L'Italia degli sprechi: altro che sottosegretari Dimezziamo i deputati

Si grida allo scandalo per 9 nuovi sottosegretari, non per quanto ci
costano i 945 deputati e senatori

Dimezziamo il numero dei parlamentari. Facciamolo subito. Anzi, mi sembra che sia già un po’ tardi. Perché non l’abbiamo ancora fatto? Avanti, dimezziamo. A che servono 945 deputati e senatori? A che serve il gruppo di rappresentanti del popolo proporzionalmente più nutrito del mondo? Perché dobbiamo continuare a pagare questo cifra stratosferica di stipendi, benefit e privilegi? È stato calcolato che ogni deputato, complessivamente, costa alle tasche degli italiani 1,5 milioni di euro l’anno. Visto che è tempo di sacrifici. Perché non cominciare da qui?

Il premier Berlusconi ha rilanciato la proposta. Del resto lui è uomo d’azienda. Sa che nei momenti difficili in tutte le imprese si cominciano a tagliare i costi inutili. Il Parlamento non è un costo inutile, l’eccessivo numero di parlamentari sì. Negli Stati Uniti (300 milioni di abitanti) gli eletti sono 535: 435 alla Camera dei deputati e 100 al Senato. Se si applicasse la stessa proporzione in Italia (60 milioni di abitanti) dovrebbero bastare 100 deputati: 80 alla Camera e 20 al Senato. Perché ce ne sono quasi 10 volte di più? Che cosa fanno? Come passano le loro giornate (shopping e barbiere gratis a parte)?

Non è difficile da capire: se 535 deputati riescono a legiferare per gli Stati Uniti, ebbene, perché per legiferare in Italia ce ne vogliono 945? Che, poi, a dirla tutta, questo grande dispiegamento di capitale umano non è che abbia mai prodotto grandi risultati. Credo che in uno studio comparato della produzione legislativa più inutile del mondo, i nostri parlamentari si classificherebbero al primo posto, dal momento che siamo riusciti persino a scrivere un codice per la lotta alle mosche e un regolamento per l’uso della gonna (vietato ai maschi). Non a caso il ministro Calderoli, negli ultimi tempi, s’è trovato a dover disboscare una giungla di 375mila norme del tutto assurde. E sciocche.

D’altra parte questi 945 travet del Parlamento che debbono fare? O se ne vanno a zonzo utilizzando le tessere gratis di Trenitalia o Alitalia, o qualcosa devono pure inventarsi, per far passare le lunghe ore a Montecitorio a Palazzo Madama. Per combattere la noia. E, soprattutto, per farsi notare. Sono così tanti (945!), in effetti, che il rischio dell’anonimato incombe. Come guadagnarsi i galloni della riconferma? Non ci sono altre soluzioni: o si va a litigare in qualche talk show o si cerca di attirare l’attenzione con qualche proposta inutile, ma capace di far titolo sul giornale. Così la massa di carta normativa si accumula e ci soffoca. Nel frattempo, però, passano i mesi, e loro maturano il diritto alla pensione. Quella sì, assai onorevole.

Non sarebbe ora di dire basta? E che aspettiamo dunque? Dimezziamo i parlamentari. Il premier Berlusconi rilancia il tema. Ma rilanciare non basta. Adesso è ora di farlo. Ci vorrebbe una legge, ma si sa: i parlamentari non faranno mai una legge che riduce il loro numero. Si capisce: quando mai s’è visto un cappone che accelera le pratiche per il brodo di Natale? Quando mai s’è visto un suino che dà la sua approvazione allo sviluppo dell’industria dei salumi? Ogni parlamentare ha nella sua testa un unico pensiero fisso. Il bene del Paese? Macché: la sua rielezione. E se vota la norma che riduce le poltrone, è ovvio, praticamente si condanna a tornare a lavorare...
Vi pare? Lo status di deputato e senatore è un bene prezioso. Chi ce l’ha se lo tiene stretto. 11.700 euro mensili, più 10mila fra diaria e contributo per assistenti, pedaggio autostradale gratis, libera circolazione su treni e traghetti, voli nazionali gratuiti, rimborsi per i trasferimenti all’aeroporto, rimborso per i viaggi all’estero, assistenza sanitaria integrativa, barba&capelli assicurati, libero ingresso nei cinema e nei teatri, agevolazioni assicurative e bancarie, etc. Ma chi rinuncia a cuor leggero a questo bendiddio? È stato calcolato che per il loro Parlamento gli italiani spendono ogni anno il doppio della Francia e il triplo della Germania. Il risultato legislativo, in compenso, è assai peggiore...

Dunque, è ora di intervenire. In qualche modo, bisogna farlo. Nessun Parlamento al mondo (tranne forse l’Inghilterra, con la sua abbondante Camera dei Lord) è così pleonastico e sovrabbondante come il nostro. In Germania i parlamentari sono meno di 700, in Brasile meno di 600, in Spagna 600, in Svezia 349. In Giappone, per dire, ogni eletto rappresenta quasi 180mila cittadini, in Italia ne rappresenta 60mila, cioè un terzo. Negli Stati Uniti, sempre per avere un riferimento certo, ogni eletto rappresenta oltre 500mila cittadini. Che cosa aspettiamo a mettere mano alla scure? Lo so, se ne parla da tempo. Però qualcosa è cambiato: negli ultimi anni il mondo è stato attraversato da una crisi profonda. Si ristrutturano le imprese, si ristrutturano le economie. Per sopravvivere bisogna cambiare passo. Questo Parlamento mastodontico e obsoleto è un lusso che non ci possiamo più permettere. L’unica strada è la legge d’iniziativa popolare? Proponiamola subito. Non tergiversiamo nemmeno un attimo. Mandiamo a casa gli onorevoli esuberi. Quando si cominciano a raccogliere le firme? La mia c’è già.