L'Ocse "stronca" la scuola italiana

Il giudizio nell'ultimo rapporto sull'istruzione: troppi insegnanti e mal pagati, studenti che passano molte ore tra i banchi ma con un rendimento troppo basso

Milano - Troppi insegnanti e mal pagati, studenti che passano molte ore tra i banchi, ma con un rendimento non soddisfacenti se comparato con gli standard internazionali. L’ultimo rapporto dell’Ocse sull’istruzione, "Education at glance 2007", punta il dito contro l’organizzazione della scuola italiana dalle elementari alle superiori e sulla distribuzione delle risorse. L’Italia vanta una spesa pubblica per la scuola molto più alta della media Ocse per i gradi d’istruzione più bassi, fino alle superiori. «La scelta di spendere la maggior parte delle risorse su un vasto numero di insegnanti, poco pagati, e su lunghe ore di insegnamento non è ovvia», si legge nel rapporto. Se all’università il Paese destina meno dell’1% del Pil, collocandosi sotto la media Ocse, per uno studente delle elementari lo Stato spende 5.330 euro l’anno (7.390 dollari), contro i 4.206 euro (5.832 dollari) di media degli altri Paesi. La maggior parte di queste risorse servono per pagare gli stipendi degli insegnanti, che hanno una media di 10.6 studenti per classe alle elementari, il livello più basso insieme all’Ungheria. In Italia si passa molto più tempo tra i banchi di scuola, circa 8 ore per i ragazzi tra i 7 e i 14 anni d’età. Tuttavia, i salari degli insegnati rimangono tra i più bassi e crescono molto lentamente: servono 35 anni di esperienza per raggiungere il massimo salariale a un insegnante italiano, rispetto ai 24 anni della media Ocse. Le performance degli studenti non raggiungono livelli soddisfacenti nelle materie fondamentali. Nonostante quasi la metà delle lezioni per i ragazzi dai 12 ai 14 anni sia dedicato alle aree di lettura, matematica e scienze, il rendimento degli studenti è largamente inferiore ai pari-età europei.