L'italoamericano che viveva in una soffitta

Roberto FestorazziL o scritto di Giuseppe Prezzolini, I gatti di New York, che riproponiamo in queste pagine, ha il valore di un'introduzione al racconto del rapporto tra il fondatore della Voce e l'America: la storia di un grande amore.I gatti di New York nacque come articolo di giornale e apparve, in contemporanea, sulla Nazione di Firenze e sul Tempo di Roma, il 2 settembre 1951. Poi venne incluso in due successivi libri di Prezzolini, editi da Vallecchi: America con gli stivali (1954) e Tutta l'America (1958). Ora viene riproposto nelle edizioni Henry Beyle, in una tiratura limitata di 375 esemplari. «Prezz» si stabilì a vivere negli States, nel 1930, per dirigere la Casa italiana della Columbia university. Dieci anni più tardi, dimessosi dall'incarico, e ottenuta la cittadinanza americana, scelse di abitare una soffitta newyorkese. Un minuscolo solaio di sgombero, riconvertito a precari usi abitativi, con tramezzi di legno, e tubature dell'acqua e del riscaldamento che piroettavano da un angolo all'altro, come in un ventre di piroscafo. Ma, di lassù, grazie a un vasto terrazzo, Prezzolini poteva godere un ineguagliabile panorama spalancato sui tre quarti della Grande Mela. Il suo innamoramento per gli Stati Uniti era di carattere intellettuale e spirituale, e sbagliano coloro che hanno voluto leggere in quell'attrazione un sottinteso soprattutto, intimamente, politico. Prezzolini, nel 1925, lasciò l'Italia per Parigi. Ammirava Mussolini, ma aveva in uggia i saltimbanchi del regime. Così varcò l'oceano, ma senza mai atteggiarsi a esule. La fuga in America proseguiva linearmente il cammino interiore intrapreso fin dai tempi della Voce, la rivista che aveva squadernato il vecchiume e il provincialismo della cultura italiana d'inizio Novecento. Da uomo libero, Prezzolini ambiva a confrontarsi con un pensiero non costretto dalle camicie di forza delle ideologie, misurandosi con orizzonti mentali forgiati dalla cultura del rischio, della responsabilità, dell'intrapresa. Certo, oggi viene da sorridere al leggere, nel testo I gatti di New York, il passo dedicato a descrivere la marcia della cucciolata di felini che paralizza il traffico di Broadway. Una metafora della riconosciuta superiorità dei costumi di civiltà di un popolo libero, prospero ed evoluto. Dalla sua soffitta newyorkese, «Prezz» venne sfrattato, per manifesta inagibilità degli spazi, dopo 17 anni di convivenza con il vento, il cielo, le nuvole, la luna, le stelle, ma anche con il puzzo delle ciminiere della metropoli. Nel 1962, lasciò definitivamente l'America.