L'italiano del futuro: "Smettila di cellurlare, sei un porinfranti"

Raccolte in un libro le parole che non esistono ma servirebbero. Per tradurre le nostre manie. Si parte dal terrore di innamorarsi (l'amorafobia) e si arriva al "pornfolio" l'immaginetta da portafoglio di Eva Henger

Ci sono malattie da cui è difficile riprendersi. L'inshonnia, ad esempio. Colpisce uomini e donne che amano troppo lo shopping e internet allo stesso tempo. Risultato: la notte, anziché dormire, trascorrono ore a fare acquisti on line. L'inshonnia è una sindrome da ventunesimo secolo, anzi da 2008 visto che, prima, la parola non esisteva neppure. Poi, non è che esista proprio: l'hanno creata gli autori del Fictionary, dizionario delle parole che non ci sono ma che, comunque, condizionano la nostra vita.

Il Fictionary, cioè il finzionario, è un'idea del sito DailyCandy ed è tutto in inglese, come gli esperti che l'hanno scritto. Il «Telegraph» l'altro giorno suggeriva che possa essere una buona guida per ritrovare la parola perduta. Che è anche un'arma a doppio taglio, visto che i vocaboli troppo nuovi rischiano sempre l'estinzione precoce. Non si sa quanto durano, potrebbero fare la fine dei paninari e dei sanbabilini, potrebbero rimanere congelati nei faldoni della burocrazia come gli operatori ecologici, o esporsi alla risate come le fashion victim. Il loro destino è in bilico, un po' come tanti cervelli annebbiati dalla dipendenza dal web, che produce effetti collaterali come la emnesia, cioè l'amnesia da email: l'ho spedita? non l'ho spedita? ma l'avrò almeno scritta?

Le tecnologie comunque non influenzano soltanto la psiche: un verbo molto, molto fisico (sonoro, soprattutto) è l'indispensabile cellurlare, esperienza a disposizione di tutti su un tram, per strada, al lavoro, qualche volta anche in luoghi che dovrebbero essere riservati. É la reazione istintiva di chi parla al telefonino come se dovesse colmare la distanza che lo separa dall'interlocutore spaccandogli i timpani. E non solo a lui. La cellurlite (che non c'entra con la cellulite, ma un nesso potrebbe anche esserci, di solito quelle senza buccia d'arancia sono molto perfettine in tutto, figuriamoci se si sgolano al telefonino) non va d'accordo invece con i tipi bifonali: loro sono dei maghi, riescono a conversare in due cornette contemporaneamente e, intanto, a parlare anche al vivavoce, il tutto senza perdere l'aplomb.

Il bifonale è anche un esperto della non chiamata: quella che fai sperando di dialogare con una segreteria telefonica. Studi gli orari, ti concentri, ti affidi a qualche gesto scaramantico e, il più delle volte, funziona. Trucchetto meschino? Nulla rispetto alle strategie degli amorafobici, gli allergici all'amore, che fuggono di fronte a ogni sentore d'impegno o di relazione. Per non finire come i protagonisti di un altarco tremendo, cioè un alterco pre altare, di solito scatenato da ragioni serie come il pizzo dei tovaglioli, la dimensione delle bomboniere e il colore dei fiocchetti del menu. In ogni caso relativo al matrimonio imminente. Anzi focalizzato, ex neologismo che, ormai, è solo un inglesismo da stakanovista. Finiranno così, forse, anche le parole del finzionario. Fra le brutture e l'oblio. Di sicuro farà una fine poco allegra, per sé specialmente, chi si lascia contagiare dal panico bio (impulso incontenibile di comprare alimenti biologici da infilare in un sacchetto ricilabile, anzi meglio in tela) e dal calcolo misterioso della sua impronta carboidratica. Che non c'entra con l'anidride carbonica, ma con pasta e dolci. Quella che, una volta, si chiamava la prova bilancia.