L'Italia dei privilegi: il foglio dei romanisti ci spilla un milione di euro

<p>
I contributi pubblici non vanno solo alla stampa di partito. Il &quot;Romanista&quot; incassa un milione dallo stato. E la rivolta parte dai tifosi juventini
</p>

RomaNon bastavano i giornali di partito. A succhiare soldi dalla mammella statale ci sono pure i giornali di curva. Come Il Romanista, insolito caso (loro dicono addirittura unico al mondo) di quotidiano sportivo dedicato ai tifosi di una sola squadra, la Roma. Al foglio, nato nel 2004 e da allora in edicola con alterne fortune (e anche sei mesi di chiusura nel corso del 2009), sono andati nel 2010, ma in riferimento all’anno precedente, 938.811,65 euro in base alla legge 250 del 1990, che prevede contributi statali per i quotidiani editi da cooperative di giornalisti. Il tutto per relazionare i fan della Maggica sugli allenamenti di Totti e le mitraglie di Osvaldo.

La notizia era lì da tempo: il nome del quotidiano edito dalla società cooperativa «I Romanisti» e diretto da Carmine Fotia, è ben in vista nel file messo regolarmente in rete sul sito del governo (http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2009/contributi1.pdf). Ma ad accorgersene ha dovuto pensarci un sito di tifosi juventini (tuttojuve.com), che classifica la notizia come «clamorosa» e commenta: «Giusto o no in un momento di crisi? Decidetelo voi. Come direbbe Totò: e io pago!».
La notizia è subito rimbalzata su altri siti di tifosi bianconeri, come vecchiasignora.com, i cui frequentatori, inutile dirlo, sono tutt’altro che contenti di constatare che un rivolo delle tasse da loro versate finisce per irrigare una pubblicazione dedicata a una tifoseria tradizionalmente avversaria. E infatti i commenti si sprecano: «Se quello pseudo-giornale vuole esistere, deve farlo a spese dei romanisti, e non mie (nostre)», scrive uno. «Fogliaccio indegno di esistere alla pari di centinaia d’altri. Via i contributi statali agli escrementi. Chi fa buon giornalismo, vende e sta sul mercato gli altri tutti falliti», si sfoga un altro. Naturalmente anche i cugini laziali si interessano alla notizia, e i commenti sono ancora più pesanti: «Tutti in medicine», si augura un utente del forum di lazio.net. «Scadute», precisa un altro. Un terzo, che si firma Stralazio e che chiama il quotidiano giallorosso «l’onanista», si è preso la briga di approfondire, andando sul sito del quotidiano e scoprendo che la redazione «è composta da 9, dico 9 persone... 900000 diviso 9 = mica scemi». E spiega: «A loro non è mai interessato vendere copie, hanno solo sfruttato una legge assurda. Hanno fatto un investimento, ossia hanno stampato migliaia di copie per anni e adesso magnano i contributi. Ho detto copie stampate perché è proprio lì il trucchetto. Non serve venderle, ma stamparle».
Il tifoso laziale mette il dito nella piaga. Il Romanista (tiratura ufficiosa 20mila copie, diffusione altrettanto ufficiosa 13mila) non commette naturalmente alcun illecito a beneficiare di quasi un milione di euro presi dalle tasche di cittadini di ogni fede calcistica. Semplicemente approfitta della già citata legge 250 del 1990, che regola le «provvidenze per l’editoria» e che nell’articolo 3 stabilisce che i quotidiani editi da cooperative giornalistiche, per accedere ai contributi, che comunque non possono superare il 50 per cento dei costi, devono essere editi da almeno tre anni, avere entrate pubblicitarie inferiori al 30 per cento dei costi, avere un bilancio certificato e una diffusione pari ad almeno il 40 per cento della tiratura complessiva in caso di testata locale, quale Il Romanista è. Quindi, in termini legali è tutto ok. Se poi le casse statali sono in rosso, ci vuol poco perché siano anche in giallorosso.