La Littizzetto si mette il velo: è monaca da galera

Primo ruolo drammatico della comica che nel musical di Ferrario
interpreta suor Bonaria, duro angelo custode dei galeotti-teatranti. Il regista: "Rimase un po' spiazzata quando le proposi la parte"

Roma - Chi l’avrebbe mai detto? Luciana Littizzetto nei panni di una suora, suor Bonaria per la precisione, solo di nome, mica per scherzo come capitava a Shirley MacLaine in Gli avvoltoi hanno fame. No, una monaca vera: col velo e la divisa grigia, senza un’ombra di trucco, alla maniera di Margherita Buy in Fuori dal mondo. Con la differenza che la religiosa, in Tutta colpa di Giuda, lavora in un carcere maschile. Dura e tosta, anche pietosa e solidale, ma certo poco incline alla chiacchiera. Nel curioso film-musical di Davide Ferrario (esce il 10 aprile distribuito dalla Warner Bros) la «ragazza terribile» appare in poche pose, e tuttavia è qualcosa di più di un «cameo», nel suo primo ruolo sostanzialmente drammatico.

«Lei è la... cosa... la regista?», mugugna a Kasia Smutniak, teatrante d’avanguardia incaricata di allestire una Passione di Cristo dietro le sbarre, nella diffidenza iniziale degli stessi galeotti, nessuno dei quali vuole incarnare, appunto, Giuda (alla fine rapperanno così: «Dammi un’occasione/ dammi una speranza/ Giuda era un infame/ si sta molto meglio senza»). Intanto, tra una prova di ballo e una battuta sul sedere dell’intrusa, suor Bonaria osserva l’esperimento con ragionevole scetticismo. «Un’Ave Maria non farebbe male anche a lei, sa?», consiglia alla regista molto presa da sé, che risponde: «Io non prego». E l’altra: «Già, lei fa il teatro, sta qui due mesi, poi se ne va. Io alle dentiere e alle mutande di questi ci penso da vent'anni», replica sferzante la suora. In un’altra sequenza porta proprio un mastice da dentiera a un detenuto. Da sotto il calendario di padre Pio spuntano le gambe di una tettuta pin-up. «Maria Maddalena?», fa lei.
«Con Luciana siamo amici, lei stessa è venuta in carcere con me in questi anni. Mi è sembrato naturale chiederle di partecipare al film, anche se è rimasta spiazzata quando le ho detto che avrebbe fatto una suora», racconta Davide Ferrario alla rivista Vivi il cinema. Per il regista «è un vero e proprio piccolo ruolo: di solito lei usa il suo modo provocatorio per stupire i benpensanti, qui, al contrario, tiene a bada i detenuti strappando i calendari con le donnine nude, ma il suo personaggio custodisce un senso molto realistico di ciò che significa la galera».
Per sentir parlare l’interessata bisognerà attendere la conferenza stampa ufficiale, tra qualche giorno. Ma certo incuriosisce il contrasto tra questa suor Bonaria, così composta, severa, e la Littizzetto esuberante e parolacciara che ogni domenica da Fazio si diverte «a dare un serio contributo alla cazzata». L’altra sera ha voluto dire la sua sul preservativo, tirando ovviamente le orecchie al Papa e spiegandone così l’uso: «A cosa serve? A fare in modo che il Walter e la Jolanda possano parlarsi come in videoconferenza». Del resto, il sesso è l’argomento prediletto dell’attrice. La principessa sul pisello e Col cavolo sono i titoli di alcuni suoi fortunati libri. Per non dire di Rivergination, pratica necessaria «a evitare la Svalutation e incentivare la Devolution, l’ultima moda della chirurgia estetica: qualche minuto e voilà, ci si ritrova candide e immacolate stile prima comunione». Le sue incursioni fanno spesso molto ridere, il gioco, pure autoironico, è scoperto. Tuttavia incombe il rischio della ripetizione, se è vero che anche un fan sfegatato come Edmondo Berselli, recensendo lo show dell’8 marzo, ha voluto sfotticchiarla così su L’Espresso: «Madama Littizzetto sta battendo in testa. Tutta una puntata a ridire che gli uomini farebbero bene a lavarsi i piedi, che ce l’hanno corto o credono di averlo corto (il che è lo stesso), e via ridicendo». Di più: «Dovremmo consigliare alla formidabile Littizzetto un certo rinnovamento del repertorio, perché prima era una ragazzaccia sboccata, fisica, “material girl” nel vero senso del termine. Adesso sembra la parodia di una suocerina. Triste diventare suocere prima di essere state mogli». Tiè.

Chissà come l’avrà presa. Però c’è sempre il cinema o la fiction. Se in Manuale d'amore era un’irritabile vigilessa con problemi d’amore, presto la vedremo nel Pinocchio televisivo di Alberto Sironi, dove sarà il Grillo Parlante. Cos’altro, sennò?