Élites di sinistra

Turi Vasile

Il cittadino non interessato personalmente ad alcuna carriera politica ma apprensivo partecipe della fortuna della cosa pubblica al punto di sentirsi in diritto di dire la sua, era un tempo chiamato l’uomo della strada. Oggi costui ha la sensazione che in Italia non si muove foglia che la sinistra non voglia. Non è del tutto vero, ma gli esempi in cui la sinistra impone le sue scelte sono impressionanti. Per riferirsi all’ultima gara, quella della nomina del presidente della Rai, pare di assistere alla ripetizione ossessiva di «Natale in casa Cupiello». Il presepe non piace, anche se unito all’offerta delle cinque lire. D’accordo: è l’uso legittimo della legge Gasparri; ma l’uomo della strada, un po’ sprovveduto, non distingue tale sottigliezza, è fermo a quel che vede e sente. Del resto la nomina della conduzione di Affari tuoi, il gioco più diseducativo che la televisione abbia mai offerto premiando la cieca fortuna senza merito, sembra una barzelletta e al momento pare che debba fare ricorso a una sorta di compromesso storico.
Non è che il redivivo uomo della strada se ne meravigli più di tanto, avendo egli la sensazione che il potere sia in Italia esercitato dalla sinistra. Sinistra la grande stampa, l’intelligenza, la magistratura, sinistri ovviamente i sindacati, ma anche i poteri forti e così via, il Paese vive, forse da decenni, in balìa delle intimidazioni psicologiche e piazzaiole; esso sconta la malasorte di aver nutrito nel suo seno il più forte e il più ricco Partito comunista d’Occidente.
Attenzione: la sinistra ha il potere ma non ha il governo; quella volta che lo ha avuto approfittato di un ribaltone e nel tempo trascorso a Palazzo Chigi non ha dato prova di edificante capacità. Anche ora che, favorita dal carattere amministrativo e locale della consultazione, è riuscita a prevalere in 14 regioni sta dimostrando di considerare l’esercizio dell’autonomia regionale come un duplicato di burocrazia, di incarichi, di consulenze, di prebende, di servizi con conseguente aumento di tasse a carico dei cittadini.
Perché la sinistra, forte al potere, al momento di determinanti votazioni politiche o puntualità storica non riesce ad andare al governo? L’uomo della strada presume di saperlo: i componenti e le lobby della sinistra non hanno un vero contatto con la più vasta realtà popolare che dicono di interpretare. Essi formano in maggioranza una società elitaria, salottiera, mondana, chic, popolata di parvenu del censo e dello spirito, sono borghesi consumisti il cui alibi è chiamarsi e farsi chiamare progressisti. Una situazione del genere si è verificata negli Usa; Bush avversato dalla grande stampa, dagli intellettuali, da Hollywood ha tuttavia vinto.
Serva ciò a rincuorare il centrodestra che l’Unione vorrebbe intimidire con la sua ostentata certezza di vittoria. Il popolo che non scende in piazza ma che sta alla finestra, quando uscirà di casa per andare a votare difficilmente non terrà conto dello spettacolo di prepotenza offerto dal centrosinistra capace solo di esercitare monotonamente il suo diritto di veto. I notabili del centrodestra depongano le loro ambizioni personali e lavorino insieme per evitare la restaurazione, vera mira della sedicente sinistra, se non vogliono correre il rischio di essere risospinti nel buio o nella penombra da cui essi provengono. Molti giudicheranno questi discorsi degni del bar dello Sport, perché l’uomo della strada non parla né scrive politichese. Egli forse si sbaglia, ma forse qualche volta ci azzecca come direbbe l’italianista Di Pietro.