
(1-continua)