Per l'Italia del rugby dopo le sconfitte arrivano i veleni

Secondo «Il Gazzettino», una parte degli azzurri si prepara a scrivere chiedendo la testa del tecnico Nick Mallet. La Federazione smentisce e si arrabbia. Ma dopo la batosta con la Scozia tutti sanno che in Nazionale il clima si è fatto pesante.

«Si tratta di una eventualità che non è mai stata minimamente presa in considerazione da nessuno di noi. Voglio ricordare che il rapporto tra lo staff tecnico ed i giocatori è sempre stato improntato sulla reciproca fiducia e su un confronto chiaro ed aperto, nel pieno interesse della nazionale e del rugby italiano». Così Sergio Parisse, capitano della Nazionale italiana di rugby, smentisce l'esistenza di una lettera con cui alcuni «senatori» azzurri si preparerebbero a chiedere la testa di Nick Mallet, il coach che sta guidando la squadra verso la conquista del «cucchiaio di legno», il trofeo di chi perde tutte le partite del Sei Nazioni. A pretendere che Parisse smentisse pubblicamente l'esistenza del malcontento tra i giocatori è stato personalmente il presidente federale Giancarlo Dondi, ben consapevole del rischio che la sconfitta con la Scozia e l'imminente conquista del «cucchiaio» abbiano un impatto devastante sull'ambiente azzurro. Ufficialmente, dunque, tutto bene. Ma l'articolo del quotidiano veneziano «Il Gazzettino» - che ha annunciato l'esistenza della lettera - appare ben informato. E d'altronde è difficile immaginare che un gruppo di atleti di navigata esperienza come quello che compone la Nazionale sia disposto ad andare incontro alla catastrofe senza prendere in nessun modo le distanze da un allenatore le cui scelte (a partire dall'ideona di schierare Mauro Bergamasco mediano di mischia contro l'Inghilterra) hanno avuto un peso determinante in questo disastro. Secondo «Il Gazzettino», «dietro la calma apparente l'Italia del rugby ormai è una polveriera». La lettera dei veterani al presidente Dondi sarebbe in corso di preparazione, cinque gli autori, i nomi ufficialmente non ci sono. Ma il quotidiano veneto indica senza incertezze alcuni scontenti della gestione Mallet: il tallonatore Carlo Festuccia, che dopo avere rifiutato la convocazione nella nazionale «A»è stato escluso anche dalla squadra maggiore; il pilone Carlos Nieto, inviperito perchè gli è stato preferito Martin Castrogiovanni, visibilmente fuori forma; e il mediano di mischia Paul Griffen, che Mallet ha snobbato al punto di preferirgli un uomo di mischia come Bergamasco (salvo poi correre al riparo richiamando Griffen, che non ha peraltro incantato). Si tratta di giocatori storici del gruppo che nelle ultime due edizioni del Sei Nazioni ha tenuto alti, se non i risultati, almeno l'immagine e l'onore degli azzurri, e che ora si sentono ingiustamente messi da parte. Ma è facile intuire che anche giocatori su cui Mallet continua a puntare - a partire dai Bergamasco brothers - non abbiano alcuna voglia di affondare insieme al tecnico. E la gestione a dir poco brusca dei rapporti con i giocatori («per me fare giocare uno o l'altro fa lo stesso, o fate quel che vi dico o vi cambio» avrebbe detto Mallet ai suoi) non aumenta di certo la popolarità del tecnico. Un vecchio allenatore neozelandese diceva: «I miei giocatori si dividono tra quelli che mi odiano e quelli che devono ancora decidere», modo elegante per dire che un coach di rugby affronta quotidianamente il rischio dell'impopolarità. Ma in un periodo di batoste come quello attuale per l'Italia, le tensioni tenute a bada rischiano di esplodere. Chi sarà a farne le spese? Una ipotesi, sempre secondo «Il Gazzettino», sarebbe l'azzeramento totale dello staff: via Mallet, via il manager Carlo Checchinato, via gli allenatori della mischia, dei tre quarti e della difesa. Rifondazione totale, dunque. Ma, secondo una voce riportata dal quotidiano, Dondi e Mallet si sarebbero già accordati per un prolungamento del contratto: in questo caso a fare le spese del «cucchiaio» sarebbe solo lo staff tecnico, mentre il responsabile numero uno resterebbe al suo posto. Una scelta non particolarmente elegante, si potrebbe obiettare.